22 Luglio 2026 03:20
Nuovo assalto a un Pronto Soccorso. Questa volta siamo a Torre del Greco.
Aggressione pronto soccorso Torre del Greco: nuovi casi, rischi e soluzioni per fermare la violenza contro i sanitari
Aggressione pronto soccorso è tornata al centro della cronaca con il nuovo episodio avvenuto all’ospedale Maresca di Torre del Greco. Lunedì 12 agosto un 28enne di Castellammare di Stabia, già noto alle forze dell’ordine, ha aggredito medici, infermieri e guardie giurate, danneggiando computer, monitor e attrezzature. Fermato con il taser, è stato arrestato per lesioni a personale sanitario. Cinque persone hanno riportato ferite guaribili da 3 a 10 giorni. 787bb0e5
L’episodio di Torre del Greco non è isolato. L’aggressione pronto soccorso è un fenomeno in crescita che mette a rischio chi lavora in prima linea e chi chiede aiuto. Capire cosa succede, cosa rischia chi aggredisce e quali strumenti hanno i sanitari è fondamentale per cambiare rotta.
Altro caso simile a Torre del Greco
Il pronto soccorso del Maresca era già finito nelle notizie lo scorso luglio. Il fratello di un paziente aveva aggredito tre sanitari e due guardie giurate, provocando una carenza di personale e la chiusura temporanea della struttura. Due episodi in pochi mesi nello stesso presidio raccontano una tensione che va oltre il singolo caso. b0e5
Altri episodi recenti in Italia
Il quadro nazionale conferma l’emergenza. I dati del Ministero dell’Interno riportati dall’Osservatorio Nazionale sulla Sicurezza degli Esercenti le Professioni Sanitarie mostrano un aumento forte delle lesioni personali gravi ai danni di personale sanitario negli ospedali: da 16 casi nel 2022 a 284 nel 2024, fino a 509 nel 2025. Negli ambulatori le lesioni gravi sono passate da 7 nel 2022 a 35 nel 2024 e 105 nel 2025. da59
Gran parte delle aggressioni segnalate, circa il 68%, avviene durante il trasporto sanitario e soccorso in ambulanza. In quasi la metà dei casi l’aggressore è un utente. Il 55% delle aggressioni è verbale, il 45% fisica. Le aggressioni fisiche nel 77% dei casi causano danni alle persone. Nel 62% degli episodi è stato necessario chiamare le forze dell’ordine. da59
Casi noti negli ultimi anni riguardano sia grandi città che piccoli ospedali: infermieri colpiti al volto per un’attesa troppo lunga, medici minacciati con armi improprie, vigilantes feriti mentre tentano di separare i contendenti. Spesso l’innesco è l’attesa, la percezione di non essere ascoltati, l’uso di alcol o sostanze. Ma la motivazione non cancella il danno.
Cosa rischia chi aggredisce un sanitario
La legge in Italia si è fatta più severa dopo la legge 113/2020, detta “legge di tutela del personale sanitario”. Chi colpisce un medico, un infermiere o un operatore socio-sanitario rischia pene aumentate perché le lesioni sono aggravate dal ruolo della vittima.
Le lesioni inflitte al personale sanitario sono considerate aggravante speciale. Le lesioni gravi sono punite con reclusione da quattro a dieci anni, le lesioni gravissime da otto a sedici anni. Anche le percosse e le lesioni con prognosi fino a 20 giorni diventano procedibili d’ufficio quando c’è violenza o minaccia contro un sanitario. Questo significa che non serve la querela della vittima: la Procura deve procedere comunque. 79b1
Il decreto-legge 34/2023 ha aggiunto altre misure. Chi danneggia beni dentro ospedali e strutture socio-sanitarie rischia da uno a cinque anni di carcere e multe fino a 10.000 euro. Se il danno è causato da più persone la pena aumenta. È previsto anche l’arresto in flagranza differita: la polizia può arrestare anche dopo, usando video o foto per identificare l’aggressore. d4c3
Oltre al penale, scatta l’illecito amministrativo previsto dall’articolo 9 della legge 113/2020 e le strutture sanitarie come l’Asl Napoli 3 Sud si costituiscono parte civile per chiedere risarcimenti. 79b1787b
Cosa possono fare i sanitari durante e dopo l’aggressione
Chi lavora in pronto soccorso non deve restare solo. Il protocollo prevede azioni immediate e tutele successive.
Durante l’episodio la priorità è la sicurezza. Allontanarsi se possibile, chiedere aiuto ai colleghi, attivare l’allarme interno e chiamare le forze dell’ordine. Nel 62% dei casi segnalati questo è già prassi. Le guardie giurate hanno un ruolo chiave per contenere e separare. L’uso del taser, come a Torre del Greco, è previsto quando non ci sono alternative. da59b0e5
Dopo l’aggressione il sanitario deve:
Refertare le lesioni al pronto soccorso stesso o in un altro presidio. Il referto è prova fondamentale.
Denunciare. Con l’aggravante dell’articolo 61 n.11-octies c.p. la denuncia parte d’ufficio, ma sporgere denuncia personale rafforza la posizione.
Segnalare l’episodio all’Osservatorio Nazionale sulla Sicurezza degli Esercenti le Professioni Sanitarie tramite la direzione aziendale. I dati raccolti servono a mappare il fenomeno.
Attivare il supporto psicologico. L’Asl e gli ordini professionali mettono a disposizione sportelli di ascolto. L’impatto emotivo è reale: paura, stress post-traumatico, voglia di lasciare il lavoro.
