14 Agosto 2026 13:58
Giustizia in Italia: numeri, casi controversi, assoluzioni e condanne. Cosa non funziona
La parola *giustizia* dovrebbe dare una sola certezza: che ogni cittadino, innocente o colpevole, ottiene una risposta in tempi ragionevoli.
Giustizia. In Italia però questa parola si scontra ogni giorno con attese lunghissime, processi che durano anni, assoluzioni dopo decenni e condanne che arrivano troppo tardi.
Partiamo da una storia. Poi dai numeri. Poi proviamo a capire cosa non funziona.
Il caso Don Pino Strangio: 10 anni per un’assoluzione piena.
“È FINALMENTE GIUNTA UNA NOTIZIA DA TUTTI ATTESA E CHE DONA UNA GRANDE GIOIA AL CUORE DI QUANTI LO HANNO SEMPRE STIMATO: IL NOSTRO CONFRATELLO SACERDOTE DON PINO STRANGIO È STATO ASSOLTO DALLA CORTE D’ASSISE D’APPELLO DI REGGIO CALABRIA DALLE ACCUSE CHE GLI ERANO STATE MOSSE DI ASSOCIAZIONE ESTERNA ALLA MAFIA ED È STATO ASSOLTO CON FORMULA PIENA PER NON AVER COMMESSO IL FATTO.”
Così Padre Francesco Carlino commenta la sentenza.
Un calvario durato quasi un decennio. Don Pino, sacerdote calabrese, ha ottenuto finalmente la fine: un’assoluzione piena che riconosce la sua innocenza.
“Ho scelto queste due foto, quella del giorno della tua ordinazione sacerdotale con la tua mamma che baciava le tue mani appena consacrate ed una più recente, proprio per augurarti che questi 10 anni di sofferenza offerta nel silenzio – che certamente ti hanno segnato e che nessuno potrà mai cancellare – possano ora ridonarti la gioia piena di quel primo giorno in cui, dicendo sì al Signore, hai scelto di essere un presbitero al servizio.”
10 anni. Un’assoluzione piena. Eppure 10 anni di stigma, di processo, di attesa.
È questo il volto più umano dei problemi della *giustizia* italiana: quando arriva, spesso arriva tardi.
I numeri della giustizia italiana nel 2026
Per capire la portata del problema servono dati.
1. Durata dei processi
Secondo gli ultimi dati del Ministero e del CSM:
– *Processo civile*: durata media 420 giorni in tribunale. In Appello si arriva a 700-800 giorni.
– *Processo penale*: durata media 373 giorni in primo grado. In Appello 660 giorni. In Cassazione altri 360 giorni.
– *Tempo totale medio penale*: 3 anni e 9 mesi per arrivare a sentenza definitiva.
Nei tribunali del Sud e nelle grandi città i tempi raddoppiano. Reggio Calabria, Napoli, Roma, Palermo sono tra i più lenti.
2. Arretrato e pendenze della giustizia italiana.
A gennaio 2026 risultano ancora oltre 3 milioni di procedimenti civili pendenti e circa 1,2 milioni di procedimenti penali.
Il PNRR aveva l’obiettivo di ridurre del 40% l’arretrato civile entro il 2026. L’obiettivo è stato raggiunto solo parzialmente.
3. Assoluzioni e prescrizioni
Nel penale, su 100 processi che arrivano a sentenza:
– Circa 38 si chiudono con assoluzione o non luogo a procedere
– Circa 45 con condanna
– Il restante 17% con patteggiamento o altre formule
Ma il dato più duro è un altro: ogni anno circa 120.000 procedimenti penali si chiudono per prescrizione. Ovvero: il reato c’è, ma il tempo è scaduto.
Casi controversi: quando la giustizia fa notizia.
Oltre a Don Pino Strangio, l’Italia ha una lunga lista di processi che hanno diviso l’opinione pubblica.
*1. Processi lunghissimi e assoluzioni in Appello*
È il caso di tanti imputati per mafia, corruzione, bancarotta. Condannati in primo grado, assolti dopo 8-10 anni in Appello o Cassazione. Nel frattempo vite, carriere e famiglie distrutte.
*2. Errori giudiziari*
Dal caso di Enzo Tortora agli errori più recenti: persone che passano anni in carcere e poi vengono assolte “perché il fatto non sussiste”. Lo Stato risarcisce, ma il danno morale resta.
*3. Prescrizione e “amnistia di fatto”*
Corruzione, reati contro la PA, frodi fiscali: molti si chiudono perché nel frattempo scade il tempo. È la critica più forte: una *giustizia* che non punisce né assolve, ma si spegne da sola.
*4. Giustizia disuguale sul territorio*
A Milano un processo civile dura 300 giorni. A Catanzaro 900. A Bolzano un penale si chiude in 6 mesi. A Palermo in 2 anni. Stesse leggi, tempi diversi.
