Protesta agricoltori in  Calabria trattori in tutta la regione: presidi ovunque e verso il 10 ottobre a Cosenza

Protesta agricoltori Calabria trattori ovunque, dalla SS106 agli svincoli della A2. La Calabria è in ginocchio e la mobilitazione non si ferma. Presidi pacifici, mezzi in colonna, trattori, camion e movimento terra che chiedono risposte. Lunedì nuova spinta verso la grande manifestazione del 10 ottobre a Cosenza.

La protesta sta attraversando tutta la Calabria, ora dopo ora. È una protesta forte, dura, esponenziale, che sta dilagando e che crea e creerà disagi alla circolazione, ma che si svolge nel rispetto assoluto di tutti, con garanzia del passaggio dei mezzi di soccorso e nella più assoluta pacificità.

A scendere in piazza non sono solo gli agricoltori. Con loro ci sono allevatori, mondo dell’autotrasporto e del movimento terra, famiglie. Una filiera intera che dice basta. Non un settore solo. Un territorio intero.

Il cuore della mobilitazione è partita lunedì 28 settembre con l’iniziativa L’Italia scende in piazza, promossa dal Movimento Popolare Nazionale insieme a Popolo di Calabria, Movimento Territorio e Agricoltura, GDA Tutela Agricoltori, Gruppo Agricoltori del Crotonese e Comitati Riuniti Agricoli. Da lì i presidi sono esplosi in tutta la regione.

Dove sono i presidi in Calabria in queste ore

I presidi sono scattati contemporaneamente in cinque punti nevralgici della Calabria. Punti scelti perché strategici per la circolazione e simbolici per il territorio.

A Rosarno presidio all’uscita autostradale. A Crotone in località Passovecchio. A Pizzo Calabro all’uscita autostradale. A Firmo Sibari all’uscita autostradale. A Cariati in Piazza dei 500.

Da mercoledì 30 settembre è partito anche il presidio permanente a oltranza a Davoli Marina, sulla SS 106 Ionica, in viale Cassiodoro. È diventato in queste ore uno dei punti più caldi della protesta. Trattori schierati, tende, bandiere, turni di notte.

La mappa si allarga di ora in ora. Dalla SS106 Jonica agli svincoli della A2 del Mediterraneo. La mobilitazione è esponenziale ma ordinata. Mezzi ai lati, passaggio garantito per ambulanze e forze dell’ordine, presidio pacifico.

Cosa è successo ieri a Pizzo Calabro e Cosenza

Ieri, 1 ottobre, la tensione è salita proprio a Pizzo Calabro. Gli agricoltori arrivati da diverse zone della regione hanno tentato di raggiungere l’A2 del Mediterraneo.

Le forze dell’ordine, XII Reparto Mobile di Reggio, Carabinieri e Digos, hanno mediato ed evitato l’occupazione dell’autostrada, ma lo svincolo è rimasto chiuso per ore. Trattori fermi, camion in colonna, dialogo continuo con i responsabili dei presidi.

Scene simili a Cosenza, dove un corteo di oltre cento persone è partito da Piazza XI Settembre e ha raggiunto la Prefettura con un gesto simbolico. Nessun tafferuglio. Solo cartelli, striscioni e richieste scritte.

La linea è chiara. Protesta dura sui contenuti, morbida sui modi. Pacifica, composta, ma determinata a non tornare indietro.

Le ragioni della protesta: non è solo il gasolio

Dietro i trattori non c’è solo il caro carburante. Gli organizzatori denunciano un sistema al collasso. Un sistema che rende antieconomico lavorare i campi.

Primo punto. Caro gasolio, benzina ed energia. Costi alle stelle che mangiano il margine. Un pieno di trattore costa il doppio di due anni fa. L’energia per serre e stalle è insostenibile.

Secondo punto. Costi di produzione insostenibili. Sementi, concimi, mangimi, pezzi di ricambio. Tutto aumentato. I listini sono impazziti.

Terzo punto. La forbice scandalosa tra quanto viene pagato al produttore, pochi centesimi, e il prezzo finale al consumo. Chi produce guadagna poco. Chi sta in mezzo guadagna molto. Il consumatore paga tanto.

Importazioni e cinghiali, gli altri due nodi

Quarto punto. Lo stop alle importazioni da Paesi che non rispettano i nostri standard di qualità. Gli agricoltori chiedono reciprocità. Stesse regole per tutti. Altrimenti è concorrenza sleale.

