Operaio muore dentro le serre nel ragusano, probabile malore legato al caldo: tragedia nelle campagne

 

Operaio muore dentro le serre nel ragusano, probabile malore legato al caldo. L’ennesima tragedia sul lavoro che riapre il dibattito sulla sicurezza nei campi durante le ondate di calore. Un uomo è stato trovato senza vita all’interno di una serra nella fascia trasformata del ragusano, stroncato probabilmente da un malore causato dalle temperature estreme.

 

Caldo fatale. La notizia, riportata da BlogSicilia, ha sconvolto la provincia di Ragusa, territorio dove l’agricoltura in serra è una delle principali attività economiche ma anche uno dei lavori più duri e a rischio, soprattutto d’estate.

 

Operaio muore dentro le serre nel ragusano: cosa è successo

 

Secondo le prime ricostruzioni, l’operaio stava lavorando all’interno di una serra tra Vittoria e Acate, nel cuore del ragusano. Le serre in questa zona raggiungono temperature altissime, anche 50 gradi nelle ore centrali della giornata.

 

L’uomo, di cui non sono state ancora diffuse le generalità, si sarebbe accasciato a terra all’improvviso. I colleghi lo hanno trovato privo di sensi e hanno immediatamente lanciato l’allarme al 118. I sanitari, arrivati sul posto, non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

 

Tra le ipotesi più probabili, c’è quella del malore legato al caldo. Un colpo di calore, un arresto cardiaco, un cedimento fisico dovuto alla disidratazione e alla fatica. Sarà l’autopsia disposta dalla Procura di Ragusa a chiarire le cause esatte della morte.

 

Sul posto sono intervenuti i Carabinieri e gli ispettori dello Spresal, il servizio di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro dell’Asp di Ragusa, che dovranno verificare se erano state rispettate tutte le norme sulla sicurezza, se l’operaio aveva regolare contratto e se l’azienda aveva adottato le misure previste per il lavoro con alte temperature.

 

Il caldo nelle serre del ragusano: si lavora a 50 gradi

 

Chi conosce il ragusano sa che lavorare nelle serre d’estate è una prova durissima. La fascia trasformata che va da Vittoria a Santa Croce Camerina, da Acate a Scoglitti è una distesa infinita di serre. Dentro, l’effetto serra amplifica il caldo: fuori ci sono 35 gradi, dentro ce ne sono 45-50, con umidità al 90 percento.

 

Gli operai, molti dei quali stranieri, lavorano piegati per ore a raccogliere pomodorini, melanzane, zucchine. Senza ricambio d’aria, con poca acqua a disposizione e spesso senza pause.

 

Da anni i sindacati Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil denunciano la situazione nel ragusano: turni massacranti dalle 5 del mattino fino a mezzogiorno, poi di nuovo dalle 16 alle 20, ma spesso si lavora anche nelle ore più calde per rispettare le consegne della grande distribuzione.

 

Nel 2022 un bracciante africano è morto a Parete, in provincia di Caserta, dentro una serra a 40 gradi per arresto cardiaco. Nel 2023 cinque operai sono morti in Italia in una sola settimana di luglio per il caldo, come riportato dal Guardian. E anche quest’estate nel mantovano un bracciante di 55 anni è morto mentre raccoglieva angurie sotto il sole.

 

Il caso dell’operaio morto nel ragusano non è quindi isolato, è parte di una strage silenziosa che ogni estate si ripete nelle campagne italiane.

 

Cosa dice la legge per il lavoro con il caldo

 

La legge italiana dice che quando la temperatura supera i 35 gradi percepiti, il lavoro all’aperto e in serra deve essere sospeso nelle ore più calde, dalle 12.30 alle 16.30. Lo prevedono le ordinanze regionali emanate da Puglia, Calabria, Sicilia, Campania e altre regioni.

 

In Sicilia esiste un’ordinanza specifica che vieta il lavoro agricolo nelle ore più calde quando il rischio è alto, segnalato dal bollettino Worklimate dell’Inail e del CNR.

 

Le aziende possono chiedere la Cassa Integrazione Agricola, la Cisoa, quando sospendono il lavoro per caldo eccessivo. L’Inps ha chiarito che si può usare la cassa integrazione ordinaria per caldo oltre i 35 gradi.

 

Ma nella realtà del ragusano queste regole spesso non vengono applicate. I controlli sono pochi, gli ispettori dello Spresal sono sotto organico e molte aziende agricole lavorano con manodopera irregolare o con contratti giornalieri.

