11 Marzo 2026 12:12
Erosione, Il testo successivo analizza le dinamiche costiere citate dagli esperti (Boccotti, Bianchi) e propone soluzioni ingegneristiche moderne.
Erosione costiera a Lazzaro: l’analisi scientifica e le soluzioni per il porto di Saline
L’erosione costiera lungo il litorale tra Saline Joniche e Lazzaro non è un fenomeno casuale. Si tratta del risultato diretto di un’alterazione degli equilibri sedimentari causata da infrastrutture rigide. Per decenni, studiosi come il Professor Paolo Boccotti e il rettore Alessandro Bianchi hanno documentato come la costruzione del porto di Saline abbia interrotto il flusso naturale delle sabbie. Comprendere l’erosione costiera in questo tratto di costa calabrese significa analizzare la dinamica del trasporto solido lungo la riva.
Erosione, la dinamica del trasporto litoraneo e l’effetto sbarramento
La costa tra Melito Porto Salvo e Reggio Calabria è soggetta a un trasporto solido longitudinale. Questo significa che le correnti e il moto ondoso spostano i sedimenti (sabbia e ghiaia) principalmente da sud verso nord. Quando una struttura come il porto di Saline Joniche si protende in mare, agisce come una barriera fisica insormontabile.
Le onde che colpiscono la costa con una certa inclinazione generano una corrente paracolpiera. Questa corrente trasporta i sedimenti fino a quando non incontra il molo di sopraflutto del porto. A questo punto, la sabbia si accumula a sud della struttura, mentre il tratto a nord (Lazzaro e Bocale) rimane “affamato” di nuovi sedimenti. Il risultato è un deficit del bilancio sedimentario che innesca l’erosione costiera accelerata.
L’alterazione dei moti ondosi secondo la teoria di Boccotti, l’erosione.
Il Professor Paolo Boccotti, luminare dell’ingegneria marittima, ha spesso evidenziato come le opere rigide modifichino la riflessione delle onde. Quando un’onda urta una parete verticale, come i cassoni del porto, non esaurisce la sua energia sulla spiaggia. L’onda viene riflessa e interagisce con le onde incidenti, creando un sistema di onde stazionarie chiamate “clapotis”.
Questo fenomeno aumenta l’energia del mare in prossimità della struttura. Il fondo marino viene scavato e i sedimenti vengono sospinti verso profondità maggiori, dove le correnti di ritorno li portano via per sempre. Questo processo impedisce il naturale ripascimento della costa e rende le spiagge di Lazzaro estremamente vulnerabili alle mareggiate invernali.
Il ruolo dell’imboccatura del porto nella distribuzione dei sedimenti
La chiusura naturale dell’imboccatura ha paradossalmente aiutato la costa. Negli ultimi anni, l’insabbiamento del porto di Saline ha permesso a una parte dei sedimenti di “aggirare” l’ostacolo. Questo ha consentito un parziale ripristino del flusso verso nord. Riaprire l’imboccatura senza un piano scientifico significa riattivare una “trappola per sedimenti”.
Il porto tornerebbe a inghiottire la sabbia destinata alle spiagge limitrofe. Senza interventi correttivi, il dragaggio porterebbe a uno svuotamento del fondale. Questo causerebbe un nuovo arretramento della linea di riva a Lazzaro. La scienza ci dice che ogni intervento sull’imboccatura deve essere valutato all’interno di una “unità fisiografica”, ovvero un tratto di costa che si comporta come un sistema chiuso.
Erosione, che fare? Tecniche di prevenzione: il Bypass dei sedimenti
La soluzione tecnologica principale è il sistema di sediment bypassing. Per mitigare l’erosione costiera, non basta costruire moli. È necessario trasportare artificialmente la sabbia che si accumula a sud del porto verso il lato nord. Questo può essere fatto tramite impianti fissi di pompaggio o dragaggi periodici programmati.
In questo modo, si simula il passaggio naturale dei sedimenti che il porto interrompe. Il bypass permette di mantenere l’operatività dello scalo senza condannare le spiagge sottocorrente. È una strategia adottata con successo in molti porti internazionali che soffrono di problemi simili a quello di Saline Joniche.
Barriere soffolte e ripascimento protetto
Un’altra strategia fondamentale riguarda l’uso di barriere soffolte. Si tratta di strutture sommerse poste parallelamente alla costa. La loro funzione è quella di dissipare l’energia del moto ondoso prima che questo raggiunga la riva. A differenza dei pennelli rigidi o delle scogliere emerse, le barriere soffolte hanno un impatto visivo nullo e permettono il ricambio dell’acqua.
Queste barriere devono essere abbinate al ripascimento artificiale. Si preleva sabbia da depositi sottomarini profondi e la si versa sulle spiagge erose. Le barriere sommerse servono a trattenere questa “nuova” sabbia, impedendo alle mareggiate di riportarla immediatamente al largo. È un intervento delicato che richiede una modellazione matematica precisa.
Ingegneria naturalistica e protezione delle dune
La resilienza della costa passa anche per la biologia. Dove possibile, occorre ripristinare la vegetazione dunale. Le radici delle piante tipiche del litorale ionico stabilizzano la sabbia. Anche se non possono fermare una mareggiata estrema, le dune agiscono come una riserva di sedimento durante i periodi di bassa energia ondosa.
Integrare soluzioni ingegneristiche con la tutela dell’ecosistema è la chiave della moderna gestione costiera. Questo approccio, chiamato “Building with Nature”, suggerisce di assecondare le forze naturali anziché combatterle con il solo cemento. Per Lazzaro, questo significherebbe proteggere i tratti di spiaggia residui con interventi a basso impatto.
Il monitoraggio satellitare e i modelli previsionali
Oggi disponiamo di strumenti di calcolo avanzatissimi rispetto al passato. Per evitare gli errori compiuti trent’anni fa, ogni progetto sul porto di Saline deve essere validato da modelli numerici. Questi software simulano l’effetto di ogni singola pietra posata in mare sulla linea di costa per i prossimi 50 anni.
Il monitoraggio satellitare permette inoltre di controllare in tempo reale gli spostamenti della linea di riva. Questi dati devono essere pubblici e condivisi con la comunità di Motta San Giovanni. La trasparenza scientifica è l’unica garanzia contro scelte politiche dettate dall’urgenza e non dalla competenza tecnica.
Conclusioni: verso una gestione integrata della costa
In conclusione, l’erosione costiera a Lazzaro non è un destino ineluttabile, ma una conseguenza di errori ingegneristici del passato. La riapertura del porto di Saline Joniche rappresenta un’opportunità di sviluppo solo se accompagnata da un piano di protezione costiera totale. Come suggerito dagli esperti Boccotti e Bianchi, non si può intervenire su un singolo punto senza prevedere gli effetti sull’intera unità fisiografica.
La protezione del litorale richiede un impegno economico costante per il bypass dei sedimenti e la manutenzione delle difese sommerse. Solo un approccio basato sulla scienza e sul rispetto delle dinamiche del mare potrà salvare il futuro turistico e ambientale della zona. La sfida per le autorità è quella di trasformare un errore storico in un modello di gestione costiera all’avanguardia.
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Lazzaro, Porto Saline, Ingegneria Marittima, Difesa del Suolo, Paolo Boccotti.
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