14 Agosto 2026 15:23
Crisi del bergamotto, Area Grecanica: il sindaco di Melito di Porto Salvo chiede un intervento urgente alla Regione Calabria
La crisi del bergamotto nell’ Area Grecanica è arrivata sui tavoli della Regione Calabria con una richiesta ufficiale e urgente. Con protocollo n. 21673 del 30 luglio 2026, il sindaco di Melito di Porto Salvo, Annunziato Nastasi, ha scritto al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e all’assessore alle Politiche agricole Gianluca Gallo per chiedere un incontro immediato e interventi concreti a salvaguardia dei bergamotteti e dell’agrumicoltura dell’Area Grecanica.
Una lettera che fotografa una situazione definita estremamente critica sul campo, con frutti che seccano sugli alberi o cadono a terra prima di raggiungere la piena maturazione, compromettendo l’intero raccolto della imminente stagione agrumaria. Una situazione che mette in ginocchio decine di aziende agricole familiari che non riescono neanche più a coprire le spese sostenute per la produzione.
Il documento, indirizzato anche ai dipartimenti Presidenza e Agricoltura della Regione, parte da un dato di fatto che tutti conoscono in Calabria ma che spesso si dimentica fuori dai confini regionali. Il bergamotto è il prodotto identitario dell’Area Grecanica, area vocata alla sua coltivazione grazie al particolare microclima che caratterizza la fascia ionica, dalla costa fino alle pendici aspromontane.
Un microclima unico al mondo, che ha reso possibile la coltivazione di questo agrume preziosissimo in una striscia di terra di pochi chilometri. Ma proprio quel microclima, oggi, sta cambiando. Purtroppo la siccità e le elevate temperature di questa stagione stanno mettendo a dura prova i frutti presenti sugli alberi, in via di maturazione, e conseguentemente il raccolto che dovrebbe arrivare nelle prossime settimane.
Il sopralluogo del sindaco con i produttori di bergamotto
La lettera del sindaco Nastasi non nasce da segnalazioni di ufficio, ma da una verifica diretta sul territorio. A seguito delle segnalazioni ricevute dal Comitato dei Produttori dell’Area Grecanica, il primo cittadino ha personalmente visitato, insieme a una delegazione, alcune piantagioni bergamotticole.
L’obiettivo era sincerarsi direttamente dei gravi danni prodotti anche e soprattutto dalle condizioni climatiche avverse, caratterizzate da afa, siccità e venti di scirocco, che stanno colpendo le colture. Quello che ha visto è una situazione che va oltre la normale annata difficile.
Gli agricoltori raccontano di alberi stressati, di frutti che non crescono, che restano piccoli, che si disidratano e cadono. Il bergamotto è una pianta resistente, abituata al caldo della costa ionica, ma ha bisogno di acqua nei momenti giusti e non sopporta lunghi periodi di scirocco caldo e secco durante la fase di ingrossamento del frutto.
Quest’anno l’afa è arrivata presto, la pioggia è mancata per settimane e i venti di scirocco hanno soffiato con insistenza proprio nei giorni più delicati. Il risultato è un crollo della produzione atteso che, in alcune zone, potrebbe superare il 50 per cento rispetto a una stagione normale.
Perché il bergamotto non è solo un agrume ma un presidio contro la desertificazione
Nel suo appello alla Regione, il sindaco di Melito di Porto Salvo ricorda un aspetto fondamentale che spesso sfugge a chi guarda solo ai numeri economici. I bergamotteti non rappresentano solo un’eccellenza economica e identitaria, ma svolgono anche un’insostituibile funzione di prevenzione della desertificazione del territorio da tutelare.
L’Area Grecanica è un territorio fragile. Senza la cura quotidiana degli agricoltori, senza i terrazzamenti, senza le sistemazioni idrauliche legate agli agrumeti, la collina scivolerebbe rapidamente verso il degrado, con frane, incendi e abbandono. Il bergamotto tiene insieme paesaggio, economia e comunità.
