Relazioni tra Iran e Europa: prospettive di cooperazione e indipendenza
Il mondo contemporaneo è caratterizzato da dinamiche geopolitiche complesse e interconnesse, che influenzano profondamente i rapporti tra nazioni. In questo contesto, l’intervista con l’ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma, condotta dal dottor Claudio Usala, responsabile di Europa Sovrana e Indipendente per la Sardegna, offre spunti significativi per comprendere la posizione iraniana nei confronti dell’Europa e le opportunità di una cooperazione futura. Questo articolo esplorerà le risposte dell’ambasciatore, analizzando le implicazioni delle tensioni geopolitiche attuali e le potenzialità di un’Europa più indipendente.
Le conseguenze delle aggressioni militari, rapporti Iran e Europa
Nell’intervista, l’ambasciatore ha sottolineato che gli attacchi militari degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran hanno avuto ripercussioni globali, influenzando anche attori come la Cina e l’Europa. Secondo lui, i governi di Trump e Netanyahu hanno commesso gravi errori nei loro calcoli strategici, sottovalutando le capacità difensive dell’Iran e il sostegno popolare al governo iraniano. Questa errata valutazione ha portato a conseguenze geopolitiche e economiche che si sono riversate anche sui Paesi europei, aumentando le tensioni e le crisi di sicurezza.
La posizione dell’Europa nella geopolitica attuale nella vicenda Europa-Iran
Un tema centrale nell’intervista è la percezione che la politica estera europea sia fortemente influenzata dagli Stati Uniti. L’ambasciatore ha affermato che l’adesione alle politiche statunitensi ha comportato costi considerevoli per i Paesi europei, inclusi problemi di sicurezza e perturbazioni del mercato energetico. L’Europa, secondo lui, ha l’opportunità di adottare un ruolo più indipendente, capace di prevenire crisi artificiali e promuovere una gestione costruttiva delle tensioni regionali.
Opportunità di dialogo e cooperazione Europa-Iran
L’ambasciatore ha anche evidenziato che una maggiore indipendenza dell’Europa potrebbe facilitare la ricostruzione della fiducia reciproca tra Iran ed Europa. Un approccio basato sul rispetto e sulla non ingerenza negli affari interni altrui potrebbe portare a relazioni più solide, con benefici reciproci in ambito economico, scientifico e culturale. La cooperazione nei settori dell’energia e della sicurezza regionale è vista come un’opportunità per affrontare sfide comuni.
Il conflitto israelo-palestinese e il ruolo dell’Europa
Un altro punto di discussione è stato il conflitto tra Israele e Palestina. L’ambasciatore ha sottolineato che il sostegno politico, militare ed economico fornito da alcuni Paesi occidentali ha contribuito alla perpetuazione della crisi palestinese. Ha invitato l’Europa a esercitare una maggiore volontà politica per fermare le violazioni dei diritti umani e sostenere i legittimi diritti del popolo palestinese. Secondo lui, l’Europa deve andare oltre le dichiarazioni ufficiali e intraprendere misure concrete per risolvere la crisi.
In conclusione, l’intervista offre una visione chiara delle sfide e delle opportunità che caratterizzano le relazioni tra Iran ed Europa. Con un approccio più indipendente, l’Europa potrebbe non solo migliorare i propri interessi nazionali, ma anche contribuire a un contesto geopolitico più stabile e cooperativo. La storia delle relazioni tra Italia e Iran, caratterizzata da un passato pacifico, rappresenta una base solida per costruire un futuro di cooperazione proficua e vantaggiosa per entrambe le parti.
L’intervista in forma integrale, Iran e Europa
1. Eccellenza, gli attacchi militari intenzionali e ripetuti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran hanno lasciato ampie conseguenze geopolitiche ed energetiche a livello globale, influenzando persino importanti attori come la Cina e l’Europa. Ritiene che i governi di Trump e Netanyahu avessero previsto queste conseguenze oppure abbiano sottovalutato gli effetti reali delle loro azioni?
Senza dubbio, gli Stati Uniti d’America e il regime sionista, sia prima dell’inizio dell’aggressione militare contro la Repubblica Islamica dell’Iran sia nel corso della stessa, hanno commesso gravi errori nei loro calcoli strategici. Sebbene vi fossero alcune differenze tra le valutazioni delle due parti, il risultato finale per entrambe è stato lo stesso.
