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Coltivare Speranze: Il Progetto Formativo per i Detenuti in Calabria

In Calabria, un’iniziativa innovativa sta prendendo piede, trasformando la vita di molti detenuti attraverso la formazione e la riscoperta di una cultivar storica: l’Olivo della Madonna. Il progetto “Coltivare Speranze” offre ai detenuti l’opportunità di diventare assaggiatori di oli vergini di oliva, permettendo loro di acquisire competenze pratiche e teoriche nel settore dell’olivicoltura. Questo programma non solo mira alla riabilitazione dei partecipanti, ma sostiene anche la salvaguardia di una varietà di olivo un tempo in estinzione.

Il corso, che si svolge all’ICA di Laureana di Borrello, è strutturato in lezioni di teoria e pratica, culminando in un esame finale che si terrà il 27 giugno presso la sede ARSAC a Gioia Tauro. Gli esperti dell’Arsac e della Facoltà di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, insieme ai membri di Archeoclub d’Italia, guidano i detenuti nel processo di apprendimento. Questa sinergia tra enti pubblici e associazioni locali è un esempio lampante di come la collaborazione possa generare cambiamenti positivi nella comunità.

La varietà di olivo coinvolta nel progetto, conosciuta come Olea Europaea varietà Leucocarpa, è caratterizzata da frutti bianchi come confetti. Un tempo molto diffusa nelle campagne calabresi, questa cultivar rischiava di scomparire. Grazie all’impegno dei detenuti e alla ricerca condotta dall’archeologa Anna Rotella, oggi l’Olivo della Madonna sta vivendo una rinascita. I detenuti non solo apprenderanno le tecniche di coltivazione, ma contribuiranno anche attivamente alla salvaguardia di questa pianta storica, piantando esemplari nell’area circostante.

La storia dell’Olivo della Madonna è affascinante e ricca di significato. Questo albero non è solo un simbolo di fertilità e rinascita, ma ha anche una profonda connessione con la cultura e la spiritualità calabrese. Nel XIX secolo, l’olio estratto da questa varietà era utilizzato per alimentare le lampade nelle chiese, da cui il nome. La riscoperta di questa cultivar rappresenta un legame con le tradizioni locali e il patrimonio culturale della Calabria, un patrimonio che i detenuti stanno imparando a valorizzare attraverso il progetto.


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