CODICE DELLA CRISI, NELLA CIRCOLARE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE SIGNIFICATIVI RISCONTRI ALLE OSSERVAZIONI PRESENTATE DA “DEBITUM”.
Serafino Pietro Paola: «Un passo importante verso una valutazione più concreta delle proposte di risanamento e un rapporto più collaborativo tra Fisco e imprese in crisi».
Roma, 7 settembre 2026 – La Circolare n. 5/E del 16 luglio 2026 dell’Agenzia delle Entrate sul Codice della crisi d’impresa contiene importanti chiarimenti in materia di accordo transattivo con il Fisco nell’ambito della composizione negoziata.
Nel contributo trasmesso il 19 maggio, DEBITUM aveva richiamato in particolare la necessità di individuare criteri più chiari e uniformi per la valutazione delle proposte da parte degli Uffici e di rafforzare la motivazione dell’eventuale mancata adesione dell’Amministrazione finanziaria. La stessa Agenzia precisa che la circolare definitiva tiene conto dei contributi ricevuti dagli operatori durante la consultazione.
Tra i chiarimenti più significativi, la circolare stabilisce che l’eventuale rigetto della proposta transattiva debba essere adeguatamente motivato e fondato su concreti elementi di fatto idonei a dimostrarne la non convenienza rispetto alla liquidazione giudiziale. Nella valutazione dovranno essere considerati anche i tempi di soddisfacimento del credito erariale, la redditività attesa dalla prosecuzione dell’attività, i benefici economici diretti e indiretti della continuità aziendale e le esigenze di tutela dei livelli occupazionali.
Viene inoltre rafforzato il ruolo collaborativo dell’Amministrazione finanziaria, chiamata a garantire tempi istruttori coerenti, un costante confronto con il debitore e un effettivo contraddittorio nella valutazione della proposta.
“Accogliamo con particolare favore questi chiarimenti – afferma Serafino Pietro Paola, Presidente nazionale dell’Associazione DEBITUM – perché affrontano alcuni dei problemi concreti che avevamo posto all’attenzione dell’Agenzia. La valutazione dell’Amministrazione non può limitarsi alla tutela nominale del credito tributario, ma deve verificare quale soluzione assicuri concretamente il miglior risultato per l’Erario, confrontando il risanamento con l’alternativa liquidatoria”.
“Il riconoscimento del valore della continuità aziendale, dei tempi di recupero, della redditività futura e della tutela dell’occupazione – conclude Paola – rappresenta un passo importante verso una piena attuazione della nuova filosofia del Codice della crisi. Salvare un’impresa quando esistono concrete prospettive di risanamento significa preservare valore, occupazione e capacità contributiva futura, nell’interesse dei creditori e dello stesso Stato”.



