Malagò FIGC candidatura requisiti commissariamento: cosa sta succedendo davvero

Il caso Malagò FIGC candidatura requisiti commissariamento sta scuotendo il calcio italiano. Giovanni Malagò, eletto presidente della FIGC lo scorso 22 giugno con il 68,58% delle preferenze, rischia di vedere annullata la sua elezione per un vizio di forma: al momento della presentazione della candidatura non risultava tesserato alla Federazione. Un dettaglio che, secondo la Procura generale dello sport del CONI, rappresenta un requisito imprescindibile previsto dall’articolo 29,1 dello Statuto federale.

La vicenda è partita subito dopo il voto, quando Renato Miele, avvocato ed ex calciatore anche lui candidato alla presidenza, ha presentato ricorso alla giustizia sportiva. Da lì si è aperta un’inchiesta che ha coinvolto il procuratore generale Ugo Taucer e un pool di giuristi interpellati dal CONI. Il verdetto preliminare è netto: senza tesseramento alla data della candidatura, non si poteva concorrere. E ora il presidente del CONI Luciano Buonfiglio dovrà chiedere al Consiglio nazionale di votare il commissariamento della FIGC.

il nodo del tesseramento e perché manca il requisito

Il punto centrale è semplice ma decisivo. Per candidarsi alla presidenza della FIGC bisogna essere tesserati. Lo dicono i principi fondamentali del CONI e lo statuto federale, che non prevede eccezioni se non per organi di giustizia e revisori dei conti. Malagò, al momento del deposito della candidatura, non aveva questo tesseramento. La FIGC, secondo i giuristi Franco Scoca, Massimo Coccia, Luigi Medugno e Alberto Angeletti, avrebbe dovuto prevederlo espressamente se avesse voluto derogare, ma non lo ha fatto.

Malagò si difende e parla di attacco politico. Negli ultimi giorni, anche alla Festa dei giovani di Fratelli d’Italia, ha risposto alle domande dei giornalisti definendo la questione come politica e non tecnica. Resta il fatto che la Procura federale ha riconosciuto apertamente la mancanza del requisito. E questo apre a uno scenario inedito: il commissariamento della FIGC, con l’annullamento di fatto dell’elezione di giugno.

verso il commissariamento: cosa può succedere adesso

Se il Consiglio nazionale del CONI voterà il commissariamento, la gestione della Federazione passerà a un commissario straordinario. Tra le ipotesi che circolano c’è anche quella, paradossale, di nominare lo stesso Malagò come commissario per garantire continuità. Intanto, secondo diverse ricostruzioni, alcuni club di Serie A si starebbero già muovendo per il dopo, con il nome di Adriano Galliani indicato come possibile successore alla guida della FIGC.

Il rischio è quello di una paralisi proprio mentre il calcio italiano deve affrontare riforme urgenti, dai vivai agli stadi fino al rapporto con le leghe. Il precedente sarebbe singolare nella storia recente dello sport italiano e aprirebbe un contenzioso lungo, con possibili ricorsi al TAR e al Collegio di garanzia dello sport. Per ora Malagò resta al suo posto, ma la sua posizione appare sempre più fragile.

le reazioni del mondo del calcio e della politica

Il caso ha inevitabilmente acceso il dibattito politico. Il ministro per lo sport Andrea Abodi è intervenuto con prudenza, mentre dal mondo dei club trapela insofferenza per l’incertezza. I presidenti di Serie A temono che il commissariamento possa rallentare decisioni chiave sui diritti tv e sulle riforme dei campionati. Dalla parte di Malagò, invece, si sottolinea come l’elezione sia avvenuta con una maggioranza ampia e come il tesseramento sia stato regolarizzato subito dopo.

La questione, però, resta giuridica prima che politica. Se il requisito era davvero imprescindibile, come sostiene la Procura generale del CONI, l’elezione è viziata all’origine e non può essere sanata a posteriori. Saranno i prossimi giorni, con il voto del Consiglio nazionale, a decidere il destino della FIGC e di Giovanni Malagò.

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