Perdere i bergamotteti significa perdere un pezzo di Calabria che non si può ricostruire altrove. Significa perdere l’unica zona al mondo dove il bergamotto trova le condizioni ideali per dare un’essenza di qualità superiore, usata dall’industria del profumo e dall’alimentare di alta gamma.
Per questo la richiesta alla Regione non è solo una richiesta di indennizzo, ma una richiesta di visione. Alla luce di ciò, invochiamo la Regione Calabria affinché si individui tempestivamente una soluzione per salvaguardare questo prezioso agrume dalle drammatiche conseguenze dei cambiamenti climatici, oltre a disporre delle opportune provvidenze a sostegno dei coltivatori danneggiati, scrive Nastasi.
Cosa chiede il Comune di Melito alla Regione Calabria
La lettera si chiude con un invito concreto e operativo. Con la presente, invito cordialmente la S.V., compatibilmente con gli impegni istituzionali, e l’Assessore Gianluca Gallo a effettuare un sopralluogo diretto nel nostro territorio, accompagnato dai produttori locali, per verificare di persona la gravità dell’accaduto e concordare gli interventi idonei a tutela del comparto.
Non una semplice riunione a Catanzaro nella Cittadella Jole Santelli, ma un sopralluogo sul campo, tra le piante, con chi le coltiva ogni giorno. Un modo per far toccare con mano a chi governa la Regione cosa significa vedere il lavoro di un anno andare perso per il caldo e la mancanza d’acqua.
Gli interventi che i produttori si aspettano sono di due livelli. Da un lato quelli immediati, di sostegno al reddito per chi ha perso il raccolto e non riesce a coprire neanche le spese di coltivazione, irrigazione e manodopera. Dall’altro quelli strutturali, per rendere il comprensorio più resiliente ai cambiamenti climatici.
Tra le ipotesi in campo ci sono il riconoscimento dello stato di calamità naturale, l’attivazione delle misure del fondo di solidarietà nazionale, ristori per i danni subiti, ma anche investimenti per l’ammodernamento degli impianti di irrigazione, per la raccolta delle acque, per la ricerca di portinnesti più resistenti alla siccità.
Area Grecanica, un territorio identitario da difendere
L’Area Grecanica, che comprende i comuni di Melito di Porto Salvo, Bagaladi, Bova, Bova Marina, Brancaleone, Bruzzano Zeffirio, Condofuri, Ferruzzano, Montebello Ionico, Palizzi, Roccaforte del Greco, Roghudi, San Lorenzo e Staiti, è uno dei territori più affascinanti e fragili della Calabria.
Qui si parla ancora il greco di Calabria, qui la cultura ellenica ha lasciato tracce profonde, qui il bergamotto ha trovato casa. Non è un caso che il Comune di Melito si definisca Città Metropolitana di Reggio Calabria ma rivendichi con forza la sua appartenenza all’Area Grecanica.
Il bergamotto di Reggio Calabria ha ottenuto la Denominazione di Origine Protetta e la sua essenza è richiesta in tutto il mondo. Ma la filiera è corta e fragile. Se salta l’anello dei produttori agricoli, salta tutto. E i produttori oggi sono stanchi, perché come scrive il sindaco, purtroppo accade ormai con frequente regolarità che i frutti secchino sugli alberi o cadano a terra prima di raggiungere la piena maturazione.
Quella che una volta era un’eccezione, un’annata sfortunata ogni dieci anni, oggi sta diventando la norma. Il cambiamento climatico non è più un tema da convegno, è un albero che secca, un frutto che cade, una famiglia che non riesce a pagare il gasolio per il trattore.
Quali interventi urgenti servono per l’agrumicoltura
La richiesta di incontro urgente del sindaco Nastasi al presidente Occhiuto e all’assessore Gallo apre una partita che riguarda tutta l’agrumicoltura calabrese, non solo il bergamotto. Anche arance, clementine e limoni stanno soffrendo le stesse condizioni di afa, siccità e scirocco.
Servono interventi coordinati. In primo luogo un monitoraggio rapido dei danni con i tecnici di Arcea e del dipartimento Agricoltura, per quantificare le perdite. Poi l’apertura di un tavolo permanente con il Comitato dei Produttori dell’Area Grecanica, che è stato il primo a lanciare l’allarme.
