Alta velocità

 

Rete alta velocità in Italia: il Sud resta ai margini

 

Alta velocità. Un’infrastruttura moderna e veloce collega il Nord e parte del Centro. Ma oltre Napoli, la rete si interrompe. Il divario infrastrutturale penalizza milioni di cittadini del Mezzogiorno.

 

Guardare una mappa della rete alta velocità in Italia significa vedere subito un confine invisibile, ma concreto. Milano, Bologna, Firenze, Roma e Napoli sono collegate da treni veloci, frequenti, puntuali. Da lì in giù, il vuoto senza alta velocità.

La rete alta velocità in Italia è una delle più efficienti d’Europa. Ma resta sbilanciata. Mentre il Nord viaggia a 300 km/h, il Sud fatica ancora su tratte lente e a binario unico.

Oggi gran parte del Mezzogiorno è tagliato fuori dalla rete alta velocità in Italia. Calabria, Basilicata, Sicilia e parte della Puglia non beneficiano di collegamenti veloci. Intere città non vedono passare un treno AV. Nemmeno uno.

Un Paese diviso sui binari

Il problema è antico, ma mai davvero risolto. Le grandi opere ferroviarie si sono concentrate dove c’era già domanda: il Nord, le grandi aree metropolitane, le città industriali. Lì è nata l’alta velocità. Altrove, poco o nulla.

Nel Sud, la ferrovia resta una promessa. Le linee esistenti sono lente, spesso mal collegate tra loro, e con un numero di corse insufficiente per coprire le esigenze di pendolari, studenti e turisti.

“La rete AV deve arrivare fino in fondo allo Stivale. Non possiamo accettare che un’intera parte del Paese venga lasciata indietro. È una questione di giustizia e coesione nazionale”, ha dichiarato Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico.

Le conseguenze della disconnessione

Chi vive al Sud impiega ore per raggiungere Roma. Non perché sia distante, ma perché manca un’infrastruttura adeguata. Questo incide su mobilità, turismo, lavoro e crescita. E contribuisce ad accentuare un divario economico che già pesa.

Il treno ad alta velocità non è solo comodità: è sviluppo. Dove arriva, aumentano gli investimenti, si aprono nuove opportunità, si muovono più persone. Dove non arriva, resta l’isolamento.

“Non basta costruire treni, serve una strategia per rendere il Sud competitivo. L’alta velocità deve essere parte di un piano per la crescita e l’efficienza, non solo un simbolo”, ha commentato Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e leader della Lega.

I progetti ci sono, ma restano sulla carta

Negli ultimi anni si è parlato di espansione verso Bari, Lecce, Reggio Calabria. Alcuni lavori sono in corso, ma i tempi sono lunghi. La tratta Napoli-Bari è prevista entro il 2028. La Salerno-Reggio Calabria resta un’ipotesi, rallentata da ritardi e mancanza di fondi certi.

La Sicilia? Ancora peggio. Nonostante la sua centralità nel Mediterraneo, non è collegata da alcuna linea AV. Senza ponte, senza tunnel, senza treni rapidi.

Serve una scelta politica

Il divario Nord-Sud non si colma con le parole, ma con le opere. Servono investimenti seri, visione strategica, tempi certi. Non basta potenziare qualche stazione. Bisogna disegnare una vera rete integrata.

Una rete alta velocità in Italia che escluda il Sud è una rete incompleta. E un Paese che viaggia a due velocità, è un Paese che si allontana da sé stesso.

Conclusione

Oggi l’Italia ha una delle reti ferroviarie più avanzate d’Europa. Ma solo a metà. Il Sud continua a pagare decenni di ritardi infrastrutturali. E finché non viaggerà anche lui ad alta velocità, lo sviluppo del Paese resterà zoppo.


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