Sassi sulla Bovesana a Cuneo: due arresti per tentato omicidio dopo il lancio dal cavalcavia
Paura sulla Bovesana a Cuneo: lanciavano Sassi contro le auto in transito. Due arresti per tentato omicidio. La dinamica, le indagini e cosa rischiano.
Sassi sulla Bovesana a Cuneo: due arresti per tentato omicidio, è allarme sicurezza
Sassi lanciati contro le auto in corsa sulla provinciale più trafficata di Cuneo. Quello che poteva sembrare un gesto di bravata si è trasformato in un caso di tentato omicidio.
Due persone sono state arrestate dai Carabinieri e dalla Polizia di Stato nelle ultime ore con l’accusa di aver scagliato Sassi di grosse dimensioni dal cavalcavia della Bovesana, mettendo a rischio la vita degli automobilisti.
L’episodio, riportato da La Stampa Cuneo del 1 settembre 2026, ha scosso l’intera comunità tra Cuneo, Boves e Borgo San Dalmazzo. La Bovesana, la SP21 che collega il capoluogo alla Valle Colla, è una strada ad alta percorrenza, usata ogni giorno da migliaia di pendolari, studenti e mezzi pesanti. Lanciare Sassi in quel tratto significa provocare consapevolmente un incidente potenzialmente mortale.
Cosa è successo sulla Bovesana: la notte dei Sassi
Tutto è accaduto tra la serata di sabato 30 e la notte di domenica 31 agosto, all’altezza dello svincolo di Fontanelle e Madonna delle Grazie, uno dei punti più noti della Bovesana.
Secondo la prima ricostruzione degli inquirenti, alcune chiamate al 112 hanno segnalato la presenza di due giovani sul cavalcavia che sovrasta la provinciale. Gli automobilisti in transito hanno raccontato di aver visto cadere all’improvviso Sassi e pietre di medie e grandi dimensioni proprio sulla carreggiata. Una vettura, condotta da una donna di 42 anni diretta a Cuneo, è stata colpita in pieno sul parabrezza. Il vetro è andato in frantumi, ma la conducente è riuscita miracolosamente a mantenere il controllo del mezzo e ad accostare.
Pochi minuti dopo, una seconda auto ha evitato per un soffio un masso di circa 3 chili caduto a pochi metri dal cofano. A quel punto è scattata la segnalazione massiccia e le pattuglie della zona sono confluite sulla Bovesana.
I militari dell’Arma, una volta giunti sul posto, hanno sorpreso i due sospettati ancora sul ponte con le mani sporche di terra e con altri Sassi già pronti accanto al guardrail, apparentemente pronti per essere lanciati di nuovo. Alla vista dei lampeggianti, i due hanno tentato la fuga per i campi, ma sono stati bloccati dopo un breve inseguimento a piedi.
Chi sono gli arrestati per il lancio di Sassi
I due arrestati sono due giovani residenti nell’hinterland cuneese, di 19 e 23 anni, entrambi già noti alle forze dell’ordine per piccoli reati contro il patrimonio e per disturbo della quiete pubblica. Non avrebbero legami tra loro di tipo familiare, ma sarebbero amici e soliti frequentare la zona la sera.
Durante la perquisizione personale e domiciliare sono stati trovati alcuni video registrati con il cellulare che li ritrarrebbero mentre lanciano i Sassi e ridono, commentando il passaggio delle auto. Un elemento che per la Procura di Cuneo ha aggravato notevolmente la loro posizione, facendo cadere l’ipotesi della “ragazzata” e configurando il dolo diretto.
Il PM di turno, informato dei fatti, ha disposto il fermo immediato e ha chiesto la convalida per tentato omicidio. L’accusa è pesantissima: tentato omicidio volontario in concorso, aggravato dalla pericolosità del gesto e dall’aver agito in condizioni di minorata difesa per le vittime, che non potevano in alcun modo prevedere il pericolo.
I due giovani si trovano ora in carcere a Cuneo, a disposizione del GIP. L’udienza di convalida è prevista nelle prossime ore.
Perché lanciare Sassi è tentato omicidio e non una bravata
Spesso si tende a sottovalutare il lancio di Sassi dal cavalcavia. Molti ragazzi lo definiscono uno scherzo, una prova di coraggio. Ma la giurisprudenza italiana è ormai chiarissima e durissima su questo punto.
Lanciare Sassi da un cavalcavia contro auto che viaggiano a 70-90 km/h, come sulla Bovesana, non è danneggiamento. È un’arma impropria.
Un sasso di appena 500 grammi, lanciato da un’altezza di 6 metri su un veicolo che viaggia a 80 km/h, sviluppa una forza d’impatto paragonabile a decine di chili. Se colpisce il parabrezza può sfondarlo, far perdere il controllo al conducente, causare un frontale con altre auto o un’uscita di strada mortale.
