15 Aprile 2026 08:30
Drone, l’ultima frontiera per il mobbing. Atti persecutori in Alto Friuli: 31enne sottoposto a misura cautelare dopo l’uso di un drone per controllare l’ex fidanzata
Atti persecutori in Alto Friuli è la parola chiave che descrive la vicenda che ha portato i Carabinieri di Moggio Udinese a eseguire una misura cautelare nei confronti di un 31enne accusato di aver perseguitato l’ex fidanzata per oltre due anni. Atti persecutori in Alto Friuli riguarda un caso che, iniziato nel 2023, si è aggravato nel 2025 con l’utilizzo di un drone per sorvegliare la donna nei luoghi da lei frequentati. Atti persecutori in Alto Friuli diventa così un esempio emblematico di come la tecnologia possa essere impiegata in modo illecito, rendendo ancora più invasiva la condotta persecutoria.
La misura cautelare: divieto di avvicinamento e obbligo di presentazione dopo aver verificato l’utilizzo del drone.
Nei giorni scorsi la Stazione Carabinieri di Moggio Udinese ha dato esecuzione alla misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa e dell’obbligo di presentazione giornaliera, emessi dal Tribunale di Udine. Il provvedimento riguarda un 31enne residente nell’alto Friuli, indagato per atti persecutori nei confronti dell’ex compagna.
La misura è stata ritenuta necessaria per tutelare la donna, che da tempo viveva una situazione di forte disagio e timore a causa delle condotte dell’ex partner.
L’inizio delle indagini: la querela dell’ottobre 2025
Le indagini sono partite nell’ottobre 2025, quando la donna ha presentato una querela presso un Comando Stazione dei Carabinieri. Dopo la fine della relazione, avvenuta nel 2024, l’ex fidanzato aveva continuato a contattarla in modo insistente, chiedendo di tornare insieme e inviando regali e messaggi non desiderati.
Questi comportamenti, già di per sé invasivi, si sono trasformati in una vera e propria persecuzione, culminata in episodi che hanno spinto la vittima a chiedere aiuto alle forze dell’ordine.
Il drone: l’elemento che ha fatto scattare l’allarme
Nell’autunno del 2025 la situazione è precipitata. La donna ha notato più volte la presenza di un drone che sorvolava i luoghi da lei frequentati quotidianamente. Il velivolo proveniva da una località ignota e appariva in momenti diversi della giornata, generando un forte senso di inquietudine.
Questo episodio ha convinto definitivamente la vittima a superare ogni esitazione e a rivolgersi ai Carabinieri per ottenere tutela.
Le indagini dei Carabinieri: sequestrato il drone dell’ex fidanzato
Sotto la direzione della Procura della Repubblica di Udine, i Carabinieri di Moggio Udinese hanno avviato controlli mirati sul territorio. Le attività investigative hanno permesso di individuare e sequestrare il drone in possesso del 31enne, che corrispondeva a quello avvistato dalla donna.
L’analisi della memoria interna del velivolo ha rivelato:
- registrazioni di ogni singolo sorvolo
- fotografie scattate all’insaputa della vittima
- immagini riguardanti anche l’attuale compagno della donna
- tracce di condotte ulteriori, idonee a interferire illecitamente nella vita privata
Le prove raccolte hanno confermato la gravità della situazione e la necessità di un intervento immediato.
Sequestrati anche due telefoni cellulari
Oltre al drone, i Carabinieri hanno sequestrato due telefoni cellulari utilizzati dal 31enne. Le memorie dei dispositivi sono state analizzate da personale informatico specializzato, con l’obiettivo di ricostruire eventuali ulteriori comportamenti persecutori o la diffusione illecita di immagini.
Secondo quanto emerso, l’indagato avrebbe condiviso con amici e conoscenti alcune delle fotografie ottenute tramite il drone, aggravando ulteriormente la sua posizione.
La persecuzione tecnologica: un fenomeno in crescita
Il caso dell’Alto Friuli evidenzia un fenomeno sempre più diffuso: l’uso improprio di strumenti tecnologici per controllare, sorvegliare o intimidire una persona. Droni, smartphone, app di localizzazione e social network possono diventare strumenti di pressione psicologica e violazione della privacy.
Le forze dell’ordine, negli ultimi anni, hanno intensificato la formazione e le competenze tecniche per affrontare queste nuove forme di reato, che richiedono competenze informatiche e investigative avanzate.
Il ruolo della Procura e la tutela della vittima
La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Udine ha coordinato le attività investigative, valutando la gravità delle condotte e richiedendo le misure cautelari applicate dal giudice. Il divieto di avvicinamento e l’obbligo di presentazione giornaliera sono strumenti fondamentali per garantire la sicurezza della vittima e prevenire ulteriori episodi.
La donna, grazie all’intervento dei Carabinieri, ha potuto ottenere una tutela concreta dopo mesi di ansia e preoccupazione.
Il principio della presunzione di innocenza
Come previsto dalla legge, la colpevolezza dell’indagato non è ancora accertata. Per il principio della presunzione di innocenza, ogni responsabilità potrà essere confermata solo con una sentenza definitiva.
Le indagini proseguiranno per chiarire ogni aspetto della vicenda e verificare eventuali ulteriori reati.
Un caso che richiama l’importanza di denunciare
La vicenda dimostra quanto sia importante denunciare tempestivamente comportamenti persecutori, anche quando iniziano con gesti apparentemente innocui. La progressione degli atti, infatti, può diventare sempre più invasiva e pericolosa.
Le forze dell’ordine invitano sempre le vittime a rivolgersi ai Carabinieri o alla Polizia per ottenere supporto e protezione.
Conclusione
Atti persecutori in Alto Friuli è un caso che mette in luce la capacità investigativa dei Carabinieri e la necessità di contrastare anche le forme più moderne di persecuzione, come l’uso illecito dei droni. La misura cautelare applicata al 31enne rappresenta un passo importante per la tutela della vittima e per la prevenzione di ulteriori episodi.








