Sanità negata nei piccoli borghi: l’intervista denuncia di Antonello De Pierro.

La Sanità negata nei piccoli borghi d’Abruzzo e d’Italia. Intervista ad Antonello De Pierro: medici assenti, anziani abbandonati e le due proposte urgenti per salvare il diritto alla salute.

 

Sanità negata nei piccoli borghi: il diritto alla salute che non arriva più

La Sanità nei piccoli borghi italiani non è più un servizio, è un miraggio. E’ la denuncia più dura che arriva dall’Abruzzo e che racconta un’Italia a due velocità, dove l’Articolo 32 della Costituzione che definisce la salute come diritto fondamentale sembra essersi fermato ai confini delle grandi città.

Ne abbiamo parlato con Antonello De Pierro, giornalista e presidente del movimento Italia dei Diritti, che da mesi ha aperto un fronte di battaglia civile proprio sulla Sanità di prossimità. La sua intervista rilasciata ad AbruzzoSera ha riacceso un dibattito scomodo: cosa succede quando in un comune sotto i 1500 abitanti non c’è più un medico di base?

Quello che emerge non è solo un disservizio. È una vera e propria emergenza umanitaria silenziosa, che colpisce soprattutto gli anziani, i più fragili, quelli che non hanno un’auto per spostarsi di 20 chilometri per una ricetta.

Il circolo vizioso che uccide la Sanità nei comuni sotto i 1500 abitanti

Per capire perché la Sanità è scomparsa dai piccoli centri bisogna capire il meccanismo perverso che la legge attuale permette.

Oggi un medico di medicina generale è libero di scegliere dove esercitare. Nei piccoli borghi il numero di assistiti è basso, quindi il compenso è basso. Il cittadino, stufo di trovare l’ambulatorio chiuso, si sposta e sceglie un medico nel comune più grande vicino. Così il numero di pazienti nel borgo cala ancora di più, rendendo quella sede ancora meno appetibile economicamente. Un circolo vizioso che si autoalimenta fino allo svuotamento totale.

De Pierro, che è anche capogruppo di opposizione nel comune di Roccagiovine, in provincia di Roma, porta un esempio concreto che fa capire meglio di mille statistiche cosa significa Sanità negata.
A Roccagiovine, racconta, si è arrivati al paradosso di un medico presente per un’ora sola a settimana. Un’ora. Per due anni consecutivi.
Un’anomalia grottesca a danno di una popolazione prevalentemente anziana, che nei grandi centri scatenerebbe una rivolta, ma che nei piccoli paesi viene subita con rassegnazione. Quando va bene, la presenza del medico si riduce a uno o due giorni a settimana. Quando va male, non c’è proprio.

E non è solo l’Abruzzo. Dalla Valle Aniene ai borghi del Molise, dalle aree interne della Sardegna all’Appennino, la storia è identica: ambulatori chiusi, CUP lontani, PUA (Punto Unico di Accesso) che chiudono per ferie senza sostituzioni.

I sindaci che abbassano la testa e la paura di disturbare

Un altro punto centrale dell’intervista di De Pierro è il silenzio assordante di molti sindaci.

Secondo il presidente di Italia dei Diritti, molti amministratori locali evitano di alzare la voce per non scontentare i propri riferimenti politici in Regione o per non disobbedire agli ordini di scuderia. Si lamentano sottovoce, ma non presentano denunce formali, non fanno barricate, non usano quel potere che l’articolo 32 della legge 833/78 gli conferisce come massima autorità sanitaria locale.

“Chi pensa di fare il sindaco a testa bassa farebbe meglio a farsi da parte”, ha detto De Pierro senza mezzi termini. Perché la Sanità non è una questione di bilancio, è una questione di dignità.

L’Italia dei Diritti-De Pierro rivendica la sua indipendenza proprio per questo: non rispondendo a logiche di partito, può permettersi di denunciare ciò che altri tacciono.

La soluzione tampone che è stata rifiutata: 500 euro per salvare un paese

Di fronte a questa emergenza, De Pierro non si è limitato alla denuncia. Aveva proposto una soluzione d’emergenza, pratica e immediata.

L’idea era una convenzione tra una decina di piccoli comuni della stessa area. Mettendo insieme una cifra irrisoria, circa 500 euro al mese per ciascun comune, si sarebbe potuto finanziare un canale alternativo per integrare la copertura delle ASL e garantire la presenza di un medico 5 giorni su 7.

L’allora sindaco di Vallepietra, Flavio De Santis, aveva dato disponibilità. Tutti gli altri hanno detto no, adducendo vincoli di bilancio.

Vincoli di bilancio che, secondo il movimento, non possono venire prima della salute. Oggi quegli stessi sindaci che hanno rifiutato si lamentano pubblicamente della mancanza di competenze dirette in materia di Sanità. Una contraddizione che i cittadini pagano sulla propria pelle.

Le due proposte concrete per riformare la Sanità di prossimità

I tamponi non bastano più. Per De Pierro il problema della Sanità nei piccoli borghi non si risolve con appelli o con convenzioni volontarie. Serve una legge statale, immediata, che cambi le regole del gioco.

Italia dei Diritti propone due interventi normativi urgenti:

1. Classificare i comuni disagiati e incentivare i medici.
Serve una norma che riconosca automaticamente i comuni sotto i 1.500 abitanti (o con specifici parametri di altitudine, spopolamento e età media) come “sedi disagiate”. Per queste sedi devono essere previsti incentivi economici forti per i medici di base: indennità di disagio, punteggi maggiori per la carriera, alloggi di servizio, defiscalizzazione. Bisogna colmare il minor guadagno derivante dal basso numero di assistiti e rendere queste sedi attrattive, non punitive.

2. Dare poteri di imposizione alle ASL.
Nei casi di emergenza conclamata, quando nessun medico sceglie volontariamente una sede, l’ASL deve avere il potere di assegnare d’ufficio la copertura di quel comune, garantendo al professionista un corrispettivo economico dignitoso e soddisfacente. Non può esistere un diritto alla salute a chiamata, dove se nessuno risponde il servizio semplicemente non esiste.

Solo così, secondo De Pierro, si può relegare al passato questa ingiustizia e restituire pieni diritti ai cittadini dei piccoli comuni.

Perché la Sanità di prossimità è una questione nazionale, non solo abruzzese

Quello che accade in Abruzzo è lo specchio di un problema nazionale. L’Italia conta oltre 5.500 comuni sotto i 5.000 abitanti e quasi 3.500 sotto i 1.000. Sono il cuore del Paese, custodi di tradizioni, paesaggi e produzioni.

Se togli la Sanità, togli l’ultimo presidio di Stato. Dopo il medico, chiudono la scuola, poi l’ufficio postale, poi il bar. E il borgo muore. Lo spopolamento non è un destino, è la conseguenza di scelte politiche precise.

Garantire la Sanità nei piccoli borghi significa anche lottare contro lo spopolamento, significa dire a un giovane che può restare a vivere dove è nato perché se suo figlio avrà la febbre troverà un medico. Significa dire a un anziano che non deve fare 30 km sotto la neve per misurarsi la pressione.

La battaglia di Antonello De Pierro ci ricorda una cosa semplice: la Costituzione non prevede cittadini di serie A e di serie B. La Sanità non può dipendere dal CAP.

Per questo la denuncia sulla Sanità negata non è una polemica locale. È una battaglia di civiltà che riguarda tutti noi.

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