Festa delle donna. Boom di malattie professionali tra le lavoratrici: non servono mimose, ma l’applicazione delle norme sui rischi di genere

 

In occasione della Giornata internazionale della donna torna al centro del dibattito il tema della sicurezza sul lavoro femminile. I dati più recenti evidenziano un aumento delle malattie professionali tra le lavoratrici, un fenomeno che mette in luce criticità strutturali nel sistema di prevenzione e nella valutazione dei rischi legati alle differenze di genere.

 

Festa delle donna. Negli ultimi anni, soprattutto nelle Marche e nel territorio del Piceno, la crescita delle patologie professionali che colpiscono le donne rappresenta un campanello d’allarme sempre più forte. Non si tratta soltanto di numeri statistici: dietro queste cifre ci sono storie di lavoratrici che, dopo anni di attività, si trovano a fare i conti con problemi di salute spesso legati alle condizioni di lavoro.

 

Secondo i dati elaborati su base Inail e analizzati da esperti del settore, nel 2025 le denunce di malattie professionali tra le lavoratrici nelle Marche sono aumentate passando da 1.854 a 1.946 casi, con una crescita del 4,96% in un solo anno.

 

Un incremento che, sebbene non sembri enorme in termini assoluti, rappresenta un segnale significativo di un problema strutturale che riguarda la prevenzione e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

 

 

Festa delle donna. Malattie professionali: cosa sono e perché stanno aumentando

 

Per comprendere la portata del fenomeno è necessario chiarire cosa si intende per malattia professionale. Si tratta di una patologia che si sviluppa a causa dell’attività lavorativa o dell’esposizione prolungata a determinati fattori di rischio presenti sul posto di lavoro. A differenza degli infortuni, che si verificano improvvisamente, le malattie professionali si sviluppano spesso nel tempo e possono manifestarsi anche anni dopo l’inizio dell’esposizione.

 

Negli ultimi anni il numero delle denunce è cresciuto in modo significativo in tutta Italia. Le patologie più diffuse sono quelle muscolo-scheletriche, seguite dai disturbi del sistema nervoso e dalle malattie respiratorie.

 

Il motivo principale dell’aumento non è solo una maggiore incidenza delle patologie, ma anche una maggiore consapevolezza dei lavoratori e un miglior sistema di rilevazione dei casi. Tuttavia, molti esperti sottolineano che l’organizzazione del lavoro continua a rappresentare un fattore di rischio importante.

 

Nel caso delle lavoratrici, la questione è ancora più complessa perché spesso i sistemi di prevenzione sono stati progettati pensando a modelli di lavoro maschili.

 

 

 

Il caso delle Marche: numeri che preoccupano. Boom malattie professionali

 

Nelle Marche il quadro appare particolarmente delicato. Nel 2025 le denunce di infortunio che hanno coinvolto lavoratrici sono state 5.827, in aumento rispetto alle 5.753 registrate nel 2024.

 

Ma è il dato sulle malattie professionali a destare maggiore preoccupazione. L’incremento registrato evidenzia come molte patologie siano legate a condizioni lavorative che, nel tempo, possono diventare insostenibili.

 

Tra i settori più colpiti da malattie professionali  e figurano:

 

industria manifatturiera

 

sanità e assistenza sociale

 

agroalimentare

 

servizi alla persona

 

 

In questi ambiti, le lavoratrici sono spesso esposte a movimenti ripetitivi, posture scorrette e carichi fisici importanti.

 

Le conseguenze sono evidenti soprattutto nelle patologie muscolo-scheletriche, che rappresentano la quota maggiore delle malattie professionali denunciate.

 

 

 

Il problema dei rischi di genere sul lavoro, le  malattie professionali

 

Uno degli aspetti più discussi riguarda la mancata considerazione delle differenze di genere nella valutazione dei rischi professionali.

 

Per molti anni la sicurezza sul lavoro è stata progettata su parametri standard, spesso basati su modelli maschili. Tuttavia, il corpo femminile reagisce in modo diverso a determinati carichi di lavoro, posture e ritmi produttivi.

 

Questo significa che alcune attività apparentemente “normali” possono avere effetti più pesanti sulle lavoratrici nel lungo periodo.

 

Gli esperti sottolineano che è necessario applicare con maggiore rigore le norme che prevedono una valutazione dei rischi anche in ottica di genere. In particolare, l’articolo 28 del decreto legislativo 81 del 2008 stabilisce che la valutazione dei rischi deve considerare anche le differenze tra lavoratori e lavoratrici.

 

Non si tratta quindi di introdurre nuove leggi, ma di applicare correttamente quelle già esistenti.

 

 

 

Il peso dei lavori ripetitivi e delle posture scorrette per le  malattie professionali

 

Molte delle patologie professionali denunciate dalle lavoratrici sono legate a movimenti ripetitivi e posture scorrette mantenute per lunghi periodi.

 

Nel settore manifatturiero, ad esempio, le lavoratrici impegnate nelle linee di produzione svolgono spesso attività che richiedono gesti ripetitivi per molte ore al giorno.

