A due anni dalla pandemia planetaria nulla è cambiato

È sotto gli occhi di tutti, in primis i lavoratori e le famiglie, gli effetti prolungati che la pandemia sta avendo sull’economia delle nazioni.
Ci sono alcune nazioni però, su cui la nostra attenzione deve essere analitica.

Il paese in questione è la Germania, un paese in profonda recessione, anche se nei tavoli internazionali si evita di rivelarlo e se lo si fa presente, si è soliti sentire dire l’economia della Germania è in crisi ma il paese ha un tessuto industriale ben strutturato che saprà risollevarla.
Ma quello che mi terrorizza sono le parole di Niklas Frank pronunciate nel 2017 alla BBC, fatene tesoro, se la Germania dovesse avere “dai cinque ai dieci anni di gravi problemi economici”, si creerebbero le condizioni per il ritorno ad un nuovo nazismo rafforzato dalla componente islamica.

L’ilarità del giornalista della BBC su quanto dichiarato dal Frank mi ha lasciato sbigottito, l’incapacità di analisi era palese.
L’uomo non è uno sciocco, a differenza dell’anchorman, ha una cultura storica di rilievo, indi qualificato per parlare dei pericoli del passato e di come certi tragici eventi possono tornare.
La crisi economica della Germania risale al 2017 quando la Merkel apri le porte ai migranti, ma ha saputo nasconderla per impedire una rivolta del popolo tedesco. L’arrivo del COVID nel 2020 è stato la fortuna della Merkel che ha usato la pandemia come casus belli.
La crisi economica tedesca con il virus ha mostrato la fragilità della locomotiva d’Europa.


In Germania come aveva previsto Frank sono esplosi i nazionalismi, la rabbia del popolo tedesco, con le chiusure delle aziende già in crisi si sono fatte sentire. Dai Land più poveri a quelli ricchi di Amburgo e Baviera, motore economico della Germania i lavoratori chiedono risposte.
Stiamo per tagliare il traguardo del secondo anno di questa pandemia, se non si predispongono immediatamente misure, non coercitive come assistiamo in alcuni paesi come nella nostra Italia, ma di sostegno economico alle imprese e famiglie, milioni di persone soffriranno più di quelle che hanno già sofferto e continuano a soffrire.
Ci attende un futuro tragico sia per le persone che per le imprese, e se la valutazione di Frank che io affermo molti anni prima del COVID, tanto che ho coniato il termine “Nazislam”, è corretta, bisogna essere pronti a contrastare la tendenza al crescente nazionalismo che ci porterà verso una sanguinosa guerra mondiale in nome dell’impero.
In silenzio la Germania si riarma, produce armi che vengono costruite dalle filiali tedesche in paesi europei compreso Italia, fuori da occhi indiscreti. Lo stesso sta facendo l’Impero giapponese, sta rinascendo il vecchio asse (Germania-Giappone) a cui guarda con interesse Erdogan che intende estendere i suoi confini nei Balcani.
Anche le super potenze non sono da meno, Stati Uniti, Russia e Cina stanno aggiornando il loro arsenale bellico. La Cina è quella che lo fa con più fatica, il PIL non è più così vivace e inoltre la Cina sostiene l’onere del debito pubblico degli Stati Uniti, ma per stare al passo degli altri prosegue con gli armamenti tagliando sul welfare e servizi a spese del suo popolo.
Se gli Stati Uniti non possono acquistare, la Cina non può vendere e non può onorare i propri obblighi, e se chiede agli Stati Uniti di pagarla, gli Stati Uniti stampano denaro, ripagando la Cina in dollari svalutati e accusandola di “distruggere” la valuta statunitense.
La pandemia, per i bipedi che non sono affetti da diplopia, è diventato uno strumento dei governi per cinesizzare le società con ogni mezzo. Il mondo va verso un Echelon planetario.

Maurizio Compagnone
Analista

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