Gaza City, attacco al camion cisterna: colpita distribuzione di acqua potabile

Il 15 settembre, nella parte orientale di Gaza City, un camion cisterna di Medici Senza Frontiere (MSF) è stato attaccato dalle forze israeliane. Il veicolo stava distribuendo 10.000 litri di acqua potabile ai civili.

L’attacco al camion cisterna a Gaza City ha colpito un mezzo chiaramente identificabile come appartenente a MSF. Il percorso e gli orari erano stati comunicati in anticipo alle autorità israeliane.

Un attacco deliberato contro l’accesso all’acqua

Secondo MSF, non si è trattato di un errore. L’attacco è stato un tentativo deliberato di sabotare la distribuzione di acqua ai civili intrappolati nella zona.

Molti abitanti vivono tra le macerie o in tende improvvisate. Non possono lasciare Gaza City, né accedere ai beni essenziali.

MSF: “Resteremo il più a lungo possibile”

Jacob Granger, coordinatore dell’emergenza MSF a Gaza, ha dichiarato che l’organizzazione continuerà a operare finché sarà possibile.

Attualmente, MSF è attiva in due ospedali e due cliniche. Il personale distribuisce acqua e fornisce assistenza sanitaria di base, nonostante i rischi crescenti.

Aumentano i feriti e gli sfollati

Negli ultimi giorni, gli ospedali di Gaza City hanno registrato un aumento dei feriti. Le operazioni militari israeliane si sono intensificate, rendendo difficile il lavoro degli operatori umanitari.

Molti civili sono costretti a scegliere tra restare sotto le bombe o tentare di raggiungere il sud, dove non c’è spazio né risorse.

La zona umanitaria: una promessa irrealizzabile

Le autorità israeliane hanno indicato una zona umanitaria a sud di Khan Younis. L’area misura circa 42 km².

Si stima che oltre 2 milioni di persone siano costrette a rifugiarsi in questo spazio ridotto. Per confronto, Manhattan ha una superficie di 58 km² e ospita 1,6 milioni di abitanti.

A Gaza, però, mancano edifici, tende e infrastrutture. La maggior parte delle persone vive in condizioni estreme.

Spostarsi è impossibile per molti

Più del 70% della popolazione non ha un reddito stabile. Spostarsi verso sud richiede migliaia di dollari, denaro che la maggior parte non possiede.

Molti restano dove sono, in rifugi sovraffollati, esposti ai bombardamenti. Altri tentano la fuga, ma non trovano sicurezza.

Ospedali al collasso

L’ospedale Al-Shifa, il più grande ancora funzionante nel nord, ha un tasso di occupazione del 250%. Le forniture mediche sono insufficienti.

Le cliniche di MSF accolgono pazienti in condizioni critiche, con ferite aperte e traumi recenti. L’accesso all’acqua potabile è sempre più limitato.

Nessun luogo è sicuro

MSF denuncia che non esiste alcun luogo sicuro nella Striscia di Gaza. Né al nord né al sud.

La sicurezza è il bisogno più urgente. Senza garanzie, gli operatori umanitari rischiano la vita ogni giorno.

Un appello alla comunità internazionale

Granger ha lanciato un appello: “Chiediamo al governo israeliano e alla comunità internazionale di garantire l’accesso agli aiuti umanitari”.

A pochi chilometri da Gaza ci sono scorte alimentari e mediche. Ma l’ingresso è bloccato.

MSF non abbandona Gaza City

Nonostante tutto, MSF continuerà a operare a Gaza City. La presenza dell’organizzazione è vitale per migliaia di persone.

La distribuzione di acqua, l’assistenza medica e il supporto psicologico sono essenziali. MSF resta, finché sarà possibile.

*Fonte:medici senza frontiere

 

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