 

Nel settore sanitario, invece, il rischio è legato alla movimentazione dei pazienti e a turni di lavoro particolarmente intensi.

 

Queste condizioni possono provocare nel tempo problemi alla schiena, alle articolazioni e ai muscoli, con conseguenze che possono diventare croniche.

 

Molte lavoratrici arrivano alla pensione con patologie muscolo-scheletriche ormai irreversibili, segno di un sistema che non è riuscito a prevenire adeguatamente l’usura fisica accumulata negli anni.

 

 

Festa delle donna. Boom malattie professionali

 

Il doppio carico di lavoro delle donne e le  malattie professionali

 

Un altro elemento che contribuisce ad aumentare il rischio per le lavoratrici è il cosiddetto “doppio carico”.

 

Molte donne, infatti, oltre all’attività professionale continuano a sostenere gran parte del lavoro domestico e di cura familiare.

 

Questo significa che il tempo di recupero fisico e mentale è spesso ridotto rispetto a quello dei colleghi uomini.

 

Anche gli spostamenti casa-lavoro rappresentano un fattore di rischio. Gli infortuni in itinere, cioè quelli che avvengono durante il tragitto tra casa e lavoro, sono aumentati negli ultimi anni e coinvolgono spesso le lavoratrici.

 

Il risultato è una pressione complessiva che può incidere negativamente sulla salute e sulla sicurezza.

 

 

 

Le categorie più vulnerabili

 

All’interno del mondo del lavoro femminile esistono categorie particolarmente esposte ai rischi professionali.

 

Tra queste:

 

lavoratrici over 50

 

lavoratrici straniere

 

addette ai servizi e alla cura della persona

 

 

Le lavoratrici più anziane rappresentano una quota significativa delle malattie professionali, spesso a causa di anni di attività svolta in condizioni non sempre ergonomiche.

 

Le lavoratrici straniere, invece, possono trovarsi in situazioni di maggiore vulnerabilità a causa di contratti precari, scarsa formazione e barriere linguistiche.

 

Questo rende più difficile anche la segnalazione dei problemi di salute legati al lavoro.

 

 

 

Prevenzione e sicurezza: cosa non funziona

 

Il sistema di prevenzione dovrebbe rappresentare il primo strumento per evitare l’insorgere delle malattie professionali.

 

Tuttavia, diversi fattori continuano a limitarne l’efficacia:

 

scarsa attenzione ai rischi di genere

 

insufficiente formazione dei lavoratori

 

ritmi produttivi elevati

 

postazioni di lavoro non ergonomiche

 

 

In molti casi, inoltre, la valutazione dei rischi rimane un adempimento formale piuttosto che uno strumento concreto di tutela, parliamo delle malattie professionali

 

Gli esperti sottolineano che per migliorare la sicurezza è necessario investire maggiormente in formazione, innovazione tecnologica e organizzazione del lavoro.

 

 

 

Il ruolo delle istituzioni e delle aziende per le malattie professionali

 

Affrontare il problema delle malattie professionali tra le lavoratrici richiede un impegno condiviso tra istituzioni, imprese e parti sociali.

 

Le istituzioni devono rafforzare i controlli e promuovere politiche di prevenzione più efficaci.

 

Le aziende, dal canto loro, hanno la responsabilità di creare ambienti di lavoro più sicuri e inclusivi, adattando le postazioni e i ritmi di lavoro alle esigenze dei dipendenti.

 

Investire nella sicurezza non significa solo rispettare la legge, ma anche migliorare la qualità del lavoro e la produttività.

 

Numerosi studi dimostrano infatti che ambienti di lavoro più sicuri riducono l’assenteismo e migliorano il benessere dei lavoratori.

 

 

 

Oltre le mimose: la sicurezza come diritto

 

Ogni anno, in occasione dell’8 marzo, si moltiplicano le iniziative dedicate alla celebrazione delle donne.

 

Ma per molte lavoratrici la vera priorità non è ricevere simboli celebrativi, bensì vedere riconosciuti i propri diritti in materia di salute e sicurezza.

 

I dati sulle malattie professionali mostrano chiaramente che la strada da percorrere è ancora lunga.

 

Garantire condizioni di lavoro sicure significa tutelare la salute delle lavoratrici e prevenire patologie che possono compromettere la qualità della vita.

 

 

 

Verso un nuovo approccio alla sicurezza sul lavoro

 

Il tema della sicurezza sul lavoro femminile richiede un cambio di prospettiva.

 

Non basta applicare norme generiche: è necessario sviluppare politiche di prevenzione che tengano conto delle differenze biologiche, sociali e organizzative tra uomini e donne.

 

Questo significa progettare postazioni di lavoro più ergonomiche, ridurre i carichi fisici e migliorare l’organizzazione dei turni.

 

Allo stesso tempo, è fondamentale promuovere una cultura della sicurezza che coinvolga tutti i livelli dell’azienda.

 

Solo attraverso un impegno concreto sarà possibile ridurre il numero delle malattie professionali e garantire un ambiente di lavoro realmente sicuro per tutti.

 

 

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