Bonifiche Manfredonia: dal 1987 a oggi la battaglia di Marasco per ambiente e salute
Le bonifiche Manfredonia non sono un fascicolo archiviato in un ufficio lontano. Sono una storia viva, fatta di persone, di paura, di consapevolezza e di impegno civile. Lo dice con chiarezza Giuseppe Marasco, consigliere comunale di Manfredonia. Il passato, sostiene Marasco, non appartiene soltanto agli archivi. È materia presente. È responsabilità quotidiana.
«Il ricordo di quelle battaglie non è un semplice esercizio di nostalgia, ma rappresenta la radice profonda del mio attuale mandato istituzionale», dichiara.
Parole che pesano. Parole che non cercano applausi facili. Raccontano un percorso iniziato nel 1987. Un percorso fatto di comitati, di assemblee, di notti insonni, di documenti studiati, di diritti rivendicati davanti alle istituzioni.
Al centro di tutto resta il Sito di Interesse Nazionale. Il Sin. Un nome tecnico che a Manfredonia significa molto di più. Significa eredità industriale. Significa suoli da caratterizzare. Significa falde da controllare. Significa un futuro che si costruisce solo se si ha il coraggio di guardare fino in fondo alle ferite del territorio.
«La questione delle bonifiche e dello stato ambientale delle aree comprese nel Sito di Interesse Nazionale continua a ricordarci che la tutela dell’ambiente e della salute pubblica richiede attenzione costante», aggiunge Marasco.
È una frase breve. Ma contiene un programma politico. E contiene una promessa morale. Non abbassare la guardia. Non considerare mai chiusa una partita che riguarda la salute dei cittadini.
Il filo rosso dal 1987 a oggi
Dal 1987 al presente il filo conduttore è uno solo. La responsabilità verso il territorio. Marasco lo rivendica senza retorica. In quegli anni Manfredonia ha vissuto una trasformazione profonda. La grande industria chimica aveva portato lavoro. Aveva portato speranze. Aveva portato anche rischi enormi. L’incidente del 1976, con il rilascio di arsenico, aveva segnato la memoria collettiva. Aveva mostrato quanto fosse fragile il confine tra sviluppo e sicurezza.
Da allora la città non è più stata la stessa. Si è formata una coscienza nuova.
Una generazione di cittadini ha imparato a leggere le relazioni tecniche. Ha imparato a chiedere i dati. Ha imparato a pretendere trasparenza. Le battaglie di allora non erano contro il lavoro. Erano per un lavoro che non avvelenasse. Erano per un ambiente che non fosse sacrificato in nome di un progresso senza regole.
Oggi quell’esperienza diventa patrimonio istituzionale. Marasco lo dice con forza. Il suo mandato non nasce dal nulla. Nasce da quella stagione. E proprio per questo sente il dovere di tenere alta l’attenzione. Perché la memoria, se diventa istituzione, può trasformarsi in prevenzione. Può diventare strumento concreto di tutela.
Cos’è il Sin di Manfredonia e perché è ancora una partita aperta
Il Sin di Manfredonia è stato istituito con la legge 426 del 1998. È uno dei 42 Siti di Interesse Nazionale riconosciuti in Italia. Si tratta di aree contaminate molto estese. Aree classificate come pericolose dallo Stato. Aree che necessitano di interventi di bonifica del suolo, del sottosuolo e delle acque superficiali e sotterranee.
La storia del sito è legata all’area industriale ex Enichem, poi Syndial ed Eni Rewind. Un polo che ha prodotto fertilizzanti e prodotti chimici per decenni.
Con esiti ambientali complessi. Suoli contaminati da metalli pesanti. Presenza di arsenico. Discariche interne. Una falda che deve essere monitorata con continuità. Un’area marina antistante che richiede attenzione specifica.
Le attività di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica sono ancora in corso. È questo il punto che riporta la discussione al presente. Non parliamo di un passato chiuso. Parliamo di procedimenti amministrativi attivi. Piani di caratterizzazione da approvare. Analisi di rischio da valutare. Progetti di bonifica da eseguire. Conferenze di servizi che si susseguono presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. È una partita aperta. Ed è una partita che riguarda tutta la provincia di Foggia e l’intera Puglia.
Caratterizzazione e messa in sicurezza: cosa significano davvero
Quando si parla di bonifiche si usano parole tecniche. È utile tradurle. La caratterizzazione significa studiare a fondo cosa c’è sotto i nostri piedi.
Quanti inquinanti ci sono. Dove sono. Quanto sono profondi. Come si muovono con l’acqua. La messa in sicurezza significa impedire che l’inquinamento si diffonda. Significa bloccare il rischio immediato. La bonifica significa rimuovere o rendere innocue le sostanze pericolose. Significa restituire l’area a un uso sicuro.
Queste fasi sono valutate e approvate dal Ministero, sentita la conferenza di servizi. Ogni fase sostituisce autorizzazioni e pareri. Costituisce variante urbanistica. Comporta dichiarazione di pubblica utilità. Non è burocrazia fine a se stessa. È la garanzia che lo Stato segua passo dopo passo un percorso delicato. E che nessun passaggio venga sottovalutato.
