Europa indipendente.  Jørgensen: “Basta dipendenza da energia Usa, avanti con rinnovabili e nucleare”

Il ministro danese per il clima e l’energia, Lars Aagaard Jørgensen, ha lanciato un messaggio forte: l’Europa non può più restare legata alla energia Usa. L’obiettivo, ha spiegato, è costruire un futuro più sostenibile, autonomo e meno esposto alle fluttuazioni del mercato globale.

Durante un’intervista con i media europei, Jørgensen ha ribadito la strategia di Copenaghen: puntare su energia verde, fonti locali e nucleare di nuova generazione. Una risposta diretta alla crisi energetica degli ultimi anni e alla crescente dipendenza da gas e petrolio d’importazione, inclusa l’energia Usa.

Il contesto geopolitico

La guerra in Ucraina e le tensioni internazionali hanno scosso le fondamenta energetiche dell’Unione Europea. I Paesi membri hanno dovuto rivedere i propri fornitori. Gli Stati Uniti sono diventati una delle principali fonti di approvvigionamento di GNL (gas naturale liquefatto).

Ma secondo Jørgensen, questa situazione non può essere permanente. “L’Europa deve investire nella propria capacità produttiva. Non possiamo semplicemente sostituire una dipendenza con un’altra” ha dichiarato.

L’indipendenza energetica è la chiave

Per Jørgensen, la soluzione passa attraverso una combinazione di fonti. Rinnovabili, nucleare e miglioramento dell’efficienza energetica. La Danimarca è già un modello in questo campo, con l’eolico offshore che copre una parte significativa del fabbisogno nazionale.

“Vogliamo abbassare i costi per famiglie e imprese. Dipendere dalla energia Usa ci espone a rincari e volatilità. Investire nelle nostre risorse è l’unica via sostenibile” ha aggiunto il ministro.

Il ruolo delle rinnovabili

L’energia eolica e solare sono al centro della strategia danese. Il Paese ha annunciato nuovi parchi eolici nel Mare del Nord. La produzione dovrebbe aumentare del 200% entro il 2030.

“Abbiamo il potenziale per esportare energia verde. Ma serve una rete europea integrata e investimenti comuni” ha spiegato Jørgensen.

Secondo i dati del governo danese, le rinnovabili già coprono oltre il 60% del consumo nazionale. Un risultato che mostra come si possa ridurre la dipendenza dalle importazioni, inclusa quella di energia Usa.

Il ritorno del nucleare

Un altro punto centrale è il nucleare. Sebbene la Danimarca non abbia centrali nucleari operative, il governo è aperto a nuove tecnologie come i reattori modulari (SMR).

“Non possiamo più escludere il nucleare solo per motivi ideologici. I nuovi sistemi sono più sicuri, meno costosi e adatti a Paesi di piccole dimensioni” ha detto Jørgensen.

Questa posizione trova sempre più sostenitori anche in altri Paesi del Nord Europa. La prospettiva è quella di un mix energetico diversificato, pulito e stabile.

Efficienza e reti intelligenti

Non basta produrre energia. Serve anche usarla meglio. Il ministro danese ha sottolineato l’importanza dell’efficienza energetica e delle smart grid. “Le case, le imprese e i trasporti devono diventare più intelligenti. Solo così possiamo risparmiare risorse e denaro.”

Tra le iniziative danesi ci sono incentivi per il retrofit degli edifici, la digitalizzazione dei consumi e l’espansione dell’e-mobility.

Un messaggio all’Europa

Jørgensen invita l’Unione Europea a seguire l’esempio danese. Non solo per motivi ambientali, ma anche per rafforzare la sovranità energetica. “Dobbiamo essere padroni del nostro futuro. Affidarci all’energia Usa o ad altri fornitori ci rende vulnerabili.”

Il ministro ha chiesto una strategia comune per le energie pulite, simile a quella attuata durante la crisi pandemica per i vaccini. Condivisione delle risorse, investimenti coordinati e obiettivi climatici chiari.

Costi sotto controllo

Uno degli effetti più visibili della dipendenza energetica è stato il caro bollette. “I cittadini europei stanno pagando un prezzo altissimo per una politica energetica miope” ha commentato Jørgensen.

Secondo lui, l’unico modo per rendere l’energia accessibile è produrla localmente. “Non possiamo continuare a pagare per il gas trasportato via oceano dagli Stati Uniti. Serve un piano industriale europeo” ha concluso.

Innovazione e ricerca

La Danimarca punta anche sull’innovazione. Il Paese investe ogni anno miliardi di euro in tecnologie verdi. Tra i settori chiave ci sono l’idrogeno verde, le batterie di nuova generazione e l’intelligenza artificiale applicata all’energia.

“Chi guida l’innovazione guida il mercato. Se vogliamo liberare l’Europa dalla energia Usa, dobbiamo essere i primi a sviluppare soluzioni scalabili” ha affermato il ministro.

Un futuro condiviso

La visione di Jørgensen non è isolata. Sempre più leader europei chiedono un cambio di rotta. L’obiettivo comune è chiaro: autonomia, sostenibilità e accessibilità. Il Green Deal europeo, se attuato con coerenza, può diventare la base di questa trasformazione.

“Non si tratta solo di ambiente. Si tratta di economia, sicurezza e giustizia sociale” ha ricordato Jørgensen. “Non possiamo lasciare il nostro futuro energetico nelle mani di altri, nemmeno se sono alleati.”

Conclusione: la fine della dipendenza

Il messaggio è forte e chiaro. L’epoca della dipendenza energetica deve finire. La energia Usa ha aiutato l’Europa nei momenti difficili, ma ora è il momento di camminare con le proprie gambe.

Rinnovabili, nucleare sicuro, reti intelligenti e investimenti strategici sono gli strumenti per costruire una nuova autonomia. E la Danimarca vuole essere al centro di questo cambiamento.

La sfida è aperta. Ma le basi ci sono tutte per un’Europa più verde, più forte e più indipendente.

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