Abbandono illecito di rifiuti edili in area agricola a Manfredonia: intervento degli Ispettori CIVILIS

 

Abbandono illecito di rifiuti edili: il caso scoperto a Manfredonia

L’abbandono illecito di rifiuti edili torna a far parlare di sé in provincia di Foggia. Il Comando degli Ispettori Ambientali Forestali Territoriali CIVILIS di Manfredonia, guidato dal Comandante Giuseppe Marasco, ha accertato nei giorni scorsi un episodio particolarmente grave ai margini di un’area agricola.

Una segnalazione cittadina ha permesso di intervenire prima che il danno peggiorasse. Sul posto, gli ispettori hanno trovato montagne di materiale da demolizione e ristrutturazione scaricate in piena campagna, a pochi metri da terreni coltivati.

Non si tratta di un semplice sacchetto buttato per strada. Le foto del sopralluogo mostrano un vero e proprio sversamento: piastrelle e ceramiche in frantumi, laterizi forati, calcinacci, sacchi di cemento e collanti edili aperti, sanitari in ceramica come vasche e lavabi. Un paesaggio rurale deturpato, trasformato in una discarica a cielo aperto da chi ha scelto la scorciatoia più comoda e più illegale.

Un vero scempio ambientale

Il problema non è solo estetico. Quando i rifiuti edili vengono abbandonati nei campi, l’impatto ricade su tutti. Il suolo perde fertilità, le acque di pioggia trascinano polveri e sostanze chimiche verso le falde, e il rischio di contaminazione diventa concreto.

I collanti, i residui di cemento e gli additivi contenuti nei materiali da costruzione non sono inerti come spesso si pensa. Con il tempo si degradano e rilasciano componenti che alterano il pH del terreno e possono arrivare fino alla falda acquifera.

In più c’è un danno al paesaggio e all’economia agricola. Un campo circondato da macerie perde valore. Gli agricoltori vedono compromesso il proprio lavoro, e la comunità perde un pezzo di territorio che dovrebbe restare produttivo e curato. Per questo gli Ispettori CIVILIS parlano chiaramente di “scempio ambientale” e di pericolo per la pubblica incolumità.

Il quadro normativo violato

L’episodio configura diverse violazioni del D.Lgs. 152/2006, il Testo Unico Ambientale. È la legge che in Italia regola la gestione dei rifiuti e tutela l’ambiente.

Art. 192 – Divieto di abbandono: l’abbandono e il deposito incontrollati di rifiuti sul suolo e nel suolo sono vietati in modo assoluto. Non esistono deroghe per i rifiuti inerti da cantiere.

Art. 255 e 256 – Sanzioni: se l’abbandono è fatto da un privato, la sanzione amministrativa va da 300 a 3.000 euro. La cifra raddoppia se tra i rifiuti sono presenti materiali classificati come pericolosi. Se invece dietro lo sversamento c’è un’impresa o un ente, si passa al penale. L’Art. 256 prevede il reato di gestione illecita di rifiuti, punito con arresto da 3 mesi a 1 anno o ammenda da 2.600 a 26.000 euro.

Art. 452-bis c.p. – Inquinamento ambientale: se i rilievi tecnici di ARPA Puglia dovessero evidenziare una compromissione significativa del suolo o delle acque, si apre anche il capo d’accusa di inquinamento ambientale, con pene ben più severe.

In sintesi: scaricare calcinacci in un campo non è una furbata. È un reato che costa caro, sia in termini economici che giudiziari.

L’azione degli Ispettori CIVILIS

Appena ricevuta la segnalazione, gli Ispettori Ambientali Forestali Territoriali CIVILIS di Manfredonia si sono portati sul luogo. Il lavoro è stato metodico e ha seguito il protocollo previsto per questi casi.

Rilievo e documentazione: è stato fatto un rilievo fotografico completo dell’area e la geolocalizzazione precisa del punto di sversamento. Le immagini serviranno come prova sia in sede amministrativa che penale.

Indagini: è partita l’analisi dei materiali rinvenuti. Spesso tra i calcinacci si trovano etichette, documenti, pezzi di imballaggio che possono aiutare a risalire a chi ha effettuato i lavori e a chi ha trasportato i rifiuti.

Comunicazioni alle autorità: l’informativa è stata trasmessa al Comune competente e ad ARPA Puglia. Saranno loro a eseguire i campionamenti del terreno per verificare se ci sono sostanze inquinanti.

