Governo. Conte, Mes e la bufala del costo stigma

"Il Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, ci fa risparmiare 200 milioni l'anno, ma c'è l'effetto stigma".

Governo. Conte, Mes e la bufala del costo stigma
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Governo. Conte, Mes e la bufala del costo stigma

Roma, 20.10.2020. "Il Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, ci fa risparmiare 200 milioni l'anno, ma c'è l'effetto stigma".
Così la dichiarazione del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

I milioni risparmiati non sono 200, ma 300 l'anno, che per 10 anni (tanto dura il Mes) fanno 3 miliardi di euro di risparmio.

Il presidente Conte parla di costo dello stigma. Cosa è lo stigma?

In finanza, lo stigma è quella condizione per cui uno Stato, che chiede prestiti, è considerato sull'orlo del fallimento, o in crisi, e quindi la sua richiesta di aiuto diventa un elemento di ulteriore segnale di debolezza.

In sintesi, se si chiede un prestito vuol dire che si è in difficoltà e questo metterebbe in allarme gli investitori internazionali che considererebbero l'Italia come Paese a rischio.

E' così? No, è una bufala.
Vediamo.

Non si capisce perché ricorrere ai 36 miliardi del Mes, per spese sanitarie, dirette e indirette, sia pericoloso, mentre non lo è, se si ricorre allo Sure (fondi europei per la cassa integrazione), per 27 miliardi, che è anch'esso un prestito che va restituito.
Inoltre, sono proprio i mercati finanziari che vedono di buon occhio l'utilizzo di linee di credito, a basso tasso di interesse, o addirittura zero, come il Mes, che consente minor indebitamento statale e, quindi, maggiore stabilità economica. In sintesi, i mercati internazionali sono incoraggiati a investire se un Paese offre garanzie di politica economica stabile, attenta a evitare squilibri futuri.

Sulle posizioni "No Mes", ci sono Di Maio (M5S), Salvini (Lega) e Meloni (FdI), tutti partiti che alle elezioni del 2018 si presentarono in veste antieuropea. Poi hanno cambiato idea.
E dei soldi del Mes da impiegare per la sanità e la salute dei cittadini?  Sembra che sia l'ultimo pensiero del trio.


Primo Mastrantoni, segretario Aduc