Bianco (Reggio Calabria): maxi sequestro da 150mila euro, colpiti i beni del clan nell’Operazione Eureka
A Bianco, in provincia di Reggio Calabria, lo Stato colpisce ancora i patrimoni della ‘ndrangheta. I Carabinieri della Compagnia di Bianco hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per un valore di circa 150mila euro. Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria su proposta della Procura della Repubblica – DDA di Reggio Calabria.
L’operazione di Bianco si inserisce nell’orbita dell’Operazione Eureka, una delle più grandi inchieste europee sul narcotraffico internazionale gestito dalle cosche della Locride. Al centro del provvedimento c’è un uomo originario di San Luca, attualmente detenuto, considerato dagli investigatori un punto di riferimento dell’organizzazione tra Bianco, il porto di Gioia Tauro e il Sud America.
Un’azione che conferma la linea adottata a Bianco e in tutta la provincia reggina: non solo arresti, ma aggressione diretta alla ricchezza illecita accumulata con cocaina e riciclaggio.
Operazione a Bianco: cosa è successo
Nelle prime ore della mattinata, i militari della Compagnia Carabinieri di Bianco hanno bussato alle porte di immobili e attività riconducibili all’indagato e al suo nucleo familiare. Il decreto di sequestro è scattato dopo mesi di indagini patrimoniali coordinate dalla Procura di Reggio Calabria.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori di Bianco, l’uomo avrebbe accumulato un patrimonio assolutamente incompatibile con i redditi leciti dichiarati. Un classico schema già visto a Bianco e nella Locride: intestazioni fittizie a familiari, prestanome, investimenti in attività commerciali apparentemente pulite.
L’operazione eseguita a Bianco è il frutto di un lavoro certosino di analisi di conti correnti, visure catastali, atti di compravendita, movimenti bancari e partecipazioni societarie. Un lavoro che ha permesso alla Procura di chiedere e ottenere il sequestro preventivo al Tribunale di Reggio Calabria.
Operazione Eureka: il collegamento con Bianco e la Locride
Per capire l’importanza del sequestro di Bianco bisogna fare un passo indietro e tornare all’Operazione Eureka. L’indagine, esplosa nel maggio 2023, è considerata una delle più importanti degli ultimi dieci anni contro la ‘ndrangheta.
Condotta dalla DDA di Reggio Calabria con il supporto di Europol ed Eurojust, Eureka ha svelato una rete internazionale del narcotraffico con base operativa nella Locride e a Bianco. La cocaina partiva da Brasile, Ecuador e Argentina, veniva occultata in container di frutta e caffè e sbarcava in Europa attraverso il porto di Gioia Tauro.
Da Gioia Tauro, la droga veniva smistata verso Belgio, Olanda, Germania e Spagna, grazie a una rete di broker e intermediari legati alle cosche di San Luca e dei comuni limitrofi, tra cui proprio Bianco.
Le ordinanze di Eureka portarono a oltre 30 arresti in Italia e all’estero. Tra i comuni più coinvolti c’era Bianco, snodo logistico e residenza di figure apicali del traffico. L’uomo colpito dal sequestro di oggi a Bianco sarebbe stato, secondo l’accusa, un organizzatore di carichi e un riciclatore di denaro.
Il ruolo dell’indagato di Bianco nell’organizzazione criminale
Non un semplice corriere o uno spacciatore di basso livello. L’indagato di Bianco avrebbe avuto un ruolo manageriale.
Gli investigatori della Compagnia di Bianco lo descrivono come un soggetto capace di interfacciarsi direttamente con i cartelli sudamericani, di pianificare i viaggi dei container e di gestire la fase più delicata: quella del reimpiego dei profitti.
La sua presenza a Bianco garantiva al clan un presidio stabile sul territorio, utile per controllare gli affari, mantenere i rapporti con le altre famiglie della Locride e gestire le attività di copertura. Una figura di collegamento tra la Calabria, con il suo centro a Bianco, e le ramificazioni estere dell’organizzazione.
Indagini patrimoniali a Bianco: la sproporzione che ha fatto scattare il sequestro
Il punto chiave che ha portato al sequestro di Bianco è la sproporzione patrimoniale.
I Carabinieri di Bianco, su delega della Procura, hanno ricostruito per oltre cinque anni i redditi dell’indagato e dei suoi familiari. Hanno incrociato i dati dell’Agenzia delle Entrate, delle banche, del Catasto, della Motorizzazione Civile e della Camera di Commercio di Reggio Calabria.
Il risultato dell’accertamento condotto a Bianco è stato netto:
- A fronte di redditi dichiarati bassi, a tratti quasi nulli, il nucleo familiare di Bianco disponeva di immobili, auto di lusso e liquidità.
- Numerosi versamenti in contanti non giustificati sui conti correnti monitorati a Bianco.