Rimozione e ripristino: gli ispettori hanno chiesto al Comune di avviare il procedimento per la rimozione dei rifiuti e il ripristino dello stato dei luoghi, come previsto dall’art. 192 comma 3 del T.U.A. Le spese saranno a carico dei responsabili, una volta individuati.

Perché succede e chi ci guadagna

La domanda che tutti si fanno è sempre la stessa: perché rischiare? La risposta purtroppo è economica. Conferire i rifiuti edili in un centro autorizzato ha un costo. Bisogna pagare il trasporto, il conferimento in discarica, e se si tratta di un’impresa bisogna essere iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

Alcuni scelgono di risparmiare scaricando tutto in aperta campagna, di notte, sperando che nessuno veda. Il problema è che questo “risparmio” diventa un costo per la collettività. Saranno i cittadini, attraverso il Comune, a pagare le bonifiche se i responsabili non verranno trovati. E nel frattempo l’ambiente paga il prezzo più alto.

Rischi concreti per salute, suolo e acqua

I rifiuti da costruzione e demolizione sono classificati come “rifiuti speciali”. Anche se definiti inerti, non significa che siano innocui. La polvere di cemento e calce può alterare il suolo e renderlo sterile. I frammenti di ceramica e laterizio creano ostacoli meccanici alle lavorazioni agricole. I sacchi di colla e malta contengono additivi chimici che con la pioggia possono infiltrarsi nel terreno.

Se l’area è vicina a pozzi o canali irrigui, il rischio aumenta. Le falde del Tavoliere sono una risorsa fondamentale per l’agricoltura pugliese. Inquinare un pozzo significa mettere a rischio intere coltivazioni e, in alcuni casi, anche l’acqua potabile.

Dove conferire correttamente i rifiuti edili

Chi fa lavori in casa o chi ha un’impresa edile ha strade legali e semplici per smaltire. I rifiuti inerti devono essere conferiti esclusivamente in due modi:

1. Centri di raccolta comunali autorizzati: molti Comuni hanno isole ecologiche che accettano piccole quantità di calcinacci provenienti da lavori domestici. È sempre bene chiamare prima per sapere orari e quantità ammesse.

2. Ditte iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali: per cantieri più grandi è obbligatorio rivolgersi a un’impresa autorizzata al trasporto e allo smaltimento. La ditta rilascia il formulario di trasporto e la documentazione che dimostra dove sono finiti i rifiuti. Senza quei documenti, il committente rischia di essere considerato responsabile in solido.

Buttare in discariche abusive non è una scorciatoia. È un reato e, come dimostra il caso di Manfredonia, le forze di controllo stanno intensificando i controlli.

Come segnalare: la collaborazione dei cittadini

Senza le segnalazioni sarebbe impossibile coprire tutto il territorio. Gli Ispettori CIVILIS invitano chiunque noti movimenti sospetti di camion o scarichi in aree rurali a non girare la testa dall’altra parte.

Per segnalazioni: Ispettori Ambientali Forestali Territoriali CIVILIS Manfredonia – WhatsApp 330 501 252.

Quando segnalate, se potete annotate data, ora, luogo preciso, descrizione dei mezzi e, se possibile, una foto da distanza di sicurezza. Ogni dettaglio aiuta le indagini. La collaborazione è fondamentale perché l’abbandono illecito di rifiuti è un problema che riguarda l’intera comunità.

Le indagini: come si risale ai responsabili

Molti pensano che scaricare di notte renda anonimi. In realtà gli investigatori ambientali hanno strumenti precisi. L’analisi dei rifiuti è il primo passo. Un frammento di piastrella con un lotto, un pezzo di fattura, un sacco con il nome del fornitore possono aprire una pista.

A questo si aggiungono i controlli su strada, la verifica dei cantieri attivi nella zona e l’incrocio con le denunce di inizio attività edilizia. Chi ha fatto una ristrutturazione senza smaltire i rifiuti deve comunque giustificare dove li ha portati. Se non ha documenti, i sospetti aumentano.

Un messaggio chiaro: non è incuria, è un crimine

Il Comandante Nazionale Giuseppe Marasco è stato netto nel comunicato: “Non è incuria, è un crimine ambientale contro la nostra terra. La vergogna di pochi non può ricadere sull’intero territorio.

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