Airitaly ed Alitalia: la soluzione per ITA c'è ma non si può dire

La Commissione Europea pone vincoli che sembrano insuperabili per la nascita della nuova compagnia aerea nazionale mentre il trasporto aereo italiano intona l'ultimo triste canto del cigno

Airitaly ed Alitalia: la soluzione per ITA c'è ma non si può dire
chesini garden
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E' stata categorica Margrethe Vestager commissaria della Unione Europea per la concorrenza nei colloqui in corso con i ministri Giancarlo Giorgetti, Daniele Franco ed Enrico Giovannini, rappresentanti dell'esecutivo di Mario Draghi, finalizzati all'approvazione di ITA la nuova compagnia aerea di Stato per cui sono stati stanziati ben tre miliardi di euro di finanziamento pubblico.

La NewCo non potrà utilizzare né il nome, né il brand di Alitalia ma neanche il COA (Certificato di Operatore Aeronautico), gli assets o il programma di fidelizzazione dei passeggeri ("Mille Miglia"), dovrà inoltre vendere una parte dei propri slots alla concorrenza straniera e dovrà assumere dal mercato i propri dipendenti che non saranno così più travasati dalla Bad Company, come è già avvenuto innumerevoli volte in passato nelle tante e sfortunate vite della vecchia compagnia di bandiera, prima pubblica e poi privatizzata dai "capitani coraggiosi" di Roberto Colaninno ed infine ceduta ad Etihad con l'ingresso avvenuto nel 2014 degli emiri di Abu Dhabi nel capitale sociale, grazie alla regia di Luca Cordero di Montezemolo, quando era premier Enrico Letta, prima del famoso "stai sereno" di Matteo Renzi.

Alla travagliata gestazione di ITA rischia di far seguito un parto distocico, per un'azienda che nascerà probabilmente rachitica con poche decine di aereoplani e con scarsa possibilità di sopravvivenza post partum nel difficile ed ipercompetitivo mercato del trasporto aereo mondiale stravolto dalla pandemia di Covid19

Inoltre non potendo utilizzare il COA di Alitalia che comprende personale, slots, centro manutenzione, settore addestramento ed aeromobili, la nuova ITA, che al momento è solo una scatola vuota con poche di decine di dipendenti, dovrebbe reperirne in tutta fretta uno disponibile sul mercato, oppure affrettarsi a farne approvare da ENAC uno "ex novo", con l'onere di dover dimostrare alla Commissione Europea che non si sta utilizzando invece l'organizzazione tecnica di Alitalia sotto mentite spoglie ma per fare ciò occorrerebbe sicuramente più tempo di quello a disposizione degli amministratori Francesco Caio e Fabio Lazzerini che sembrano volersi disimpegnare da questo onere.

La situazione è ovviamente drammatica per migliaia di dipendenti che verrebbero prepensionati d'ufficio o comunque non troverebbero posto nella nuova compagnia rimanendo di fatto fuori dal perimetro aziendale.

Se non fosse già drammatica la situazione del trasporto aereo italiano a renderla decisamente terribile è arrivata ieri la notizia, peraltro lungamente attesa, dell'ingresso nella fase finale di liquidazione volontaria della seconda compagnia aerea nazionale, l'italo qatarina Airtaly che specularmente ad Alitalia con Etihad, vede la partecipazione del colosso mondiale del trasporto aereo Qatar Airways nel suo capitale sociale col 49% delle azioni, in partnership col fondo Akfed che ne detiene invece il 51%.

Sia i dipendenti di Airtaly da quasi un anno, sia recentemente anche quelli di Alitalia, non ricevono più lo stipendio dalle loro aziende ma sono stati collocati sotto l'INPS, con tutti i problemi gestionali ed amministrativi che ne conseguono, poiché a causa dei pochi passeggeri trasportati non vi sono più trattenute economiche sufficienti sui biglietti venduti per ricapitalizzare il fondo speciale del trasporto aereo che era deputato ad erogarne gli ammortizzatori sociali, il tutto in un contesto di grave crisi economica che ha messo in ginocchio intere categorie del settore turistico che non hanno potuto ricevere ristori sufficienti a causa della pandemia.