 

Secondo la Flai Cgil Ragusa, solo il 30 percento delle aziende della fascia trasformata rispetta davvero lo stop nelle ore calde. Le altre continuano a lavorare perché la grande distribuzione vuole il prodotto fresco ogni mattina.

 

Le conseguenze del caldo sul corpo di chi lavora in serra

 

Il corpo umano non è fatto per lavorare a 50 gradi. L’esposizione prolungata al caldo provoca una serie di problemi che possono portare alla morte:

 

Disidratazione: si perdono liquidi e sali minerali, si abbassa la pressione, il cuore accelera.

Crampi da calore: spasmi dolorosi alle gambe e all’addome.

Esaurimento da calore: debolezza, nausea, vertigini, temperatura corporea oltre 38 gradi.

Colpo di calore: emergenza medica gravissima, temperatura oltre 40 gradi, rischio di danni permanenti al cervello e agli organi, fino alla morte.

 

Nelle serre del ragusano, dove l’umidità è altissima, il sudore non evapora e il corpo non riesce a raffreddarsi. Basta un’ora in più sotto il telo di plastica per andare in collasso.

 

Per questo i medici del lavoro dicono che nelle serre bisognerebbe lavorare solo nelle prime ore del mattino, con pause ogni 30 minuti, con acqua fresca a disposizione, con cappello e con un sistema di monitoraggio della temperatura interna.

 

L’ennesima morte che riaccende il dibattito sullo sfruttamento in agricoltura

 

La morte dell’operaio nel ragusano riaccende i riflettori sulle condizioni di lavoro nella fascia trasformata di Vittoria, considerata da molti la capitale del pomodorino ma anche simbolo di sfruttamento e caporalato.

 

Negli ultimi anni le inchieste della Procura di Ragusa hanno portato alla luce casi di caporalato, di paghe da 3 euro l’ora, di operai costretti a vivere in baracche senza acqua né luce.

 

Il distretto agricolo di Vittoria produce il 40 percento del pomodoro da mensa italiano, fattura centinaia di milioni di euro, ma dietro c’è una manodopera fragile, spesso tunisina, rumena, albanese, che accetta qualsiasi condizione per lavorare.

 

Le associazioni come Medici Senza Frontiere e Caritas Ragusa hanno più volte denunciato che molti operai non hanno accesso a cure mediche, non conoscono i loro diritti e hanno paura di denunciare per non perdere il lavoro.

 

Ora la morte di questo operaio dentro le serre nel ragusano riporta tutto al centro. Non è solo un malore legato al caldo, è il simbolo di un sistema che non protegge abbastanza chi lavora la terra sotto il sole.

 

Cosa chiedono i sindacati dopo la morte nel ragusano

 

Dopo la tragedia, Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil Sicilia hanno chiesto:

 

Stop immediato al lavoro in serra quando la temperatura interna supera i 35 gradi, con controlli veri dei Carabinieri e dell’Ispettorato del Lavoro.

Obbligo di fornitura di acqua, zone d’ombra e pause retribuite ogni ora per chi lavora in serra nel ragusano.

Più ispettori Spresal nella provincia di Ragusa, dove ce ne sono solo 6 per oltre 5 mila aziende agricole.

Cassa integrazione automatica per caldo per tutte le aziende agricole del ragusano, senza che l’azienda debba anticipare i soldi.

 

La Regione Siciliana ha già emanato un’ordinanza per il 2025 che vieta il lavoro agricolo dalle 12.30 alle 16.30 nei giorni di allerta rossa, ma senza controlli resta solo sulla carta.

 

La comunità del ragusano sotto shock

 

A Vittoria, Acate e Santa Croce Camerina la notizia della morte dell’operaio dentro le serre ha creato grande commozione. Sui social molti cittadini hanno scritto che conoscevano l’uomo, che era una persona perbene, venuta in Sicilia per lavorare e mantenere la famiglia.

 

Il sindaco di Vittoria ha espresso cordoglio e ha chiesto un tavolo urgente in Prefettura a Ragusa per discutere della sicurezza nelle serre.

 

Intanto la salma dell’operaio resta a disposizione dell’autorità giudiziaria all’ospedale di Vittoria. Nei prossimi giorni sarà eseguita l’autopsia che dovrà dire se a ucciderlo è stato davvero il caldo o se c’erano altre patologie.

 

Quello che è certo è che un altro operaio è morto mentre lavorava. Dentro una serra nel ragusano, sotto un telo di plastica, a 50 gradi. Lavorando la terra che produce il cibo che mangiamo tutti i giorni.

 

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