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Blitz anti-droga e anti-clan a Canosa di Puglia: 11 misure cautelari nell’operazione “San Sabino”

Droga. Canosa di Puglia (BT) e Bari (BA), 30 luglio 2025 – Un’imponente operazione dei Carabinieri ha scosso questa mattina la città di Canosa di Puglia, con l’esecuzione di un’ordinanza applicativa di 11 misure cautelari. L’indagine, denominata “San Sabino”, ha inferto un duro colpo a due gruppi criminali contrapposti, responsabili di reati gravissimi che vanno dal tentato omicidio alla detenzione e porto di armi clandestine ed esplosivi, fino allo spaccio di sostanze stupefacenti.

L’operazione ha visto l’impiego di 100 Carabinieri del Comando Provinciale di Barletta-Andria-Trani, supportati da un dispiegamento di forze aeree e specializzate, confermando l’impegno dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata.

Il provvedimento, emesso dal GIP del Tribunale di Trani su richiesta della locale Procura della Repubblica, riconosce gravi indizi di colpevolezza a carico degli 11 soggetti indagati. Di questi, 7 sono stati tradotti in carcere, mentre per 4 sono stati disposti gli arresti domiciliari. Un’azione decisiva che smantella la rete dello spaccio  di droga a Canosa di Puglia e disarticola gruppi dediti alla violenza.

Blitz anti-droga. L’operazione evidenzia una pericolosa dinamica di controllo del territorio e la capacità dei gruppi criminali di operare anche da dietro le sbarre, sottolineando la complessità delle sfide che le forze dell’ordine devono affrontare quotidianamente. I Carabinieri hanno agito con la massima determinazione per contrastare la criminalità a Canosa di Puglia.

L’indagine “San Sabino”: da telefonate in carcere al controllo del territorio a Canosa
L’attività investigativa che ha portato all’operazione “San Sabino” è stata condotta dalla Sezione Operativa della Compagnia di Andria, sotto la direzione della Procura di Trani, da febbraio 2023 ad agosto 2024. Un lungo periodo di minuzioso lavoro che ha permesso di svelare una rete criminale complessa e pericolosa. Il punto di partenza dell’indagine, e uno degli aspetti più allarmanti, è stato l’accertamento dell’utilizzo di telefoni cellulari da parte di soggetti già ristretti presso la Casa Circondariale di Trani.

Questi detenuti, nonostante la loro condizione di reclusione, riuscivano a impartire ordini e direttive a soggetti operanti sul territorio di Canosa di Puglia.

Gli ordini riguardavano principalmente due ambiti cruciali per la gestione criminale del territorio: la gestione del traffico di stupefacenti e l’organizzazione di azioni di fuoco nei confronti di gruppi criminali contrapposti. Questo dimostra una capacità di comando e controllo che trascende le mura del carcere, rendendo il fenomeno ancora più insidioso. L’indagine ha svelato la gravità dello spaccio a Canosa di Puglia.

La successiva e complessa attività investigativa ha fatto uso di una vasta gamma di strumenti e tecniche: l’analisi di tabulati telefonici, l’ascolto di intercettazioni telefoniche, ambientali e persino telematiche (con video-chiamate dal carcere che fungevano da canali di comunicazione privilegiati), la visione di sistemi di videoregistrazione, servizi di o.c.p. (osservazione, controllo e pedinamento) e acquisizioni documentali. Questo approccio multidisciplinare è stato essenziale per ricostruire il quadro completo delle attività illecite.

Attraverso questa indagine approfondita, è stato possibile individuare due gruppi criminali contrapposti, entrambi dediti ad attività illecite quali il traffico di stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana), la detenzione e il porto di armi clandestine, e reati contro la persona. La loro operatività ha creato un clima di tensione e pericolo costante a Canosa di Puglia, in particolare per il controllo delle zone di spaccio.

Guerra di clan e tentati omicidi sventati: la violenza sotto controllo a Canosa, droga preminente

L’indagine “San Sabino” ha permesso di fare piena luce su dinamiche criminali particolarmente violente. È stato possibile documentare un vero e proprio contrasto armato avvenuto tra due famiglie canosine rivali, scaturito dalla contesa per il controllo della piazza di spaccio comunemente denominata del “Carmine/Padre Pio”, che si estende in Piazza Umberto I e nel centro storico di Canosa di Puglia. Questa “guerra” per il controllo del territorio è una delle manifestazioni più pericolose della criminalità organizzata, che mette a rischio l’incolumità dei cittadini. Le azioni delle forze dell’ordine sono cruciali contro i clan a Canosa di Puglia.

