Delitto di Lecce: perizia psichiatrica per De Marco

Fidanzati uccisi con ferocia

Delitto di Lecce: perizia psichiatrica per De Marco
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Due fidanzati uccisi con ferocia nel loro appartamento. Indagato un giovane studente coinquilino

Delitto di Lecce: perizia psichiatrica per De Marco

Delitto dei fidanzati di Lecce: dopo l’inizio del processo emergono altri particolari inquietanti. Un drammatico episodio di cronaca nera, tra i più spietati, che nel 2020 ha scosso un Paese già in crisi per i risvolti della pandemia. La feroce uccisione di Daniele De Santis, arbitro di 33 anni, e della fidanzata Eleonora Manta, 30enne impiegata all'Inps, avvenuta il 21 settembre 2020, nella casa in cui avevano deciso di convivere, ha ben presto avuto un presunto colpevole, reo confesso, sebbene appaia ancora oscuro il motivo di tanta ferocia. Il processo iniziato il 18 febbraio scorso, davanti alla Corte di Assise di Lecce, vede lo studente di scienze infermieristiche Antonio De Marco, 21enne di Casarano, alla sbarra per rispondere di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e dell'aver agito con crudeltà. L’imputato non si è presentato nell'aula bunker ma la novità è costituita dalla rivelazione fatta ai suoi legali. Li ha aiutati a reperire un diario segreto e alcune pagine di un romanzo che stava scrivendo. Nel dattiloscritto, intitolato "Vendetta", il protagonista ha come obiettivo quello di provocare la sofferenza e la morte degli altri. Un tassello in più per cercare di far luce su un delitto assurdo. Ripercorrendo la drammatica vicenda, vediamo al centro della stessa due giovani felici, innamorati, impegnati sul lavoro e nel nuovo progetto di vita insieme che stavano costruendo. Daniele De Santis ed Eleonora Manta uccisi senza pietà, con sessanta coltellate nell'appartamento di via Montello, vicino alla stazione ferroviaria della città pugliese, acquistato da poco dal 33enne arbitro di calcio. In quella stessa casa il giovane assassino aveva soggiornato in affitto, per poi lasciare la stanza in agosto quando la coppia aveva deciso di convivere in modo stabile. Ė grazie a un doppione delle chiavi – da cui parte l’accusa di premeditazione – che De Marco avrebbe colto di sorpresa la coppia in casa, proprio nel giorno di inizio della convivenza.  I fidanzati non avrebbero potuto difendersi dal presunto assalto senza pietà. Poi la macabra messa in scena architettata per confondere il teatro del crimine, inquietante al punto da renderla inspiegabile. Come in un film dell’orrore, De Marco avrebbe lasciato scritte sulle pareti dell’appartamento con il sangue delle vittime. Con sé fascette stringi tubo per legare i polsi prima di uccidere ma l’operazione non riesce. Il giovane studente viene “attenzionato” e arrestato a una settimana dal delitto. Sono molti gli indizi che porterebbero a lui: ha vissuto come coinquilino della coppia, è stato allontanato dall’abitazione nel momento in cui i fidanzati decidono di convivere. Importanti poi i successivi accertamenti dei carabinieri del comando provinciale, coordinati dalla procura della Repubblica di Lecce: le immagini delle telecamere di videosorveglianza che avrebbero immortalato Antonio sulla via del ritorno dopo l’efferata esecuzione, le intercettazioni, il confronto grafico dei biglietti persi dopo il delitto, su cui c'è una sorta di promemoria con la programmazione dell'azione omicidiaria, passo dopo passo. Sono elementi che non lasciano scampo. Per diversi mesi Antonio ha coabitato, seppur temporaneamente, con Eleonora, impiegata dell’Inps a Brindisi, che spesso va a trovare il compagno a Lecce. Nessun contatto preciso però, perché ognuno vive nella propria stanza. Si incrociano poco, condividono solo i servizi, neanche familiarizzano. Tra di loro non si crea alcun rapporto, se non formale. Poi la decisione dei ragazzi di convivere e la richiesta a De Marco di lasciare la stanza, decisione che apparentemente non determina nessuna conseguenza traumatica evidente nei rapporti tra la coppia e il giovane coinquilino. Il quale tuttavia inizia a nutrire nei loro confronti una rabbia cieca: erano tutto quello che non era lui. Felici, innamorati e di successo. Da quanto emerso nei vari interrogatori e in alcuni scritti ritrovati nel computer dell'aspirante infermiere ma anche nelle lettere mai spedite dal carcere, il duplice omicidio sarebbe stato pianificato nei minimi particolari e consumato perché il giovane non sopporterebbe l'amore dei due ragazzi mentre lui è solo. Da qui emergono tutti gli aspetti più oscuri della sua personalità, motivo per cui è stata ammessa la richiesta di perizia psichiatrica. L'obiettivo per la difesa è dimostrare che in quel momento Antonio De Marco era incapace di intendere e volere e, quindi, arrivare a un corposo sconto di pena o ad altre agevolazioni. Infermità mentale che riguarderebbe il solo momento del duplice omicidio, quindi l'episodio preso in esame. Di fatto, questo inquieto ragazzo, che decide di studiare per intraprendere una professione, quella infermieristica, di totale dedizione agli altri, è disperato perché non riesce ad avere alcuna relazione stabile, pur avendo tentato più volte, non solo in passato nel suo paese, Casarano, ma anche di recente, nel periodo in cui si trasferisce a Lecce per motivi di studio. Il giudice delle indagini preliminari Michele Toriello ha disposto il giudizio immediato vista l'evidenza delle prove. Ė stata invece rifiutata la richiesta di rito abbreviato da parte della difesa.  Al processo presenteranno una richiesta di costituzione di parte civile i rispettivi genitori e altri familiari delle due vittime. La famiglia De Santis in caso di risarcimento, ha fatto sapere che devolverà in beneficenza.