22 Luglio 2026 04:54
Indagini Preliminari Bari: 9 Arresti per la Faida Mafiosa di Foggia tra Romito-Lombardi-Ricucci e li Bergolis
Le indagini preliminari Bari scuotono ancora la provincia di Foggia. Con un’operazione scattata all’alba di oggi 6 luglio 2026, il Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri ha eseguito 9 misure cautelari personali per tre omicidi maturati nella storica faida mafiosa tra i clan Romito-Lombardi-Ricucci e li Bergolis.
Un colpo durissimo alle organizzazioni criminali del Gargano, che riporta al centro dell’attenzione giudiziaria i fatti di sangue avvenuti tra il 2011 e il 2016 a Manfredonia e Mattinata.
Le indagini preliminari Bari sono ancora in corso e, come ricorda la Procura, tutti gli indagati godono della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Ma i dettagli del comunicato stampa diffuso oggi dalla Procura della Repubblica di Bari raccontano un quadro investigativo già solido, costruito su intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori di giustizia e riscontri di criminalistica.
Cosa è successo il 6 luglio 2026: l’operazione dei Carabinieri
Nella mattinata di oggi, 06.07.2026, i militari del ROS, con il supporto del Comando Provinciale Carabinieri di Foggia, dello Squadrone Eliportato “Puglia” e del Servizio Centrale di Protezione, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Bari su richiesta del Pubblico Ministero. Destinatari: 9 indagati residenti nella provincia di Foggia.
L’accusa è pesante. I 9 soggetti sono ritenuti di aver partecipato, con ruoli e compiti differenti, alla commissione di tre distinti omicidi verificatisi tra il 2011 e il 2016. Due delitti sono avvenuti con il metodo della lupara bianca, facendo sparire i corpi delle vittime. Il terzo episodio, datato 2014, è stato un agguato armato tipicamente mafioso.
Di fatto, 4 dei destinatari del provvedimento erano già in carcere per altre cause. Gli altri sono stati raggiunti oggi dalla misura.
Il contesto: la faida Romito-Lombardi-Ricucci contro li Bergolis
Per capire la portata di queste indagini preliminari Bari bisogna fare un passo indietro. La provincia di Foggia, e in particolare l’area del Gargano, è da anni teatro di una sanguinosa guerra tra due associazioni mafiose: il clan Romito-Lombardi-Ricucci e il gruppo rivale li Bergolis.
Una faida che ha lasciato sul campo decine di morti e tentati omicidi. Gli investigatori inquadrano i tre omicidi oggetto dell’odierna ordinanza proprio in questo scontro. Un conflitto per il controllo del territorio, degli appalti e dei traffici illeciti che ha segnato Manfredonia e Mattinata negli ultimi 15 anni.
La conferma arriva anche da precedenti giudiziari. Tre degli odierni indagati erano già stati condannati in via definitiva per il reato di associazione mafiosa, con sentenza passata in giudicato, nell’ambito dell’indagine “Omnia Nostra” del ROS. Altri tre sono invece ancora sub judice, avendo scelto il rito ordinario.
I tre omicidi tra il 2011 e il 2016: lupara bianca e agguati
Il comunicato della Procura di Bari entra nel dettaglio dei fatti contestati. Due omicidi, uno nel 2011 e uno nel 2016, sono stati commessi con la tecnica della lupara bianca. Significa che gli assassini hanno fatto sparire i cadaveri, occultandoli per rendere impossibile il ritrovamento. Una modalità che punta a non lasciare tracce e ad aumentare il clima di terrore.
Il terzo omicidio risale al 2014. In quel caso si è trattato di un agguato armato in pieno stile mafioso, consumato per strada con armi da fuoco. Tre delitti, tre modalità diverse, ma un unico filo conduttore: la guerra tra clan.
Le indagini preliminari Bari dovranno ora chiarire ruoli e responsabilità specifiche di ciascuno dei 9 indagati. La Procura sottolinea che il procedimento è ancora nella fase iniziale e che gli elementi raccolti hanno natura provvisoria.
Come sono arrivati a loro: intercettazioni, pentiti e criminalistica
Il castello accusatorio si regge su un impianto probatorio articolato. Alla base ci sono le intercettazioni telefoniche e ambientali, che avrebbero documentato conversazioni e progetti criminali. Poi ci sono i rilievi di criminalistica sui luoghi dei delitti e gli accertamenti tecnico-scientifici.
Un peso decisivo lo hanno avuto le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. Ex affiliati che hanno deciso di rompere il muro di omertà e raccontare agli inquirenti dinamiche interne, mandanti ed esecutori materiali. A supporto, anche le immagini dei sistemi di videosorveglianza e gli esiti di perquisizioni e sequestri eseguiti negli anni.
Tutto questo materiale è stato ritenuto dal GIP sufficiente per configurare i gravi indizi di colpevolezza necessari alla misura cautelare.
Chi sono i 9 indagati: condanne definitive e processi in corso
Il comunicato stampa fa una distinzione importante sullo status giudiziario degli arrestati. Per 3 di loro la mafiosità è già stata accertata. Sono stati condannati con rito abbreviato e sentenza passata in giudicato per 416 bis, come partecipi del clan Romito-Lombardi-Ricucci. L’indagine “Omnia Nostra” aveva fotografato il periodo dal giugno 2008 al luglio 2022.