Le indagini hanno permesso di ricostruire la pianificazione di alcune “azioni di sangue” programmate da uno dei due gruppi di spaccio nei confronti degli antagonisti. Queste azioni erano volte a bloccare le ingerenze di questi ultimi sul territorio, e la loro realizzazione era resa possibile dalla cospicua disponibilità di armi da parte di gran parte degli indagati. Tra le armi sequestrate, figurano almeno 6 pistole, un silenziatore e 2 ordigni esplosivi artigianali con miccia a rapida combustione, tutti sottoposti a sequestro. La scoperta di questi esplosivi indica un livello di pericolosità molto elevato delle organizzazioni criminali attive a Canosa di Puglia.

Il risultato più significativo dell’operazione è stato lo sventare due tentativi omicidiari. Queste azioni di fuoco, che avrebbero dovuto essere realizzate con l’uso di armi da fuoco, erano state ordinate da uno degli indagati, che in quel momento si trovava ristretto nel carcere di Trani, e avevano come bersaglio più soggetti appartenenti al gruppo rivale. È grazie all’azione dissuasiva e tempestiva attuata dai militari operanti che queste gravi azioni delittuose sono state impedite, salvando potenzialmente delle vite e prevenendo un’ulteriore escalation di violenza nel centro di Canosa di Puglia.

In parallelo, l’indagine ha documentato l’attività di spaccio di sostanze stupefacenti in Piazza Umberto I (la cosiddetta “Piazza del Carmine”) e nel centro storico del comune di Canosa di Puglia. È stato anche possibile decifrare il linguaggio criptico utilizzato dagli spacciatori nelle interlocuzioni telefoniche con gli acquirenti, un aspetto fondamentale per comprendere le dinamiche dello spaccio e per contrastarlo efficacemente.

Le prove raccolte: arresti, sequestri e segnalazioni a corredo dell’operazione “San Sabino”
Nel corso dell’indagine “San Sabino”, a riscontro dell’attività delittuosa documentata, le forze dell’ordine hanno eseguito una serie di operazioni collaterali e sequestri che hanno fornito ulteriori prove e contribuito al successo dell’operazione principale.

In particolare, sono state effettuate:

25 segnalazioni per illeciti amministrativi ex art. 75 dpr 309/90 a un altrettanto numero di acquirenti di sostanze stupefacenti. Questo evidenzia la capillare attività di spaccio e il numero di persone coinvolte nel consumo.

16 arresti in flagranza di reato, nei confronti di altrettanti indagati, perché trovati in possesso di sostanza stupefacente, armi o esplosivi. Questi arresti intermedi sono stati fondamentali per consolidare il quadro probatorio e per rimuovere immediatamente dalla circolazione individui pericolosi e materiale illecito.

Il sequestro di 1 kg di droga, distribuita tra cocaina, hashish e marijuana. Un quantitativo significativo che, se immesso sul mercato, avrebbe generato profitti illeciti e alimentato ulteriormente il fenomeno della tossicodipendenza. Questo sequestro droga Canosa è un successo.

Il sequestro di 6 pistole (calibro 9 e 7,65) con circa 120 proiettili e 60 cartucce a pallini per fucile, oltre a 1 silenziatore e 2 ordigni esplosivi artigianali con miccia a rapida combustione. L’ingente quantità di armi e la presenza di esplosivi artigianali sottolineano la pericolosità e la predisposizione alla violenza dei gruppi criminali e la loro capacità di mettere in atto gravi reati. Il sequestro armi Canosa è un ulteriore traguardo.

Questi riscontri sul campo hanno fornito elementi probatori solidi e inconfutabili, rafforzando la richiesta di misure cautelari e la convinzione del GIP sulla gravità degli indizi di colpevolezza a carico degli indagati.

Misure cautelari: carcere e arresti domiciliari per gli indagati di Canosa di Puglia
All’esito dell’attività investigativa e in considerazione della gravità degli indizi raccolti, il GIP del Tribunale di Trani ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’applicazione di misure restrittive per gli 11 indagati.

