Educatori lombardi con chi soffre

Educatori lombardi, Natale e Capodanno accanto a chi è più vulnerabile

educatori lombardi

Milano, 3 gennaio 2024 – Le festività di Natale e Capodanno si sono appena concluse. Per molti di noi sono state un’occasione per trascorrere del tempo con i propri cari, magari lasciando la città per le montagne o per il mare. Ma non è stato così per gli educatori e le educatrici professionali impegnati nei servizi residenziali di tutta la Lombardia.

In questi servizi, che accolgono persone con disabilità, anziane non autosufficienti e minori, il periodo natalizio può rappresentare un momento di particolare difficoltà. Per chi vive in un servizio residenziale, le feste possono essere un momento di nostalgia, di solitudine e di mancanza delle persone care.

In queste situazioni, il ruolo degli educatori e delle educatrici è fondamentale. Oltre a fornire assistenza continua, senza pause durante le feste, gli educatori e le educatrici si impegnano a creare un clima di festa e di condivisione, anche per chi non ha la possibilità di trascorrere le feste con la propria famiglia.

Ecco alcune testimonianze di educatori e educatrici lombardi che hanno lavorato durante le ultime festività:

  • Sara B., educatrice in comunità per adolescenti: “Il momento più atteso? La mattina di Natale, quando dopo la sveglia, si scende piano piano verso il soggiorno, dove sotto l’albero di Natale ci sono tutti i regali che noi educatrici ed educatori, abbiamo pensato attentamente, scelto e comprato per le ragazze. Sappiamo che le feste sono un momento delicato. Alcune ragazze sentono la gioia di essere in un luogo sicuro, dove ricevere quelle piccole attenzioni di cui hanno tanto bisogno, altre sperimentano la tristezza e la rabbia per quello che stanno vivendo, alcune entrambe le cose insieme. Ma i giorni di festa sono i più speciali, si organizzano cose belle da fare: cinema, pattinaggio sul ghiaccio, gite, cene… sono momenti pensati per farle stare bene, momenti fatti di infinite coccole e tempo insieme.”
  • Elena S., educatrice in comunità mamma-bambino: “Non sempre è facile passare la notte di Natale in comunità, quando le assenze si fanno sentire con più forza per tutti. I bambini e le bambine regalano un’atmosfera di aspettativa, di attesa rispetto alla festa. Il nostro ruolo è quello di restituire l’onore e l’onere di preparare la festa alle madri, che magari voglia di festeggiare non hanno. Si tratta di un compito delicato e dignitoso per chi lavora in questi servizi, che cerca di ricucire strappi e portare le persone nel presente. Con il nostro lavoro proviamo a portare leggerezza, gioco, proviamo a contribuire alla creazione di piccole tradizioni di famiglia, che diventeranno ricordi di tempi non facili, ma dove il pensiero di cura reciproco è circolato.”
  • Sergio S., educatore in comunità per persone con disabilità: “Ecco, sono in turno proprio a Natale! La prima esclamazione di chi si ritrova a gestire la festa più familiare che ci sia con chi, per mille ragioni, una famiglia in quel momento non l’ha vicina. Esiste una pedagogia della festa? Credo di sì. L’obiettivo non è quello di “sostituire” la famiglia ma piuttosto quello di mostrare come si celebra un rito importante, aiutare a riscoprirne il senso, fatto di condivisione, riflessioni, divertimento e del valore inestimabile del gruppo. Le feste possono far parte dei ricordi più belli e noi educatori, in questo caso e non solo, abbiamo il grande compito di costruire esperienze significative e affettive che diverranno parte della storia di ciascuno dei nostri ragazzi, anche quelli con minore capacità di comprendere o con le più grandi difficoltà.”

Gli educatori e le educatrici lombardi hanno lavorato con competenza e dedizione durante le ultime festività, portando l’esperienza della festa anche in situazioni di grande complessità. Il loro impegno ha contribuito a creare un clima di serenità e di condivisione per le persone che hanno vissuto le feste in questi servizi.

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