Don Giovanni Zampaglione,  le sue riflessioni non da poco. La Verità non dipende dall’emozione: Fede personale e Comunione nella Chiesa, dice Don Giovanni Zampaglione

La cronaca recente ha portato sotto i riflettori storie di vita sacerdotale che toccano profondamente il cuore dei fedeli e l’opinione pubblica. In particolare, la scelta di alcuni sacerdoti molto seguiti sui social, come Alberto Ravagnani, di lasciare il ministero ha sollevato un dibattito acceso. Don Giovanni Zampaglione, sacerdote molto attivo nella sua missione tra la gente e presente sui social con un vasto seguito, ha voluto condividere una riflessione che nasce dall’ascolto e dal confronto con altri confratelli.

 

Don Zampaglione
Don Zampaglione

Al centro di questo pensiero c’è un concetto cardine: all’interno della Chiesa, la verità della fede non può essere soggetta alle sole onde emotive del momento, il pensiero di Don Giovanni Zampaglione.

Il rispetto davanti alla ferita: Oltre lo scherno e la sentenza, aggiunge Don Giovanni Zampaglione.

Davanti a una scelta così radicale come quella di lasciare il sacerdozio, la prima reazione di chi vive nella Chiesa non dovrebbe mai essere il giudizio sommario o, peggio, lo scherno mediatico. Il sacerdozio non è un “mestiere” da cui ci si dimette a fine turno; è un dono che coinvolge l’intera esistenza. Ogni volta che un sacerdote vive una crisi o decide di allontanarsi, si apre una ferita che tocca non solo la sua vita, ma l’intero corpo ecclesiale.

Il primo atteggiamento richiesto è il “timore di Dio” e la preghiera. È necessario guardare a queste vicende con occhi cristiani, riconoscendo la fragilità umana senza però dimenticare la grandezza della chiamata. La sofferenza di un fratello è la sofferenza di tutti, e il silenzio rispettoso è spesso più eloquente di mille commenti sui social.

La realtà del celibato e il sostegno nella vita della Chiesa

Nel raccontare il proprio disagio, emergono spesso parole come solitudine, peso delle aspettative e fatica nel vivere il celibato. Sono fatiche reali, umane, che meritano di essere trattate con la massima serietà. Tuttavia, proprio perché reali, esse esigono una risposta di verità. Il celibato, nella tradizione della Chiesa, non è una divisa o un obbligo esterno, ma una promessa di amore totale assunta liberamente.

Perché questa promessa regga l’urto del tempo e della solitudine, occorrono strumenti concreti che la Chiesa mette a disposizione:

* La fraternità sacerdotale: non vivere come monadi, ma come parte di un presbiterio.

* La direzione spirituale: avere un confronto costante per discernere i moti del cuore.

* La disciplina di vita: intesa come custodia del proprio tempo e delle proprie energie.

Quando un sacerdote dice “non riuscivo più”, è un segnale che forse è mancato quel sostegno o quella conversione quotidiana necessaria a trasformare il sacrificio in dono.

La Liturgia: Non un prodotto, ma il respiro della Chiesa

Uno dei punti più delicati emersi nelle recenti riflessioni riguarda la percezione della Messa. L’idea che le parole della liturgia siano “incomprensibili” o “discutibili” tocca il cuore stesso della fede. La liturgia non è un evento di intrattenimento che deve “funzionare” o piacere secondo i gusti del momento; è l’atto di Cristo e della Chiesa verso il Padre.

Se la celebrazione appare opaca o priva di significato, la soluzione non è l’abbandono o la critica distruttiva. La sfida, per ogni battezzato e ancor più per ogni sacerdote, è imparare a celebrarla meglio, con umiltà e fedeltà. La bellezza del rito non risiede nella creatività del singolo, ma nel fatto che esso ci precede e ci accoglie in una storia di salvezza che va oltre noi stessi.

Fede personale vs Fede ecclesiale: Il rischio della “libertà” isolata

“La mia fede è più libera, non riesce più a stare dentro la forma della Chiesa”. Questa frase sintetizza una tentazione tipicamente moderna: l’idea che per essere autentici occorra svincolarsi dalle strutture e dalle appartenenze. Ma la fede cristiana, pur essendo profondamente personale, non è mai solitaria.

Cristo non ci salva come individui isolati, ma ci innesta in un popolo. La “forma” della Chiesa non è una gabbia che limita la libertà, ma è il sacramento attraverso cui la grazia di Dio agisce nella storia. Una fede che si dichiara libera ma si allontana dalla comunione ecclesiale rischia di diventare un riflesso del proprio io, perdendo quella spinta oggettiva che solo la comunità può dare.

Custodire la verità oltre l’emozione

L’emozione è una componente fondamentale dell’esperienza umana, ma non può diventare l’unico criterio della fede. I sentimenti cambiano, le emozioni fluttuano, ma la fedeltà di Dio e la verità della Sua chiamata rimangono salde. La missione di don Giovanni Zampaglione, così come quella di ogni sacerdote, è quella di ricordare che la pazienza di Dio ha tempi diversi dai nostri.

In conclusione, sono tre i punti cardine da custodire:

* La preghiera per chi soffre: Chiedere a Dio di guidare chi ha lasciato il ministero verso la pace e la verità.

* La preghiera per i sacerdoti: Affinché vivano il loro ministero con autenticità, senza maschere e con il coraggio della coerenza.

* La centralità della Chiesa: Riscoprire che l’appartenenza ecclesiale è garanzia di una fede adulta e sana.

Non lasciamoci trascinare dal rumore del web, ma torniamo all’essenziale. La Chiesa è fatta di pietre vive, a volte ferite, ma sempre sostenute dalla grazia di Colui che ha promesso di essere con noi fino alla fine del mondo.

Testo tratto liberamente dal pensiero di Don Giovanni Zampaglione

Altre news su http://www.varesepress.info

Condividi sui social