Per 7 degli indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Questa è la misura più restrittiva e viene applicata quando si ravvisa un concreto pericolo di fuga, di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove. Data la natura dei reati contestati (tentato omicidio, detenzione di armi ed esplosivi, spaccio organizzato) e la dinamica di controllo territoriale, la misura carceraria è stata ritenuta indispensabile per neutralizzare la pericolosità dei soggetti e impedire che continuassero a operare.

Per 4 degli indagati sono stati collocati agli arresti domiciliari. Questa misura, pur essendo meno restrittiva della detenzione in carcere, impone comunque significative limitazioni alla libertà personale, confinando il soggetto nella propria abitazione e impedendogli di comunicare con l’esterno o di reiterare il reato. La scelta tra carcere e domiciliari dipende dalla valutazione del giudice riguardo alla gravità degli indizi, alla pericolosità sociale del soggetto e al rischio di recidiva. Le misure di arresti Canosa di Puglia dimostrano l’efficacia delle indagini.

È importante sottolineare che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. All’esecuzione della misura cautelare odierna seguirà l’interrogatorio di garanzia, durante il quale gli indagati avranno la possibilità di difendersi e chiarire la propria posizione. Seguirà poi il confronto con la difesa degli indagati. L’eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel pieno rispetto del contraddittorio tra le parti e dei principi del giusto processo.

L’impegno dei Carabinieri e il futuro della sicurezza a Canosa di Puglia
L’operazione “San Sabino” rappresenta un successo significativo per i Carabinieri del Comando Provinciale di Barletta-Andria-Trani e per la Procura di Trani. L’impiego di 100 Carabinieri, supportati da mezzi aerei, squadre speciali e unità cinofile, testimonia la complessità e la portata dell’intervento. La sinergia tra le diverse componenti delle forze dell’ordine e l’ottimo coordinamento investigativo sono stati determinanti per il buon esito dell’indagine e per l’applicazione delle misure cautelari. L’azione contro i clan a Canosa di Puglia prosegue.

Questa operazione non solo ha smantellato due pericolosi gruppi criminali e sequestrato ingenti quantità di armi e droga, ma ha anche sventato tentativi omicidiari, salvando potenzialmente delle vite e prevenendo un’ulteriore escalation di violenza sul territorio di Canosa di Puglia. Un risultato che rafforza la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nel loro impegno per la legalità.

La lotta alla criminalità organizzata e allo spaccio di droga è una battaglia continua, che richiede risorse, professionalità e un costante aggiornamento delle tecniche investigative. L’operazione “San Sabino” dimostra che lo Stato è presente e agisce con fermezza per contrastare ogni forma di illegalità e per garantire la sicurezza e la serenità delle comunità. La sicurezza a Canosa di Puglia è una priorità.

Il procedimento ora proseguirà il suo iter giudiziario, e sarà fondamentale che la giustizia faccia il suo corso per accertare le responsabilità e sanzionare i colpevoli. Nel frattempo, la comunità di Canosa di Puglia può tirare un sospiro di sollievo, sapendo che una parte significativa della rete criminale che stava minando la sua tranquillità è stata neutralizzata.

Conclusioni: un segnale forte contro la criminalità a Canosa di Puglia e nel territorio pugliese
L’operazione “San Sabino” condotta dai Carabinieri a Canosa di Puglia e Bari segna un punto fermo nella lotta alla criminalità organizzata nel territorio. L’esecuzione di 11 misure cautelari per tentato omicidio, spaccio di stupefacenti e detenzione di armi ed esplosivi dimostra la capacità delle forze dell’ordine di infiltrare e disarticolare reti criminali complesse, capaci di operare anche dalle carceri.

Il sequestro di armi, esplosivi e quasi un chilo di droga, unito agli arresti in flagranza e alle segnalazioni degli acquirenti, fornisce un quadro completo della pericolosità e della portata delle attività illecite documentate. L’aver sventato due tentativi omicidiari è un risultato di straordinaria importanza, che ha salvato vite e prevenuto un’escalation di violenza tra bande rivali per il controllo dello spaccio a Canosa di Puglia.

Questa operazione rafforza la fiducia dei cittadini nella giustizia e nell’impegno costante dello Stato per garantire la sicurezza e la legalità. È un monito per chiunque pensi di poter operare nell’illegalità e un incoraggiamento per le comunità a collaborare con le forze dell’ordine nella lotta alla criminalità. La sicurezza a Canosa di Puglia è rafforzata.

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