Fassino e Cirio indagati per le vittime dell'inquinamento

vertici della Regione Piemonte e del Comune di Torino possano essere bersaglio di indagini per reati ambientali: Cirio, Marnati, Chiamparino, Fassino

Fassino e Cirio indagati per le vittime dell'inquinamento
Piero Fassino
chesini garden
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"Che la politica sia messa in croce e che le istituzioni vengano messe in scacco in sede giudiziaria per non aver fatto abbastanza o non aver fatto il giusto, il meglio, il più possibile, non lo troviamo opportuno. Uncem non concepisce come i vertici della Regione Piemonte e del Comune di Torino possano essere bersaglio di indagini per reati ambientali che siamo convinti non hanno commesso. Uncem è solidale con Cirio, Marnati, Chiamparino, Fassino e i loro Colleghi oggi indagati.

Uncem è membro della Conferenza regionale dell'Ambiente nella quale le decisioni sono sempre state prese in piena condivisione, superando steccati, perplessità, talvolta divisioni, anche nate da diverse visioni e approcci politici. Uncem conosce bene quanto di importante è stato fatto negli ultimi anni in quella sede.

Tutti gli Amministratori pubblici agiscono per il bene dei loro cittadini. E compiono delle scelte in base ai mezzi e alle opportunità che hanno in quel momento, nel perimetro di cornici normative precise. Dare in testa alla politica è uno sport che consideriamo consegnato al passato. Uno sport non certo glorioso, che oggi non crediamo possa andare di moda.

Chi vuole fare meglio, chi chiede di più, chi ha le soluzioni, tutte e subito, anche su un problema complesso e articolato come quello ambientale, relativo a inquinamento e salute pubblica, in una democrazia può scendere in campo alle prossime elezioni. Se eletto, potrà fare e fare meglio. Oppure può condividere le soluzioni, già oggi, con i rappresentanti democraticamente eletti.

Ricorrere alle vie giudiziarie contro questo o quello, contro il 'non aver fatto' o il 'non aver fatto abbastanza', per dolo o per colpa, non ci pare rientri in uno quadro istituzionale e civico positivo per il Paese e per la stessa democrazia".

Lo affermano Roberto Colombero, Presidente Uncem Piemonte, e Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem. 

La vicenda nasce nel 2017 Nel 2017, in procura a Torino era stata avviata un'inchiesta per "inquinamento ambientale" a seguito dell'esposto presentato dall'avvocato Marino Careglio per conto di Roberto Mezzalama, esperto in valutazioni ambientali e oggi presidente del "Comitato Torino Respira".

Le vittime da inquinamento sono 9000 all'anno, Torino Respira dichiara quanto segue nel Manifesto di presentazione della loro attività:

  • A fronte di questa situazione le amministrazioni preposte a livello nazionale, regionale e locale agiscono quasi esclusivamente in una logica emergenziale, e non affrontano il problema in modo sistematico e duraturo.

Crediamo che vivere in un ambiente salubre sia un diritto di tutti e che la tutela della salute dei cittadini dall’inquinamento dell’aria sia un dovere primario degli amministratori pubblici a tutti i livelli.

Le responsabilità non sono solo politiche ma di tutti noi, aggiungono nel Manifesto:

"un dovere di tutti i cittadini contribuire a risolvere il problema dell’inquinamento dell’aria nell’ambito delle proprie possibilità e responsabilità."

Segue il comunicato di  Torino Respira:

Sull’evoluzione dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Torino sorta a seguito dell’esposto presentato dal Comitato Torino Respira

Quella sulla qualità dell’aria è la prima indagine contro gli Amministratori pubblici in materia di reato di inquinamento ambientale, uno strumento a tutela della salute dei cittadini e delle cittadine

“Prendiamo atto dell’attenzione prestata dai magistrati della Procura della Repubblica nei confronti dell’iniziativa giudiziaria intrapresa dal Comitato Torino Respira, evidentemente ritenuta meritevole di interesse a fronte delle condizioni di grave inquinamento in cui versa da molto tempo la città di Torino. Quella sulla qualità dell’aria è la prima indagine contro gli Amministratori pubblici in materia di reato di inquinamento ambientale, uno strumento a tutela della salute dei cittadini e delle cittadine”, commenta Roberto Mezzalama, presidente del Comitato Torino Respira

Da oltre dieci anni, infatti, le concentrazioni di elementi inquinanti in atmosfera superano abbondantemente i limiti stabiliti dalla normativa vigente e sono noti gli effetti negativi di tali superamenti sulla salute pubblica, in particolar modo sulle persone maggiormente fragili.

Il Comitato Torino Respira (nel quale figurano tra gli altri medici, esperti in materia ambientale e mobilità sostenibile) ha pertanto ritenuto doveroso richiedere l’intervento della magistratura penale, con l’assistenza giuridica degli avvocati Marino Careglio e Giuseppe Civale, anche alla luce dei nuovi reati ambientali introdotti nell’ordinamento nel 2015, che prevedono finalmente una specifica tutela giuridica penale della qualità dell’aria.

Le misure e gli atti intrapresi dalla Regione e dal Comune, gli enti preposti dalla legge alla gestione della qualità dell’aria nella città di Torino, sono a nostro avviso del tutto inadeguati e quindi appare configurabile una rilevanza penale della vicenda, in quanto il nuovo reato di inquinamento ambientale prevede una responsabilità anche a titolo colposo.

All’esposto iniziale presentato nel 2017 dal dott. Roberto Mezzalama, presidente di Torino Respira, sono seguite numerose memorie di approfondimento del tema depositate nel corso degli ultimi anni all’attenzione dei magistrati che si occupano dell’indagine, le ultime delle quali sulle “Evidenze scientifiche della relazione tra inquinamento atmosferico ed effetti della epidemia di Covid19” e sulla recente sentenza emessa dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la quale l’Italia è stata condannata per i sistematici superamenti dei limiti di concentrazione di particelle di PM10 e per la mancata adozione di idonei piani per la qualità dell’aria (nella sentenza vi è una specifica censura al piano per la qualità dell’aria della Regione Piemonte, che prevede solo per il 2030 il raggiungimento del rispetto dei valori limite fissati per le concentrazioni di PM10).

Le iniziative legali promosse in questi anni dal Comitato Torino Respira vanno al di là del loro specifico oggetto, in quanto sono altresì finalizzate, da un lato, a sensibilizzare le istituzioni sul tema della lotta all’inquinamento dell’aria, essendo la tutela della salute dei cittadini e delle cittadine un dovere primario degli amministratori pubblici, e, dall’altro, a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema, in quanto le azioni per ridurre l’inquinamento in modo sistematico e duraturo, oltre a tutelare la salute dei cittadini e l’ambiente, rappresentano un elemento di innovazione tecnologica e sociale e contribuiscono certamente a migliorare l’attrattività e il benessere economico della città.

Il Comitato Torino Respira continuerà a seguire con attenzione l’indagine penale in corso e porterà avanti le sue numerose attività finalizzate alla tutela dell’ambiente.