Fallimento istituzionale del Codice rosso: uccide l’ex, e poi si toglie la vita, il killer era rimasto in libertà nonostante i gravissimi precedenti specifici accumulati sin dal 2002, trascinava dietro di sé una scia di denunce da parte di altre donne, lunga oltre vent’anni, il Ministero della Giustizia avvia un’ispezione sul sistema di tutele.
Una scia di sangue e violenza ha sconvolto Camponogara, in provincia di Venezia, dove la 39enne Tania Terrin è stata uccisa per strangolamento all’interno del suo appartamento.
Ad assassinarla è stato l’ex fidanzato, Dino Keber, 43 anni, di professione meccanico, il quale si è successivamente tolto la vita impiccandosi nella sua officina a Dolo.

Una tragedia che ha scosso profondamente l’opinione pubblica e che il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha definito senza giri di parole «un fallimento» delle istituzioni.
Sette denunce e il ricatto del cappio
A delineare i contorni di un incubo durato mesi è stata la madre della vittima, Mariella Forner. Tra chiamate d’emergenza, esposti e querele formali ai Carabinieri, la famiglia aveva segnalato la pericolosità dell’uomo per ben sette o otto volte.
«Aveva già preparato un cappio e lo mostrava a mia figlia per manipolarla, minacciando di farla finita», ha raccontato la madre a Il Fatto Quotidiano, svelando i costanti ricatti psicologici con cui il 43enne legava a sé la vittima.
L’episodio più cruento si era verificato il 19 aprile, quando Keber aveva aggredito Tania a letto tentando di soffocarla.
Nonostante la denuncia per questo grave atto di violenza, l’attivazione del Codice Rosso e l’emissione di un ammonimento ufficiale del Questore di Venezia a giugno, nei confronti dell’uomo non era mai stata disposta alcuna misura cautelare restrittiva, come la custodia in carcere o l’obbligo del braccialetto elettronico (Rai News).
Una scia di abusi lunga vent’anni
Il fascicolo giudiziario di Dino Keber, esaminato dalla Procura di Venezia dopo il delitto, ha svelato la natura seriale della sua violenza. Come riportato dall’Ansa, l’uomo trascinava dietro di sé precedenti specifici con altre tre ex compagne fin dal lontano 2002:
- Nel 2002: Un’aggressione ai danni di una ragazza all’epoca sedicenne, finita in ospedale con 25 giorni di prognosi.
- Nel 2010 e nel 2021: Altre denunce per lesioni e maltrattamenti presentate da diverse partner.
Nessuno di questi episodi storici si era però tramutato in una condanna definitiva o in misure detentive durature, poiché le vittime, sopraffatte dalla paura e dalle ritorsioni, avevano successivamente ritirato le querele, portando all’archiviazione formale dei casi.
L’ispezione del Ministero e il caso politico
La morte di Tania Terrin ha aperto un durissimo scontro sulle falle dei protocolli di emergenza per la violenza di genere.
Com’è stato possibile lasciare in totale libertà un uomo con una simile condotta recidiva e un tentativo di strangolamento già registrato ad aprile?
Il ministro Carlo Nordio ha annunciato che il Ministero della Giustizia valuterà l’invio degli ispettori presso gli uffici giudiziari della Procura di Venezia.
L’obiettivo della task force di via Arenula sarà fare piena luce sulla gestione del fascicolo per capire se vi siano state gravi sottovalutazioni del rischio o ritardi imperdonabili nell’applicazione delle misure di protezione d’urgenza.
Nel frattempo, come riferito da Quotidiano Nazionale, i legali della famiglia della vittima hanno formalmente richiesto l’accesso a tutti gli atti per fare chiarezza su una tragedia che si poteva e si doveva evitare.
Il caso del femminicidio di Camponogara ha acceso un durissimo dibattito all’interno del Parlamento italiano, portando sotto la lente d’ingrandimento le tutele del Codice Rosso.
Poiché la vittima aveva sporto numerose denunce e l’aggressore era noto per una recidiva ventennale, le discussioni parlamentari si stanno concentrando su modifiche urgenti per evitare nuovi cortocircuiti istituzionali.
I temi al centro del dibattito alla Camera e al Senato:
- Il nodo dei braccialetti elettronici e l’automatismo cautelare: Il tema più caldo riguarda la mancata applicazione di misure coercitive a Dino Keber nonostante i gravi indizi di colpevolezza. Diverse forze politiche stanno proponendo una modifica strutturale al codice penale per rendere procedibili d’ufficio (ovvero non revocabili dalla vittima) tutti i reati di maltrattamento e lesioni personali nell’ambito di relazioni affettive, qualora vi sia una reiterazione o una violenza fisica accertata da referto medico. L’obiettivo è impedire che i persecutori possano costringere o manipolare le vittime a ritirare le accuse.
- La ridefinizione della “vigilanza dinamica”: Nel caso di Camponogara, nei confronti del killer era attivo l’ammonimento del Questore e una misura di “vigilanza dinamica” (passaggi frequenti delle pattuglie). Il Parlamento sta sollevando forti perplessità sull’efficacia di questa misura, definita dalle opposizioni una tutela “solo sulla carta”. Si richiede una ridefinizione dei protocolli di intervento affinché la vigilanza si trasformi in un vero e proprio divieto di avvicinamento monitorato elettronicamente nei casi ad alto rischio.
- Il ruolo dell’ispezione ministeriale come precedente: L’azione del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha avviato accertamenti formali sulla Procura di Venezia, viene monitorata dalle commissioni parlamentari. L’esito di questa ispezione servirà ai legislatori per comprendere se le falle che hanno portato alla morte di Tania Terrin siano dovute a una cattiva applicazione delle norme vigenti da parte dei magistrati o a reali carenze del testo di legge del Codice Rosso.














