Giuseppe Pignatone indagato per favoreggiamento a Cosa Nostra: ombre sul dossier Mafia e Appalti

Giuseppe Pignatone indagato per favoreggiamento a Cosa Nostra.

L’ex procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, oggi presidente del tribunale vaticano, è al centro di un’inchiesta aperta dalla Procura di Caltanissetta.

L’accusa è gravissima: avrebbe contribuito a insabbiare il dossier Mafia e Appalti, insieme all’ex collega Gioacchino Natoli. Un’indagine che potrebbe riscrivere pagine oscure della giustizia italiana.

Da Roma al Vaticano: la carriera di Pignatone

Giuseppe Pignatone ha guidato la procura di Roma fino alla pensione. Dopo il ritiro, è stato nominato presidente del tribunale dello Stato Vaticano.

Una figura di spicco dell’antimafia, protagonista di inchieste storiche. Ma oggi il suo nome è legato a sospetti inquietanti.

L’inchiesta di Caltanissetta: bobine e brogliacci nel mirino

Secondo i magistrati nisseni, Pignatone e Natoli avrebbero cercato di far distruggere bobine e brogliacci dell’inchiesta Mafia e Appalti.

Materiale sensibile, contenente intercettazioni e appunti investigativi. La loro eliminazione avrebbe ostacolato la ricostruzione dei rapporti tra mafia e imprenditoria.

Le intercettazioni con Scarpinato e il ruolo di Natoli

Gioacchino Natoli, ex pm di Palermo, è coinvolto per le sue conversazioni con il senatore M5s Roberto Scarpinato. Intercettazioni che sollevano dubbi sul coordinamento tra toghe e politica.

Secondo l’accusa, Natoli avrebbe condotto un’indagine “apparente” sulle infiltrazioni mafiose nelle cave toscane. Limitando consapevolmente intercettazioni e controlli.

I rapporti con i Buscemi e Bonura: immobili e sospetti

Nell’inchiesta emergono anche i rapporti di Giuseppe Pignatone con i fratelli Buscemi e con Francesco Bonura. Negli anni ’80, Pignatone avrebbe acquistato immobili da loro.

All’epoca, i venditori non erano ancora condannati per mafia. Ma in seguito sono stati riconosciuti come affiliati a Cosa Nostra.

Secondo Giovanni Brusca, Riina parlava di Pignatone come “vicino ai Buscemi”. Un canale che la mafia avrebbe tenuto riservato.

La testimonianza di Brusca: “Trattato bene dai Buscemi”

Durante l’interrogatorio, Brusca ha dichiarato che Pignatone sarebbe stato “trattato bene” dai Buscemi in occasione dell’acquisto di un appartamento.

Una ventina di proprietà, vendute alla famiglia Pignatone e al collega Guido Lo Forte, provenivano dall’Immobiliare Raffaello. Società legata ai Buscemi e Bonura.

Il dossier Mafia e Appalti: un nodo irrisolto

Il dossier Mafia e Appalti è uno dei punti più oscuri della storia giudiziaria italiana. Paolo Borsellino lo stava approfondendo prima della strage di via D’Amelio.

Secondo i familiari, fu proprio quel filone investigativo a decretare la sua condanna a morte. L’inchiesta di Caltanissetta cerca ora di fare luce su quei collegamenti.

La difesa di Pignatone: “Non sapevo chi fossero”

Giuseppe Pignatone ha negato ogni addebito. Ha dichiarato di non sapere che i venditori fossero vicini alla mafia.

Ha anche difeso il procuratore Pietro Giammanco, protagonista di una guerra interna tra magistrati negli anni ’90.

Durante l’interrogatorio, ha affermato: “Mi riprometto di contribuire allo sforzo investigativo della procura di Caltanissetta”.

Un’indagine delicata: tra giustizia e memoria

L’inchiesta coinvolge anche il generale della Guardia di Finanza Stefano Screpanti. E punta a chiarire se ci fu un tentativo sistematico di insabbiamento.

I magistrati stanno riesaminando documenti, intercettazioni e testimonianze. Il materiale non fu mai distrutto, ma l’ordine di eliminazione resta un punto critico.

Conclusione: una verità da ricostruire

Giuseppe Pignatone indagato per favoreggiamento a Cosa Nostra è una notizia che scuote il mondo giudiziario. L’inchiesta di Caltanissetta potrebbe riaprire ferite mai rimarginate.

La verità è ancora da scrivere. Ma il lavoro dei magistrati e il coraggio dei testimoni potrebbero finalmente restituire giustizia.

Fonti: Open NewSicilia Il Corriere del Giorno

La Verità


 

 

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