Questo è avvenuto perché AZ non ha più soldi in cassa per pagare gli stipendi, mentre gli azionisti di Airitaly hanno annunciato già da tempo, prima ancora dell'avvento del Covid, il licenziamento collettivo per i propri 1400 dipendenti, nonostante gli impegni presi con l'allora governo di Matteo Renzi, garante della joint venture col Qatar, mentre l'esecutivo degli ex ministri del PD aveva promesso la supervisione ed il controllo della gestione aziendale della compagnia aerea basata a Malpensa

La liquidazione "in bonis" decisa dagli azionisti di Airitaly va avanti con una tempistica molto stretta che dovrebbe concludersi a giugno senza che nessuno dell'esecutivo di Draghi abbia ancora prospettato una soluzione alternativa per la sorte di 1400 famiglie!

I sindacati nazionali di categoria, confederali e non, sono oggi in estrema difficoltà nel gestire contemporaneamente le due drammatiche vertenze (inoltre ha chiuso da poco anche la piccola compagnia aerea Ernest Airlines) col rischio che s'instauri una deprecabile ed odiosa lotta intestina tra colleghi per selezionare i professionisti che potranno avere accesso in futuro al nuovo vettore aereo.

Essendo una compagnia pubblica posseduta dallo Stato italiano ITA dovrebbe attingere il proprio personale da tutto il comparto del trasporto aereo nazionale per essere legalmente compatibile con i dettami UE e per evitare i reprimenda della Vestager che aveva infatti chiesto di indire una gara pubblica per la nascita della nuova realtà.

Eppure una soluzione ci sarebbe per prendere "due piccioni con una fava" in quanto il COA di Airitaly è oggi posto sul mercato assieme alla sua organizzazione tecnica prontamente impiegabile (tra l'altro il liquidatore di Airitaly l'avvocato Enrico Laghi è proprio l'ex commissario di Alitalia) con un nome sicuramente più sfruttabile a livello di marketing internazionale rispetto a quello di ITA, se proprio quello storico di Alitalia non si potesse più usare.

Questo dimostrerebbe inoltre la discontinuità richiesta dall'antitrust europeo.

Ma per fare ciò ci vorrebbe una presa di posizione da parte del capo del nostro esecutivo di Governo che dovrebbe fare una scelta da vero statista e non solo per fini politici od elettorali.

Auspichiamo che Mario Draghi, l'uomo dell'impossibile, possa gettare le basi per la nascita di una nuova compagnia aerea di bandiera solida economicamente (visto che i soldi ci sono e tanti) ed in grado per dimensioni, flotta ed organizzazione di poter tener testa alle majors internazionali, non cedendo alle lusinghe di coloro che nel Governo vorrebbero sbarazzarsene svendendola ai nostri competitors europei (leggi Lufthansa) ed in grado di poter competere sia nel mercato di lungo e medio raggio, sia in quello domestico, ormai da tempo in balia delle spregiudicate compagnie straniere low cost, che spesso non pagano le tasse in Italia e che assumono il personale part time o con contratti capestro offshore.

Basterebbe trovare la chiave di volta nella vincente sintesi tra la storica ed illustre Alitalia ed Airitaly, che poi è la famosa ex Meridiana di Olbia, testimone da 60 anni di professionalità indiscussa nel settore del trasporto aereo nazionale, ingranditasi dopo le acquisizioni delle compagnie charter Eurofly e l'omonima Air Italy del comandante Giuseppe Gentile.

L'Italia possiede un'importante vocazione turistica, ma una compagnia aerea non ci serve solo per portare milioni di passeggeri internazionali a visitare le bellezze ed il patrimonio artistico, culturale e naturalistico della nostra nazione ma anche come ambasciatore del made in Italy nel mondo oltre a garantire i nostri interessi economici.

La pandemia ci ha insegnato inoltre quanto sia importante avere a disposizione un vettore nazionale per recapitare urgentemente farmaci e presidi medici o per operare un servizio pubblico oneroso in caso di necessità strategiche, quando i soli velivoli della nostra Aeronautica Militare non siano sufficienti allo scopo.

Inoltre Alitalia ed Airitaly avevano il monopolio del trasporto all'estero dei militari delle nostre Forze Armate che oggi invece sono costretti a viaggiare con compagnie charter dell'est Europa per raggiungere i teatri operativi.

Ma spesso in Italia le decisioni vincenti e risolutive per le nostre aziende non vengono supportate adeguatamente dalla nostra classe politica e dai managers pubblici designati ad hoc per guidarle...