Carini, per la prima volta apre al pubblico il mosaico De Spuches-Galati da 142 mq. Visita gratuita BCsicilia 11 settembre, ex convento San Rocco.
Carini mosaico De Spuches-Galati visita gratuita BCsicilia: per la prima volta apre al pubblico il tesoro di 142 metri quadrati
Carini mosaico De Spuches-Galati visita gratuita BCsicilia è l’appuntamento da non perdere per chi ama la Sicilia e la sua storia millenaria. Per la prima volta il pubblico potrà ammirare il monumentale mosaico De Spuches-Galati, custodito nell’ex convento di San Rocco a Carini. La visita guidata gratuita si terrà venerdì 11 settembre 2026, alle ore 21.30, in corso Giuseppe Garibaldi 176. Un evento eccezionale che riporta a casa, dopo quasi centocinquant’anni, uno dei più significativi reperti archeologici dell’antica Hykkara.
A condurre i partecipanti alla scoperta dell’importante pavimento musivo sarà Giuseppe Randazzo, storico dell’arte, Presidente della sezione locale di BCsicilia e coautore del volume Il mosaico De Spuches Galati. Sarà presente Alfonso Lo Cascio, Presidente regionale di BCsicilia. L’iniziativa è promossa dalla sezione BCsicilia di Carini e dal Comune. La prenotazione è obbligatoria al numero 333 9416984. I posti sono limitati, per questo è consigliato prenotare subito.
Dove e quando vedere il mosaico De Spuches-Galati a Carini
L’appuntamento è fissato per venerdì 11 settembre 2026 alle ore 21.30 nell’ex convento di San Rocco, in corso Giuseppe Garibaldi 176 a Carini. Un orario serale scelto per valorizzare al meglio il mosaico, con luci studiate per esaltare i colori e i dettagli del pavimento.
La visita guidata è gratuita, ma la prenotazione è obbligatoria al numero 333 9416984. L’iniziativa è promossa da BCsicilia sezione di Carini in collaborazione con il Comune di Carini. Per la prima volta il pubblico potrà entrare nella sala che custodisce il mosaico e ascoltare dalla voce di Giuseppe Randazzo la storia avventurosa di questo tesoro.
L’ex convento di San Rocco è diventato negli ultimi anni un polo culturale per Carini, nel cuore del centro storico. Raggiungerlo è semplice, parcheggio nelle vie vicine e pochi minuti a piedi. L’ingresso è in corso Garibaldi, la via principale. Un’occasione per scoprire anche il centro storico di Carini di sera.
Un mosaico di 142 metri quadrati: cosa vedrete
Il pavimento musivo proviene da una villa di epoca tardo-romana rinvenuta nel 1873 in contrada San Nicola, nel territorio di Carini, da Giuseppe De Spuches, principe di Galati. Con la sua superficie complessiva di circa 142 metri quadrati, costituisce una preziosa testimonianza dell’antica Hykkara in età tardo-romana.
Il raffinato apparato decorativo è composto da motivi geometrici, corone d’alloro, ghirlande floreali, uccelli e pavoni. Non è un semplice pavimento, è un’opera d’arte che racconta il gusto, la ricchezza e la cultura di una famiglia aristocratica romana che aveva scelto le campagne di Carini per la sua villa.
I pavoni, in particolare, sono il simbolo del mosaico. Eleganti, colorati, con la coda aperta, rappresentano l’immortalità e la rinascita nell’iconografia tardo-romana. Le corone d’alloro e le ghirlande floreali incorniciano gli animali, mentre i motivi geometrici creano un tappeto di tessere bianche, nere, rosse, ocra, verdi. Un lavoro di migliaia di tessere posate a mano, una per una, da artigiani di altissimo livello.
La storia avventurosa: dal 1873 a oggi, 150 anni di viaggi
La storia del mosaico è lunga e travagliata, quasi un romanzo. Subito dopo la scoperta, per sottrarlo alla distruzione da parte degli operai impegnati nei terreni di contrada San Nicola, il principe De Spuches decise di acquistarlo e di trasferirne gran parte, a eccezione della porzione absidale, nel proprio palazzo di via Ruggero Settimo, a Palermo.
Qui il pavimento venne ricomposto all’interno di una grande sala e vi rimase per oltre un secolo. Immaginate una sala da ballo palermitana con un intero pavimento romano di 142 metri quadrati al centro. Era una delle meraviglie nascoste di Palermo, nota solo a pochi studiosi e agli ospiti del principe.
Nel 1975 Antonino De Spuches, discendente del principe di Galati, mise in vendita il palazzo. Tra i possibili acquirenti vi fu anche Renato Guttuso, interessato proprio all’ala dell’edificio che custodiva il mosaico. Secondo un curioso aneddoto, tuttavia, la moglie del pittore, Mimise, riteneva che i pavoni raffigurati nell’opera fossero portatori di sventura. Guttuso acquistò quindi un’altra parte dell’immobile, escludendo quella nella quale si trovava il prezioso pavimento. Una superstizione che ha salvato il mosaico da un destino diverso.
Dal palazzo di Palermo ai depositi e il ritorno a Carini
Dopo ulteriori vicissitudini, nel 1999 il mosaico venne definitivamente acquisito dalla Regione Siciliana e trasferito nei depositi dell’Albergo delle Povere, a Palermo. Un periodo di oblio, chiuso in casse, in attesa di una nuova vita.
