Legge liberticida firme 6000, la stretta del Senato contro i nuovi partiti territoriali, Patto per il Nord contrario.
Legge liberticida, firme 6000 è come Patto per il Nord definisce la modifica approvata al Senato che porta da 1.500 a 6.000 le firme necessarie in ogni collegio per le nuove forze politiche non già presenti in Parlamento.
Per alcune formazioni già rappresentate restano invece soglie molto più basse, in alcuni casi zero firme, afferma Grimoldi, fondatore di Patto per il Nord.
Chiamiamo le cose con il loro nome, dice Paolo Grimoldi, segretario federale di Patto per il Nord, questa è una norma liberticida perché rende molto più difficile ai cittadini organizzarsi, presentarsi alle elezioni e proporre un’alternativa ai partiti già insediati nelle istituzioni. La propaganda prova a raccontarla come una norma anti-Vannacci. Ma è una spiegazione comoda e superficiale.
Il Senato ha approvato con 113 sì e 71 contrari la modifica che porta a 6.000 le firme per collegio per le nuove liste non presenti in Parlamento, rispetto alle precedenti 1.500.
Cosa succede? Che chi dispone di gruppi parlamentari in entrambe le Camere non deve raccogliere alcuna firma, chi ha un gruppo o una componente in una sola Camera al momento della convocazione dei comizi resta a 1.500 firme, come Più Europa e Forza nuova.
E’ stata respinta la proposta di raccolta digitale delle firme come per i referendum.
Inoltre con l’obbligo di correre in almeno metà dei collegi, parliamo di circa 300.000 firme totali per Montecitorio, fino a 400.000 se si corre ovunque. La norma colpisce soprattutto forze territoriali, liberali, autonomiste e federaliste, non i grandi partiti accreditati di percentuali importanti.
Da 1500 a 6000 firme per collegio, cosa cambia davvero con la norma anti cespugli
La maggioranza definisce la stretta una misura anti liste civetta. L’opposizione parla di legge truffa e di sbarramento tecnico. Il dato tecnico è chiaro. Prima servivano 1.500 firme per collegio. Ora ne servono 6.000. Moltiplicato per 49 collegi, se una nuova forza vuole presentarsi ovunque, parliamo di 294.000 firme autenticate. Se si considera anche il Senato e l’ipotesi di 9.000 firme per collegio circolata nelle bozze, si arriva a oltre 700.000 firme come scrive Il Diario d’Italia. Una raccolta monstre che richiede autenticatori, gazebo, banchetti, certificati, uffici comunali.
Il punto centrale denunciato da Paolo Grimoldi è un altro. Un partito accreditato di percentuali importanti può organizzarsi e raccogliere le firme, ha struttura, soldi, parlamentari, dipendenti. Il vero bersaglio sono le forze politiche nuove, territoriali, liberali, autonomiste e federaliste.
Quelle che non dispongono di apparati enormi, parlamentari, strutture finanziate e migliaia di persone stipendiate. In altre parole, si alzano le mura proprio contro chi prova a entrare nel sistema.
E mentre si chiedono fino a 6.000 firme per collegio, resta esclusa la possibilità di una raccolta digitale delle sottoscrizioni, scelta che è stata duramente contestata anche durante il dibattito parlamentare.
Oggi per i referendum si firma con Spid, per le liste politiche no. È un paradosso che pesa soprattutto al Nord, dove Patto per il Nord rivendica più autonomia, meno tasse, più federalismo, più poteri ai territori e meno centralismo romano.
Perché Patto per il Nord parla di legge liberticida e potere romano centrico
Per Patto per il Nord la questione è chiarissima. Il comunicato di Paolo Grimoldi, ex deputato della Lega Nord e oggi segretario federale di Patto per il Nord, parla di norma liberticida perché rende più difficile persino presentare una lista. Se per portare queste idee davanti agli elettori lo Stato rende sempre più difficile persino presentare una lista, allora non stiamo più discutendo soltanto di tecnica elettorale. Stiamo discutendo della libertà dei cittadini di scegliere.
La propaganda di maggioranza racconta la norma come anti Vannacci. È una narrazione comoda. Vannacci ha un movimento mediatico forte e può raccogliere firme. Chi non può farlo è il comitato autonomista di Trento, la lista per l’autonomia di Aosta, il movimento liberale di Trieste, la lista federalista di Cuneo. Forze che nascono nei territori e che non hanno gruppi parlamentari precostituiti entro il 31 dicembre 2025 come Italia Viva o Azione, esentate in tutto o in parte.
Da domani nei nostri gazebo inizieremo a raccogliere firme contro questa norma liberticida, annuncia Grimoldi.
Per questo chiede a chi crede ancora nella libertà politica, nel pluralismo e nel diritto dei territori di farsi sentire. Per il Nord, insieme. È un appello che va oltre la Lega, e che infatti ha trovato sponda anche in Avs che ha definito l’emendamento illiberale e in Conte che ha parlato di invito all’astensione.
Quanto costa raccogliere 6000 firme in un collegio senza firma digitale
Facciamo due conti. Per ogni firma serve un autenticatore, un documento valido, un certificato elettorale. Senza firma digitale, ogni firma va raccolta di persona. In un collegio di Roma o Napoli puoi farcela in un weekend in una piazza grande. In un collegio di montagna tra Sondrio e Belluno devi coprire decine di comuni. Con 1.500 firme il costo organizzativo era già alto, con 6.000 diventa quattro volte più alto. Senza volontari stipendiati è quasi impossibile.
Il confronto con l’estero aiuta a capire l’anomalia. In Germania e Spagna le firme per nuove liste sono poche centinaia per collegio, in Francia non esistono sbarramenti di questo tipo per le legislative. L’Italia con 6.000 firme per collegio diventa il paese europeo con la soglia più alta per presentarsi, nonostante l’astensione crescente.
Cosa manca ancora per capire gli effetti della nuova legge elettorale
Per i lettori del Nord la domanda è concreta. Se credi nell’autonomia, nel federalismo, nel potere ai territori, puoi accettare che servano 300.000 firme autenticate per portare quelle idee sulla scheda? È una domanda che Patto per il Nord pone nei gazebo e che ora arriva in Parlamento.
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