Richiedere risarcimento danni. La costituzione di parte civile dell’ente, come annunciato a Torre del Greco, aiuta il singolo operatore a non affrontare da solo le spese legali. 79b1da59787b
Molti professionisti chiedono anche formazione specifica sulla gestione della conflittualità e tecniche di de-escalation. Riconoscere i segnali di aggressività prima che degeneri fa la differenza.
Perché succede: le cause dietro la violenza
I dati aiutano a capire. Oltre alle attese lunghe, pesano la carenza di personale, gli spazi angusti, la comunicazione poco chiara e la frustrazione dei familiari. Il pronto soccorso intercetta anche altre forme di violenza: lo studio ISS su Lancet Public Health ha analizzato 10.000 accessi in 16 Paesi europei e conferma che le vittime hanno in media 38 anni, vengono aggredite di notte, nel 60% dei casi da partner o familiari. In Italia sono circa 2.000 gli accessi di donne vittime di violenza maschile registrati al pronto soccorso, età media 40 anni. 894562c6
Questo significa che il pronto soccorso è una “sentinella” sociale. Chi aggredisce i sanitari spesso scarica lì una rabbia che viene da altro: disagio, dipendenze, problemi psichiatrici non trattati. Ma spiegarlo non giustifica. Chi entra in ospedale deve trovare cura, non rischiare botte. 8945
Soluzioni concrete per fermare le aggressioni
Le risposte devono essere su più livelli: sicurezza, organizzazione, cultura.
Sicurezza fisica e tecnologica
Più vigilanza armata nelle ore critiche, metal detector agli ingressi, vetri antisfondamento ai desk di accettazione. Il taser in dotazione alle guardie giurate ha fermato l’aggressore di Torre del Greco. Serve anche un sistema di allarme rapido collegato direttamente a polizia e carabinieri, con pulsanti anti-panico in ogni box. b0e5
Video sorveglianza con registrazione e conservazione delle immagini permette l’arresto in flagranza differita previsto dal decreto 2023. L’identificazione postuma scoraggia chi pensa di farla franca. d4c3
Riorganizzazione dei flussi
Tempi di attesa comunicati con trasparenza riducono la tensione. Un monitor che spiega la priorità in base al codice colore aiuta i familiari a capire che non è “favoritismo”. Aumentare il personale, soprattutto infermieri di triage esperti, è la richiesta più urgente che arriva dai reparti. Il direttore generale dell’Asl Napoli 3 Sud ha ribadito l’impegno a tenere aperto il presidio nonostante la carenza di personale, ma senza rinforzi la pressione resta alta. 787b
Formazione del personale
Corsi obbligatori su gestione dell’aggressività, comunicazione in emergenza, riconoscimento dei pazienti a rischio. L’ISS stesso chiede di rafforzare la formazione dei sanitari per riconoscere anche i segnali meno evidenti di violenza. Simulazioni con attori aiutano a provare reazioni sicure. 62c6
Tolleranza zero e certezza della pena
La legge 113/2020 ha alzato l’asticella. Ora serve applicazione rapida: processi brevi, condanne esemplari, divieto di accesso alle strutture per chi ha aggredito. L’Ugl Salute chiede interventi concreti alla Regione Campania perché “non possiamo continuare a subire aggressioni mentre la sicurezza degli operatori viene ignorata”. 79b1b0e5
Coinvolgimento della comunità
Campagne nelle scuole, nei media locali, sui social per ricordare che aggredire un sanitario è reato. Il messaggio deve essere chiaro: chi entra al pronto soccorso entra in un luogo di cura, non in un ring. Le strutture possono aprire giornate di incontro con i cittadini per spiegare come funziona il triage e perché a volte si aspetta.
Il ruolo delle istituzioni
Il Ministero della Salute, con l’Osservatorio, deve continuare a raccogliere dati e trasformarli in politiche. Le Regioni devono finanziare piani di sicurezza specifici per ogni pronto soccorso, perché i rischi cambiano da zona a zona. I sindaci e i prefetti hanno un ruolo di coordinamento con le forze dell’ordine per presidiare gli ospedali più esposti. da59
Un problema culturale prima che sanitario
L’aggressione pronto soccorso dice qualcosa su di noi. Dice che la frustrazione viene scaricata su chi è più debole, anche se indossa un camice. Dice che manca rispetto per il lavoro di chi resta sveglio di notte per curare sconosciuti.
I numeri del 2025 sono impietosi: 509 lesioni gravi in ospedale. Dietro ogni numero c’è un medico con punti di sutura, un infermiere che ha paura a tornare al turno successivo, un paziente che trova il reparto in subbuglio invece che assistenza. da59
A Torre del Greco l’Asl ha scelto di non chiudere il presidio. È la scelta giusta. Chiudere significherebbe far vincere la violenza. Ma tenere aperto senza proteggere chi lavora è un’altra forma di abbandono. 787b
La ricetta è semplice da dire, difficile da fare: più persone, più sicurezza, meno attesa, pene certe. E rispetto. Perché curare è già difficile di suo. Non deve diventare anche pericoloso.
Se lavori in sanità e hai subito un’aggressione, parlane con la direzione, denuncia e chiedi supporto psicologico. Non sei solo. Se sei cittadino, la prossima volta che entri al pronto soccorso ricorda che dall’altra parte c’è una persona. Trattala come vorresti essere trattato tu.