Bonifiche, salute pubblica e trasparenza: i tre pilastri indicati da Marasco
«Il nostro impegno per la trasparenza, per la salute dei cittadini e per la valorizzazione ecologica di Manfredonia prosegue oggi nelle sedi istituzionali con lo stesso spirito che animò quelle battaglie», conclude Marasco. Tre parole chiave. Trasparenza. Salute. Valorizzazione ecologica. Tre pilastri che possono diventare metodo di governo.
La trasparenza dare dati accessibili: pubblicare i risultati dei monitoraggi. Significa spiegare con linguaggio comprensibile cosa è stato fatto e cosa manca.
Pure permettere ai cittadini di capire. Senza tecnicismi inutili. Senza nascondere le criticità. La salute pubblica mettendo al centro le persone e incrociare i dati ambientali con quelli epidemiologici. Significa ascoltare i medici di base; non avere paura di chiedere approfondimenti quando i numeri mostrano anomalie.
La valorizzazione ecologica significa immaginare un futuro diverso. Manfredonia non è solo il suo passato industriale. È il Gargano. È il mare. È la laguna. È una città che può puntare su turismo sostenibile, pesca, agricoltura di qualità, energie rinnovabili. Ma questo futuro regge solo se le bonifiche sono credibili. Se il risanamento è reale. Se le aree ex industriali diventano opportunità e non ferite aperte.
Manfredonia tra memoria e futuro ecologico
C’è un aspetto emotivo che non va sottovalutato. Chi ha vissuto quelle battaglie porta con sé un sentimento forte. Orgoglio e dolore insieme. Orgoglio per aver difeso la propria terra. Dolore per le persone che hanno pagato con la salute. Questa memoria non è un peso. È una bussola. Indica la direzione. Ricorda che lo sviluppo senza controllo ha un prezzo altissimo. E che quel prezzo lo pagano sempre le comunità più esposte.
La città oggi è chiamata a una sfida nuova. Trasformare la vigilanza in progetto.
Non limitarsi a controllare i cantieri di bonifica. Ma costruire attorno ad essi una nuova idea di città. Una città che fa della qualità ambientale un fattore di identità. Una città che attrae investimenti puliti perché ha dimostrato di saper gestire le sue crisi ambientali con serietà.
In questo senso il richiamo al 1987 non è un rito. È un atto politico. Significa dire che le istituzioni non dimenticano. Significa dire che chi oggi siede in consiglio comunale sa da dove viene. E sa dove deve andare.
Cosa significa vigilare sul territorio oggi
Vigilare sul territorio oggi significa molte cose concrete. Significa chiedere al Ministero cronoprogrammi chiari. Ma anche verificare che le risorse per le bonifiche siano spese davvero. E pure controllare che le aziende responsabili rispettino gli obblighi. Significa coinvolgere Arpa Puglia. Significa pretendere che i dati sul mare, sui sedimenti, sui pozzi spia siano aggiornati e pubblici.
E anche lavorare sulla cultura. Nelle scuole. Nelle associazioni.
Spiegare ai più giovani cos’è stato il Sin. Perché è nato. Cosa comporta ancora. Perché non bisogna avere paura di parlarne. Anzi. Parlare di bonifiche significa prendersi cura della propria città. Significa esercitare cittadinanza attiva.
Significa infine non isolarsi. Le bonifiche di Manfredonia sono collegate a quelle di Brindisi e Taranto. Sono parte di una strategia regionale. La Puglia ha vissuto sulla sua pelle il peso dell’industria pesante. Oggi può diventare laboratorio di riconversione. Ma serve una visione comune. Serve che le città del Sin si parlino. Che condividano buone pratiche. Che chiedano insieme al governo nazionale tempi certi e risorse adeguate.
Perché questa storia riguarda tutti noi
La vicenda di Manfredonia non è una storia locale. È una storia nazionale.
Riguarda il modo in cui l’Italia ha affrontato l’industrializzazione. Riguarda il modo in cui ha gestito i suoi errori. E il modello di sviluppo che vogliamo per i prossimi trent’anni.
Le bonifiche non sono solo tecnica. Sono giustizia. Giustizia ambientale. Dare a una comunità la possibilità di vivere in un ambiente sano per i propri figli. Di poter bere l’acqua del proprio rubinetto senza dubbi. Di potersi tuffare nel proprio mare con serenità.
Per questo il messaggio di Marasco va oltre i confini cittadini. È un invito a non rassegnarsi.
A non considerare inevitabile che una città paghi per sempre le scelte sbagliate del passato. A credere che la politica, quando ascolta i territori, possa davvero cambiare le cose.
Dal 1987 a oggi, il filo conduttore è la responsabilità. Una responsabilità che oggi diventa ancora più urgente.
Perché la crisi climatica, la scarsità di risorse, la transizione ecologica chiedono a ogni comunità di fare i conti con il proprio territorio. Con le sue fragilità e con le sue potenzialità.
Le bonifiche di Manfredonia sono un test. Se riusciremo a portarle a termine con trasparenza, con rigore scientifico, con partecipazione, avremo dimostrato che un altro modello è possibile. Un modello dove ambiente, salute e lavoro non sono in conflitto. Ma sono parti della stessa visione di futuro.
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