Assoluzioni e condanne: il problema non è il verdetto, è il tempo.
Il problema italiano non è tanto il numero di assoluzioni o condanne. È il “tra”.
*Cosa succede con un’assoluzione dopo 10 anni?*
Come nel caso di Don Pino: hai ragione, ma hai perso 10 anni. Reputazione, lavoro, serenità. L’assoluzione “piena per non aver commesso il fatto” è la formula più netta, ma arriva quando la vita è già cambiata.
*Cosa succede con una condanna dopo 10 anni?*
Spesso la pena è già sospesa, o è prescritta, o è irrisoria. E la vittima ha aspettato un decennio per vedere riconosciuto un danno.
*Il risultato*: sia l’innocente che il colpevole percepiscono la *giustizia* come lenta, distante, punitiva anche quando assolve.
Cosa non funziona nella giustizia italiana*
Dopo anni di riforme, ecco i 5 nodi ancora irrisolti.
*1. Organico e risorse*
Mancano circa 1.000 magistrati e 4.000 addetti amministrativi rispetto all’organico ideale. Molti tribunali piccoli sono sottodimensionati. I giudici fanno 2-3 udienze al giorno e scrivono sentenze di notte.
*2. Processi scritti e burocrazia*
In Italia tutto deve essere depositato, notificato, fascicolato. Un fascicolo penale può avere 50 volumi. In altri Paesi europei il 70% del processo è orale. Qui è carta. E la carta rallenta.
*3. Appelli e gradi di giudizio*
Tre gradi di giudizio + revisione. È una garanzia, ma è anche un collo di bottiglia. In Germania il 90% dei penali si chiude in primo grado. In Italia solo il 60%.
*4. Leggi che cambiano in corsa*
Prescrizione, intercettazioni, abuso d’ufficio. Ogni 2-3 anni cambia qualcosa. Risultato: avvocati e giudici perdono tempo ad adeguarsi, e i cittadini non capiscono più le regole.
*5. Esecuzione delle sentenze*
Anche quando c’è la condanna, riscuotere un risarcimento civile è un’altra guerra. Gli uffici esecuzioni sono intasati. Vincere la causa e non vedere un euro è esperienza comune.
Le riforme in corso e cosa dicono i numeri
Con il PNRR e la Riforma Cartabia il Governo ha provato a intervenire:
*Cosa è stato fatto:*
– Assunzione di 8.000 addetti all’Ufficio del Processo
– Digitalizzazione dei fascicoli e udienze da remoto
– Taglio dei riti e semplificazione del civile
– Nuove regole sulla prescrizione: “improcedibilità” dopo certi termini
*I primi risultati 2024-2026:*
– -25% dei tempi nel civile
– +15% di produttività dei tribunali
– Ma nel penale i tempi sono scesi solo del 7%
Il problema resta: le riforme servono a smaltire l’arretrato, non a cambiare la cultura del processo.
La percezione dei cittadini: fiducia ai minimi.
Secondo l’Eurobarometro 2025, solo il 31% degli italiani si fida della *giustizia*. La media europea è 52%.
Perché?
1. Perché è lenta
2. Perché è incomprensibile
3. Perché sembra dipendere da dove vivi e da chi sei
E poi ci sono le storie. Come quella di Don Pino. 10 anni per dire “non c’entri”. Dieci anni in cui una comunità intera ha vissuto nel dubbio.
Proposte concrete: da dove ripartire.
Gli esperti indicano 4 priorità per i prossimi 2 anni:
*1. Specializzazione dei tribunali*
Meno tribunali generalisti, più sezioni specializzate su economia, famiglia, mafia. Un giudice che fa sempre le stesse cause va più veloce.
*2. Oralità e meno carta*
Copiare il modello anglosassone: dibattimento vero, testi in aula, sentenza letta subito. Meno memorie, più confronto.
*3. Premi e sanzioni per i tempi*
Alcuni Paesi europei danno bonus ai tribunali che chiudono in tempo e sanzioni a chi sfora. In Italia non esiste.
*4. Giustizia riparativa*
Per reati minori: mediazione, risarcimento, lavori utili. Togliere carico ai tribunali e dare risposte più rapide alle vittime.
Conclusione: la giustizia è una promessa da mantenere.
La *giustizia* non è solo codici e aule. È fiducia.
Quando un cittadino come Don Pino aspetta 10 anni per sentirsi dire “sei innocente”, lo Stato ha vinto la causa ma ha perso la fiducia.
I numeri dicono che stiamo migliorando, ma troppo piano. I casi controversi dicono che abbiamo ancora un problema culturale: usiamo il processo come arma, come spettacolo, come logoramento.
Servono meno leggi e più applicazione. Meno annunci e più personale. Meno carta e più responsabilità.
Perché una *giustizia* che arriva tardi è una *giustizia* che non arriva.
E un Paese che non garantisce tempi certi ai suoi cittadini, prima o poi smette .
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