Casa Montecarlo: il Pg della Corte d’appello chiede la prescrizione per Fini e i Tulliani
Colpo di scena nel processo d’appello sulla casa di Montecarlo. Il procuratore generale della Corte d’appello di Roma ha chiesto di dichiarare il non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti dell’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, della compagna Elisabetta Tulliani, del fratello Giancarlo Tulliani e del padre Sergio Tulliani, tutti imputati per riciclaggio nell’ambito della compravendita dell’appartamento in rue Princesse Charlotte. La richiesta, se accolta dai giudici, metterebbe la parola fine a una delle vicende politico-giudiziarie più lunghe e controverse della storia repubblicana recente.
La vicenda, esplosa nel 2010 e divenuta uno spartiacque nella storia della destra italiana, ruota intorno alla vendita di un immobile ereditato da Alleanza nazionale e finito, attraverso una società offshore, nella disponibilità della famiglia Tulliani. Secondo l’accusa, l’operazione avrebbe nascosto un riciclaggio di fondi. La difesa ha sempre respinto ogni addebito, parlando di una compravendita regolare e a prezzi di mercato.
Già in primo grado il quadro si era in parte ridimensionato. I giudici della quarta sezione penale del tribunale di Roma avevano dichiarato prescritto il reato di associazione per delinquere contestato ai Tulliani, lasciando in piedi la sola accusa di riciclaggio, per la quale erano arrivate le condanne: 2 anni e 8 mesi per Fini, pene più pesanti per Elisabetta Tulliani e i suoi familiari. Sentenze che gli imputati hanno sempre definito paradossali e ingiuste.
Ora, davanti alla corte d’appello, la procura generale ha sostanzialmente riconosciuto che il tempo ha superato il processo. Pur ritenendo fondata l’impostazione della sentenza di primo grado, il Pg ha chiesto il non luogo a procedere per prescrizione: una formula che non assolve nel merito, ma certifica che i termini previsti dalla legge sono decorsi.
Cosa significa la richiesta di prescrizione
La prescrizione non è un’assoluzione e non è una condanna. È l’estinzione del reato per decorso del tempo. In questo caso riguarda l’ipotesi di riciclaggio, l’unico capo d’imputazione rimasto dopo il primo grado. Se la corte accoglierà la richiesta del Pg, il procedimento si chiuderà senza una pronuncia definitiva sulla colpevolezza o sull’innocenza degli imputati.
Per Fini e i Tulliani si tratterebbe comunque di un epilogo meno pesante rispetto alle condanne subite in primo grado, che verrebbero di fatto superate. Resta il nodo politico e reputazionale: la casa di Montecarlo ha segnato la fine dell’esperienza del Popolo della libertà come partito unitario e l’uscita di scena di Fini dalla leadership del centrodestra.
La storia della casa di Montecarlo
Tutto nasce da un appartamento nel Principato di Monaco, lasciato in eredità ad Alleanza nazionale dalla contessa Anna Maria Colleoni. Nel 2008 l’immobile viene venduto dalla società offshore Timara Ltd per 300 mila euro a una società riconducibile a Giancarlo Tulliani. Secondo l’accusa, il valore reale era molto superiore e l’operazione servì a far rientrare capitali di provenienza illecita.
Lo scandalo esplose nell’estate del 2010, tra articoli di stampa, interrogazioni parlamentari e smentite. Fini, allora presidente della Camera e cofondatore del Pdl, disse di non sapere nulla della disponibilità dell’immobile da parte del cognato. La bufera contribuì alla rottura con Silvio Berlusconi e alla nascita di Futuro e libertà per l’Italia.
Le reazioni e i prossimi passi
Al momento non sono arrivati commenti ufficiali da parte di Gianfranco Fini e dei suoi legali, ma in passato l’ex leader di An aveva ribadito la fiducia nella giustizia, definendo paradossale la condanna di primo grado. La decisione della corte d’appello è attesa nelle prossime settimane e potrebbe arrivare già entro la fine dell’anno.
Se la prescrizione sarà dichiarata, resterà aperta solo la discussione storica e politica su una vicenda che ha cambiato gli equilibri italiani. Se invece la corte dovesse discostarsi dalla richiesta della procura generale, si aprirebbe un nuovo capitolo processuale, con possibili ricorsi in Cassazione.
Un caso che ha segnato la politica italiana
A distanza di oltre quindici anni, la casa di Montecarlo resta un simbolo. Non solo per gli aspetti giudiziari, ma per quello che ha rappresentato: la fine di un’epoca per la destra, il passaggio dal berlusconismo al tentativo finiano di una destra europea, poi naufragato anche sul piano elettorale.
La prescrizione chiesta oggi in appello non cancella le domande sull’opportunità politica di allora, ma mette un punto giuridico a una storia infinita. Per i giudici d’appello di Roma si tratta ora di decidere se quel punto è definitivo.