Altri 3 indagati sono invece ancora sotto processo con rito ordinario per fatti connessi. Per i restanti 3, questa è la prima contestazione formale di partecipazione ai fatti di sangue. In ogni caso, 4 soggetti erano già detenuti in carcere al momento dell’esecuzione.
La presunzione di innocenza resta centrale
La Procura di Bari chiude il comunicato con un’avvertenza chiara sulla presunzione di innocenza. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari. La misura cautelare si fonda su un giudizio di probabilità e non costituisce accertamento di responsabilità.
Nessuno degli indagati può essere indicato come colpevole fino a sentenza irrevocabile di condanna. Hanno diritto di difendersi e di chiedere il riesame della misura nelle sedi competenti. È l’art. 27 della Costituzione a stabilirlo.
Prossimi passi: conferenza stampa alle 10:30 in Procura a Bari
Per avere ulteriori elementi bisognerà attendere la conferenza stampa convocata oggi alle 10:30 dal Procuratore della Repubblica di Bari. L’incontro con i giornalisti si terrà all’8° piano della Procura, in via Dioguardi n. 5.
Lì verranno forniti altri dettagli sull’operazione, sui ruoli contestati e sul quadro indiziario. Non è escluso che emergano nuovi particolari sulla faida e sugli sviluppi investigativi futuri.
Perché questa operazione è importante per Foggia e per la Puglia
La provincia di Foggia è considerata da anni la quarta mafia italiana, dopo Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta. Clan strutturati, violenti, con forte controllo militare del territorio. La risposta dello Stato con queste indagini preliminari Bari manda un segnale preciso.
Colpire i vertici e i gregari delle famiglie mafiose serve a spezzare la catena di comando e a ridurre la capacità operativa dei clan. L’uso della lupara bianca negli anni scorsi aveva creato un clima di paura e sfiducia. Ritrovare i corpi, dare nomi ai mandanti, assicurare giustizia alle famiglie delle vittime è un passo fondamentale.
Inoltre, l’operazione dimostra la continuità investigativa. L’indagine Omnia Nostra si è chiusa nel 2022, ma il lavoro del ROS e della DDA di Bari è proseguito, portando oggi a nuovi arresti.
Il ruolo del ROS e dello Squadrone Eliportato Puglia
Non è un caso che a eseguire la misura sia stato il Raggruppamento Operativo Speciale. Il ROS è il reparto d’élite dell’Arma specializzato nel contrasto alla criminalità organizzata. Ha competenza nazionale e si occupa delle indagini più complesse su mafia, terrorismo ed eversione.
Al suo fianco, lo Squadrone Carabinieri Eliportato “Puglia”, unità di pronto impiego per operazioni ad alto rischio, e il Servizio Centrale di Protezione, che gestisce i collaboratori di giustizia. Una sinergia che ha permesso di agire in contemporanea su più obiettivi, evitando fughe di notizie.
Cosa rischiano gli indagati: i reati contestati
Anche se il comunicato non elenca i capi di imputazione, dalla descrizione emerge che le ipotesi di reato sono omicidio aggravato dal metodo mafioso, associazione mafiosa 416 bis, porto e detenzione illegale di armi, distruzione e occultamento di cadavere per la lupara bianca.
Pene elevatissime. L’ergastolo è previsto per l’omicidio aggravato dall’art. 7, ovvero per aver agito con metodo mafioso. A questo si aggiunge la contestazione della partecipazione all’associazione, che da sola prevede da 10 a 15 anni per i promotori e da 7 a 12 per i semplici partecipi.
La reazione del territorio: attesa per le verità sui desaparecidos
A Manfredonia e Mattinata la notizia degli arresti è stata accolta con attenzione. Diverse famiglie attendono da anni di sapere che fine abbiano fatto i loro cari, vittime di lupara bianca. Le indagini preliminari Bari potrebbero finalmente dare risposte.
Le associazioni antiracket e i comitati civici chiedono da tempo una presenza più forte dello Stato. Questa operazione va in quella direzione, ma la strada per sradicare la mafia foggiana è ancora lunga. Servono processi rapidi, confische e una bonifica sociale ed economica del territorio.
Conclusioni: un’indagine che non si ferma qui
L’operazione del 6 luglio 2026 è solo un tassello. La faida tra Romito-Lombardi-Ricucci e li Bergolis ha prodotto altri fatti di sangue ancora senza colpevoli. Gli inquirenti sono al lavoro per collegare altri episodi e per individuare basisti, fiancheggiatori e la catena di comando.
Le indagini preliminari Bari proseguiranno nei prossimi mesi con interrogatori, incidenti probatori e nuove acquisizioni. La Procura ha fatto sapere che non esclude ulteriori sviluppi. La lotta alla mafia foggiana resta una priorità assoluta per la DDA di Bari e per il ROS.
Per ora, il messaggio è chiaro: lo Stato c’è, indaga e colpisce. Anche a distanza di 15 anni dai fatti.