Per questo motivo la Cassazione, in casi analoghi avvenuti a Roma sul Muro Torto e a Mira in Veneto, ha stabilito che chi lancia Sassi in questo modo risponde di tentato omicidio, perché accetta consapevolmente il rischio di uccidere qualcuno. Non è necessario voler uccidere una persona specifica: è sufficiente la consapevolezza che quel gesto possa uccidere.
Nel caso della Bovesana di Cuneo, gli inquirenti hanno sottolineato tre fattori determinanti per l’accusa:
La scelta del luogo: la Bovesana è una strada extraurbana veloce, senza possibilità di frenata immediata.
La dimensione dei Sassi: non ghiaia, ma pietre e blocchi di cemento prelevati dalla massicciata adiacente.
La reiterazione: non un singolo lancio, ma una serie di lanci ripetuti nell’arco di almeno venti minuti.
Questi elementi hanno fatto scattare immediatamente l’ipotesi più grave.
La paura dei residenti: “Sulla Bovesana non siamo al sicuro”
L’episodio dei Sassi ha riacceso il dibattito sulla sicurezza della Bovesana. I residenti delle frazioni di Fontanelle, Bombonina e Madonna delle Grazie denunciano da anni la scarsa illuminazione sui cavalcavia e la mancanza di reti di protezione.
“Passiamo di lì ogni giorno per andare a lavorare. Sapere che qualcuno si diverte a lanciare Sassi è terrificante”, racconta un pendolare intervistato questa mattina. “Mia figlia neopatentata fa quella strada la sera. Poteva esserci lei.”
Il Comune di Cuneo e la Provincia avevano già previsto, a novembre, una modifica sperimentale della viabilità proprio all’incrocio dell’Angelo sulla Bovesana per migliorare la sicurezza. Ora, dopo gli arresti, è probabile che venga chiesta l’installazione di barriere anti-scavalcamento più alte e di un sistema di videosorveglianza sui punti più sensibili.
Le indagini: fondamentali le testimonianze e le telecamere
Decisive per arrivare in tempi record agli arresti per il lancio dei Sassi sono state le testimonianze degli automobilisti e le immagini di videosorveglianza.
Le telecamere di un distributore di carburante poco distante e quelle di un’azienda privata che affaccia sulla Bovesana hanno ripreso i due giovani mentre arrivavano a piedi sul cavalcavia con uno zaino. All’interno dello zaino, sequestrato dai Carabinieri, c’erano altri Sassi di varie dimensioni e due torce frontali.
Fondamentale anche la chiamata della donna colpita, che ha avuto la prontezza di annotare l’orario esatto e di fermarsi per chiamare i soccorsi, evitando così che altre auto venissero colpite senza alcuna segnalazione.
Gli investigatori non escludono che i due possano essere responsabili anche di altri episodi simili segnalati nelle settimane precedenti, sempre sulla Bovesana, ma mai denunciati formalmente perché gli automobilisti avevano pensato a pietrisco sollevato da altri mezzi.
Cosa rischiano ora gli autori del lancio di Sassi
Se l’accusa di tentato omicidio dovesse essere confermata dal GIP, i due giovani rischiano una pena molto alta, che va da un minimo di 3 anni fino a oltre 10 anni di reclusione, a seconda delle aggravanti riconosciute.
Oltre al penale, c’è il risarcimento civile per i danni causati alle auto colpite dai Sassi. La donna di 42 anni ha già annunciato, tramite il suo legale, di volersi costituire parte civile.
La Procura di Cuneo vuole dare un segnale forte:
sulla Bovesana e su tutte le strade provinciali non c’è spazio per bravate che mettono a repentaglio la vita altrui. Il messaggio è chiaro: chi lancia Sassi non fa una ragazzata, tenta di uccidere.
L’inchiesta è ancora in corso e non si esclude che nelle prossime ore emergano altri dettagli, inclusa la possibilità che il gesto sia stato fatto sotto l’effetto di alcol o sostanze stupefacenti, come spesso accade in questi casi notturni. In attesa dell’interrogatorio di garanzia, la comunità di Cuneo tira un sospiro di sollievo per gli arresti, ma resta la paura per quella che è una delle arterie più importanti e, fino a ieri, considerate sicure del territorio.
Per chi percorre ogni giorno la Bovesana, il consiglio delle forze dell’ordine è uno solo: in caso di avvistamento di persone sospette sui cavalcavia o di Sassi in mezzo alla carreggiata, chiamare immediatamente il 112 senza fermarsi e senza tentare di rimuovere da soli i detriti.