- Investimenti in attività commerciali avvenuti proprio nei periodi di massimo profitto del narcotraffico.
Per la legge antimafia, quando a Bianco come altrove emerge una sproporzione ingiustificata tra tenore di vita e reddito lecito, scatta il presupposto per la misura di prevenzione patrimoniale. Non serve provare il singolo spaccio, ma dimostrare che il patrimonio di Bianco non può derivare da attività legali.
Cosa è stato sequestrato a Bianco: l’elenco dei beni
Il decreto eseguito dai Carabinieri di Bianco ha colpito beni per un valore complessivo di 150.000 euro. Un patrimonio eterogeneo, tipico delle cosche che operano a Bianco.
Nel dettaglio, a Bianco sono stati sequestrati:
- Un appartamento nella zona di Bianco: formalmente intestato a un parente, ma nella disponibilità diretta dell’indagato. L’acquisto, secondo gli investigatori di Bianco, è avvenuto con denaro di provenienza illecita in un momento in cui il reddito ufficiale non lo consentiva.
- Un’autovettura di grossa cilindrata: in uso quotidiano alla famiglia residente a Bianco. Un SUV di alto valore, incompatibile con le dichiarazioni dei redditi.
- Una quota societaria di una gelateria: è il sequestro più emblematico avvenuto a Bianco. L’attività commerciale, molto frequentata sul lungomare di Bianco, sarebbe stata intestata a un prestanome. Secondo la DDA, la gelateria di Bianco serviva a riciclare i proventi della cocaina e a dare una facciata legale al clan. Una prassi consolidata a Bianco e in tutta la Locride: bar, lidi e gelaterie come lavatrici di denaro sporco.
- Due conti correnti bancari: accesi presso istituti di credito operanti nell’area di Bianco, con movimenti sospetti e continui versamenti in contanti.
- Otto buoni fruttiferi postali: per decine di migliaia di euro. Strumento ritenuto ideale da chi opera a Bianco per parcheggiare liquidità illecita in modo anonimo e sicuro.
Tutti i beni sequestrati a Bianco sono stati affidati a un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Reggio Calabria, che li gestirà fino alla confisca definitiva.
Perché a Bianco le gelaterie e i bar sono strategici per la ‘ndrangheta
Il sequestro della quota della gelateria a Bianco merita un approfondimento. Perché la ‘ndrangheta investe proprio a Bianco in attività come bar e gelaterie?
Per due motivi. Primo, riciclaggio. Un’attività commerciale di Bianco con alto flusso di contante è perfetta per far rientrare il denaro della droga. Secondo, controllo del territorio. Avere un locale a Bianco significa avere un luogo di ritrovo, creare posti di lavoro, ottenere consenso sociale e sorvegliare il lungomare di Bianco.
Negli ultimi anni, proprio a Bianco e nei comuni vicini di Africo, Bovalino e Locri, sono state sequestrate decine di attività simili. Molte di queste attività sequestrate a Bianco sono state poi destinate a cooperative di giovani e associazioni antiracket, trasformando un simbolo della mafia in un presidio di legalità.
Garanzie processuali: cosa succede ora dopo il sequestro di Bianco
Il provvedimento eseguito a Bianco è una misura di prevenzione patrimoniale. Non è una condanna definitiva.
Come sottolineato dalla Procura di Reggio Calabria, per l’indagato di Bianco vale la presunzione di innocenza. La difesa potrà ora presentare memorie e documenti per giustificare l’origine lecita dei beni sequestrati a Bianco.
Il Tribunale di Reggio Calabria fisserà un’udienza in contraddittorio. Se confermerà il sequestro di Bianco, scatterà la confisca di primo grado, poi impugnabile in Corte d’Appello e in Cassazione. Solo alla fine, i beni sequestrati a Bianco diventeranno definitivamente dello Stato e potranno essere riutilizzati per finalità sociali dal Comune di Bianco.
Bianco in prima linea nella lotta ai patrimoni mafiosi
L’operazione di Bianco non è un caso isolato. Il Tribunale di Reggio Calabria ha fatto della aggressione ai patrimoni il suo marchio di fabbrica. Negli ultimi cinque anni, solo tra Bianco, San Luca e l’intera Locride, sono stati sequestrati beni per oltre 500 milioni di euro.
Questo modello, che parte proprio da indagini come quella di Bianco, ha dimostrato che togliere i soldi alla ‘ndrangheta è più efficace di un arresto. Un boss colpito a Bianco nel patrimonio perde potere di corruzione, capacità di pagare avvocati e di mantenere il controllo sul territorio di Bianco.
Ogni sequestro eseguito a Bianco è quindi un segnale concreto per gli imprenditori onesti di Bianco che resistono ogni giorno al pizzo e alla concorrenza sleale. Lo Stato c’è e a Bianco si fa sentire, colpendo la ‘ndrangheta dove fa più male: nel portafoglio.