Tra il 2007 e il 2014 i pannelli furono ricomposti ed esposti nell’Oratorio di San Filippo Neri all’Olivella a Palermo. Per la prima volta dopo decenni il pubblico poté rivederlo, anche se solo parzialmente, per ragioni di spazio. Molti frammenti più piccoli rimasero nei depositi.
Successivamente l’intero complesso fu riportato a Carini e collocato nell’ex convento di San Rocco, tornando così, dopo quasi centocinquant’anni, nel territorio dal quale proveniva. Un ritorno a casa emozionante, voluto dalla Soprintendenza, dalla Regione e dall’amministrazione comunale, con il supporto di BCsicilia.
Il restauro dei 76 pannelli: il lavoro della Soprintendenza
Il restauro dei settantasei pannelli è stato curato dalla Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Palermo, sotto la direzione di Rosa Maria Cucco, ed eseguito dall’impresa specializzata di Ivana Mancino. Un delicato intervento di pulitura e recupero che ha interessato anche una serie di frammenti più piccoli, mai esposti nell’Oratorio di San Filippo Neri per ragioni di spazio.
Settantasei pannelli, ognuno grande e pesantissimo, con tessere che rischiavano di staccarsi, con depositi di polvere, con vecchi restauri da rimuovere. Il lavoro di Ivana Mancino e della sua equipe è stato minuzioso, con pennellini, aspiratori, consolidanti. Ogni tessera è stata pulita, fissata, protetta.
Grazie a questo restauro oggi a Carini possiamo vedere il mosaico nella sua interezza, compresi i frammenti inediti. Un lavoro che ha restituito brillantezza ai colori, leggibilità ai motivi geometrici, vita ai pavoni e agli uccelli.
Cos’era Hykkara e perché Carini era così importante ai Romani
Il mosaico De Spuches-Galati è una preziosa testimonianza dell’antica Hykkara in età tardo-romana. Hykkara era il nome antico di Carini, una città sicana poi greca, famosa perché da qui proveniva Laide, la cortigiana più bella dell’antichità.
In età romana Carini divenne un territorio di ville. Le famiglie ricche di Panormus, l’odierna Palermo, costruivano lungo la costa e nell’entroterra di Carini grandi ville agricole e di otium, con terme, mosaici, affreschi. La villa di contrada San Nicola era una di queste, una residenza di lusso con vista sul mare, con un grande salone di rappresentanza pavimentato con il mosaico che oggi vediamo.
Essere invitati in quella sala significava entrare nel cuore del potere. Il proprietario mostrava la sua ricchezza e la sua cultura attraverso il pavimento. I motivi scelti, pavoni, ghirlande, corone, parlavano di immortalità, di abbondanza, di raffinatezza. Un linguaggio che i Romani capivano benissimo.
Chi era Giuseppe De Spuches, principe di Galati che salvò il mosaico
Senza Giuseppe De Spuches, principe di Galati, oggi non avremmo il mosaico. Era il 1873 quando nei suoi terreni di contrada San Nicola gli operai trovarono il pavimento. In un’epoca in cui molti reperti venivano distrutti o venduti all’estero, De Spuches capì il valore del ritrovamento.
Studioso, collezionista, appassionato di antichità, decise di acquistarlo e di salvarlo, pagando di tasca propria e trasportandolo a Palermo. Un’operazione complessa, che richiese il distacco del mosaico in pannelli, il trasporto con carri, la ricomposizione nel palazzo di via Ruggero Settimo. Un salvataggio che oggi definiremmo di archeologia preventiva.
Il suo gesto ha permesso al mosaico di arrivare fino a noi. Oggi porta il suo nome, De Spuches-Galati, proprio per ricordarne il salvatore.
BCsicilia e il Comune di Carini: perché questa visita è importante
L’iniziativa è promossa dalla sezione BCsicilia di Carini e dal Comune. BCsicilia è un’associazione per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali e ambientali, presente in tutta la Sicilia con decine di sezioni. A Carini è guidata da Giuseppe Randazzo, storico dell’arte e coautore del volume Il mosaico De Spuches Galati.
Randazzo sarà la guida d’eccezione della serata, insieme ad Alfonso Lo Cascio, Presidente regionale di BCsicilia. Conosce ogni tessera, ogni aneddoto, ogni documento d’archivio. Ascoltare il mosaico raccontato da chi lo ha studiato per anni è un’esperienza diversa dal semplice guardarlo.
Il Comune di Carini ha voluto fortemente il ritorno del mosaico e la sua apertura al pubblico. L’ex convento di San Rocco è stato restaurato e adattato proprio per ospitarlo. Un investimento culturale che punta a fare di Carini un polo di turismo archeologico, insieme al Castello La Grua Talamanca e alle catacombe paleocristiane di Villagrazia di Carini.
Come prenotare e cosa vedere a Carini oltre al mosaico
La visita guidata gratuita si terrà venerdì 11 settembre 2026 alle ore 21.30 in corso Giuseppe Garibaldi 176. La prenotazione è obbligatoria al numero 333 9416984. Chiamate o mandate un messaggio WhatsApp per assicurarvi il posto, i gruppi saranno a numero chiuso per permettere a tutti di vedere bene il mosaico.
Arrivate con qualche minuto di anticipo, portate un telefono carico per le foto, anche se senza flash, e prendetevi del tempo per visitare Carini di sera. Il Castello, il centro storico, le botteghe. La visita offrirà dunque un’occasione eccezionale per conoscere da vicino uno dei più significativi reperti archeologici restituiti dal territorio di Carini e ripercorrerne l’avventurosa storia, dalla scoperta ottocentesca al salvataggio, dai successivi trasferimenti fino al ritorno nel luogo delle sue origini.
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