Sul piano strutturale, gli agricoltori chiedono da anni invasi più moderni, condotte idriche che perdano meno acqua, possibilità di attingere in modo regolato dalle falde durante i periodi di emergenza, incentivi per l’irrigazione a goccia e per le tecniche di agricoltura conservativa che mantengono l’umidità nel suolo.
La crisi del bergamotto nell’ Area Grecanica del 2026 può diventare l’occasione per mettere finalmente al centro delle politiche regionali un prodotto che è simbolo della Calabria nel mondo. In attesa di un sollecito e favorevole riscontro, come conclude la lettera del sindaco, la palla passa ora alla Regione.
L’Area Grecanica è il cuore del bergamotto e i numeri spiegano perché la crisi di cui parla il sindaco di Melito è così grave.
Ecco il quadro economico reale, basato sui dati ufficiali di Regione, Coldiretti, Consorzio e associazioni di produttori:
Quanto pesa il bergamotto
Superficie: tra 1.500 e 2.000 ettari coltivati, tutti in provincia di Reggio Calabria, lungo 150 km di costa da Villa San Giovanni a Monasterace. Coldiretti conferma circa 1.500 ettari stabili con crescita del 3% negli ultimi 15 anni.
Monopolio mondiale: qui si concentra il 100% della produzione nazionale e circa il 90% della produzione mondiale di bergamotto, con circa 20.000 tonnellate di frutto e 100.000 kg di olio essenziale all’anno.
Valore per ettaro: è il prodotto agricolo meglio remunerato. Da un ettaro di bergamotteto si ricavano in media 10.000 euro di reddito annuo. Il prezzo riconosciuto oggi ai produttori è di circa 50 euro a quintale, contro i 12-15 euro delle arance e 10 euro delle clementine.
Se fai il conto solo del frutto fresco, parliamo di un valore alla produzione di 8-10 milioni di euro l’anno, ma il valore reale è nell’indotto.
Indotto, occupati e addetti
Non esiste un solo dato Istat scorporato per “bergamotto”, perché rientra negli agrumi, ma la filiera è così composta:
1. Parte agricola diretta: circa 50 comuni coinvolti e centinaia di aziende familiari e cooperative. Si stima tra 800 e 1.200 aziende agricole con bergamotteto, quasi tutte a conduzione familiare nell’Area Grecanica (Melito, Bagaladi, Bova, Condofuri, Brancaleone, Palizzi, ecc.). Ogni azienda occupa in media 2 addetti fissi + 3-4 stagionali per potatura e raccolta da ottobre a marzo.
2. Trasformazione: l’industria di estrazione dell’essenza DOP. Sono le 30-40 industrie storiche di Reggio e dell’area ionica. Qui l’occupazione è specializzata e continua. Quando, come successo a marzo 2025, le industrie sospendono le attività, oltre il 50% dei frutti rimane invenduto sugli alberi, con blocco totale della filiera.
3. Indotto allargato: succo, cosmesi, profumeria, liquoristica, pasticceria, turismo esperienziale. La Regione sta puntando sulla Via del Bergamotto proprio come volano per generare ricadute economiche concrete e destagionalizzazione nei piccoli comuni.
In totale, tra diretto e indotto, il comparto bergamotticolo muove nella Città Metropolitana di Reggio Calabria oltre 1.500-2.000 addetti tra fissi e stagionali, a cui si aggiungono trasporti, vivaismo, assistenza tecnica e promozione. È poco in termini assoluti, ma è tantissimo in un territorio come l’Area Grecanica dove l’alternativa è l’abbandono.
Ed è qui il punto che il sindaco Nastasi mette nella lettera. Il bergamotteto non è solo reddito. Svolge una funzione di presidio contro la desertificazione. Senza bergamotteti, le colline dell’Area Grecanica franano, si inselvatichiscono e bruciano. Ogni ettaro perso è un posto di lavoro perso e un pezzo di territorio in meno da difendere.
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