Quinto punto. L’emergenza fauna selvatica. I cinghiali devastano i raccolti. Interi campi distrutti in una notte. Indennizzi lenti, insufficienti, complessi da ottenere.

Non possiamo continuare a sostenere costi sempre più alti mentre il valore riconosciuto al produttore resta insufficiente, è il grido che arriva dai presidi. Una frase che si sente ovunque, da Rosarno a Cariati.

Chi sta protestando davvero

Non solo agricoltori. In piazza ci sono allevatori con bestiame fermo, autotrasportatori che non riescono a coprire costi, imprese di movimento terra che lavorano con agricoltura, famiglie che vivono di quel reddito.

Il Movimento Popolare Nazionale ha fatto da collante. Con Popolo di Calabria, Movimento Territorio e Agricoltura, GDA Tutela Agricoltori, Gruppo Agricoltori del Crotonese e Comitati Riuniti Agricoli. Sigle diverse, stessa rabbia.

La protesta è trasversale. Nord e sud della Calabria insieme. Ionio e Tirreno. Piccoli produttori e aziende più strutturate. Tutti con trattori, camion, mezzi fermi ai presidi.

Cosa dobbiamo aspettarci lunedì

Sì, la mobilitazione non si ferma e lunedì è atteso un nuovo giro di vite. Tutti i presidi territoriali resteranno attivi e potenziati.

Lunedì è previsto rafforzamento dei presidi esistenti. Più mezzi, più turni, più coordinamento. L’obiettivo è tenere alta attenzione e spingere verso l’obiettivo finale.

L’obiettivo finale è la grande manifestazione nazionale di sabato 10 ottobre a Cosenza, dove convergeranno agricoltori, autotrasportatori e cittadini da tutta Italia. Una data cerchiata in rosso. Una prova di forza pacifica.

C’è anche chi parla di una seconda data nazionale il 24 ottobre sempre a Cosenza con pescatori e artigiani. Un allargamento della piattaforma a tutta la filiera del lavoro autonomo e manuale.

La risposta delle istituzioni: l’incontro con l’assessore Gallo

L’assessore regionale Gianluca Gallo ha incontrato i manifestanti il 30 settembre impegnandosi a fare da tramite con il ministro Lollobrigida. Un primo passo.

Gli agricoltori però attendono impegni scritti. Non promesse verbali. Vogliono atti concreti. Calendario, risorse, misure su gasolio, importazioni e fauna selvatica.

Il dialogo con Prefetture e Questure resta aperto. Le forze dell’ordine stanno gestendo presidi con equilibrio. Mediazione, non repressione. Chiusura di svincoli quando necessario, ma garanzia di passaggio per soccorsi.

Disagi alla circolazione: cosa sapere se viaggi in Calabria

La protesta crea e creerà disagi alla circolazione. Soprattutto su SS106 Ionica e svincoli A2 del Mediterraneo. Le uscite di Rosarno, Pizzo Calabro, Firmo Sibari possono subire rallentamenti o chiusure temporanee.

Il consiglio è verificare prima di partire. Controllare viabilità Anas, ascoltare radio locale, seguire canali dei comitati. I presidi garantiscono passaggio mezzi di soccorso, ma i tempi si allungano.

Chi viaggia per lavoro tra Crotone, Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria deve mettere in conto code. Meglio partire prima e avere carburante.

Una protesta pacifica che chiede un nuovo modello

È una protesta che chiede risposte, ma che lancia anche una proposta. Un nuovo modello di sviluppo che tuteli chi produce, chi trasporta e chi consuma.

Non solo sussidi. Ma regole giuste. Prezzo minimo garantito, controllo su importazioni, energia a costo sostenibile, piano straordinario contro cinghiali, tutela del made in Italy vero.

Gli agricoltori calabresi dicono che non vogliono tornare indietro. Hanno passato anni a stringere. Ora vogliono restare a lavorare la terra, ma con dignità. Senza dover scegliere tra gasolio e stipendio.

Il presidio di Davoli Marina, su viale Cassiodoro, è simbolo di questa determinazione. Tende accese giorno e notte, turni, assemblee, famiglie che portano cibo. Una comunità in strada.

Da Rosarno a Cariati, da Pizzo Calabro a Sibari, la Calabria agricola si è alzata. Trattori fermi ma motori accesi. In attesa di risposte scritte.

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