Gli sviluppi degli ultimi mesi mostrano che la decisione dell’amministrazione Trump di entrare in questa avventura militare è stata in larga misura influenzata da informazioni errate e da valutazioni irrealistiche fornite dal regime sionista. Sulla base di queste valutazioni errate, essi non avevano né una conoscenza accurata delle capacità difensive della Repubblica Islamica dell’Iran e delle capacità delle forze armate del Paese, né avevano correttamente valutato il livello di coesione nazionale e l’ampio sostegno della popolazione al governo e alle forze armate.
Questo stesso errore di valutazione, all’inizio dell’aggressione, si è esteso anche alla loro errata valutazione delle conseguenze della guerra. Essi ritenevano che, raggiungendo gli obiettivi prefissati in un breve periodo, sarebbero stati in grado di gestire le ripercussioni politiche, di sicurezza ed economiche della guerra, comprese le sue conseguenze sul mercato energetico globale. Ma la realtà sul campo ha dimostrato il contrario.
Sebbene il regime sionista cerchi i propri interessi a breve termine nel prolungamento delle tensioni e dell’instabilità regionale, le conseguenze economiche e geopolitiche dell’aggressione contro l’Iran hanno posto di fronte a gravi sfide non solo questo regime, ma anche gli Stati Uniti e molti dei loro alleati. È evidente che la responsabilità di tutte queste conseguenze ricade sulle parti che hanno dato inizio alla guerra e violato i principi fondamentali del diritto internazionale.
2. Numerosi osservatori ritengono che la politica estera europea sia fortemente influenzata dagli Stati Uniti. Il Movimento per un’Europa sovrana e indipendente, nel suo manifesto, chiede una completa emancipazione dagli Stati Uniti e mantiene un rapporto amichevole con la Russia. Dal punto di vista dell’Iran, come viene valutata questa nuova posizione geopolitica dell’Europa?
La Repubblica Islamica dell’Iran, a differenza di alcune potenze occidentali, non interviene nella definizione delle priorità di politica estera degli altri Paesi, compresi quelli europei. La scelta della propria politica estera è una decisione sovrana che ogni Paese assume sulla base dei propri interessi nazionali.
Tuttavia, gli sviluppi recenti hanno dimostrato che l’adesione alle politiche volte ad alimentare le tensioni degli Stati Uniti e del regime sionista ha imposto costi considerevoli anche ai Paesi europei. Le crisi in materia di sicurezza, le perturbazioni del mercato energetico, l’aumento dei costi economici e la pressione sulle condizioni di vita dei cittadini europei costituiscono alcuni di questi effetti.
Per questo motivo, l’Europa può, svolgendo un ruolo indipendente, responsabile e fondato sul diritto internazionale, prevenire il verificarsi di crisi artificiali e svolgere un ruolo costruttivo nella loro gestione. L’esperienza recente ha dimostrato che seguire le politiche degli Stati Uniti o rimanere in silenzio di fronte a palesi violazioni del diritto internazionale non solo non contribuisce a garantire gli interessi dell’Europa, ma ne aumenta anche i costi politici, economici e sociali.
Esercitare pressioni politiche sugli Stati Uniti e sul regime sionista affinché impediscano il ripetersi di azioni illegali e bellicose sarebbe, più di ogni altra cosa, nell’interesse dell’Europa e dei popoli di questo continente.
3. Se l’Europa perseguisse una politica completamente indipendente dagli Stati Uniti, quali sarebbero i primi risultati di tale scelta nei rapporti con l’Iran?
Una maggiore indipendenza dell’Europa in politica estera potrebbe, innanzitutto, creare le condizioni per ricostruire la fiducia reciproca. Un simile approccio permetterebbe di riprendere un dialogo costruttivo, sviluppare la cooperazione economica, ampliare le relazioni scientifiche, tecnologiche e culturali e, inoltre, aumentare la cooperazione nei settori dell’energia, della sicurezza regionale e della lotta alle sfide comuni.
L’Iran ha sempre accolto con favore relazioni fondate sul rispetto reciproco, sulla non ingerenza negli affari interni e sulla garanzia di interessi comuni. Quanto più la politica europea sarà indipendente e basata sulle realtà regionali e sugli interessi propri di questo continente, tanto maggiori saranno anche le possibilità di cooperazione tra Iran ed Europa.
4. Nel conflitto tra Israele e Palestina, quale ruolo potrebbe svolgere l’Europa? Dovrebbe proseguire l’attuale approccio oppure adottare una politica più indipendente rispetto agli Stati Uniti e a Israele?
Uno dei principali fattori alla base della continuazione della crisi palestinese, oltre alla natura espansionistica e occupante del regime sionista, è il continuo sostegno politico, militare ed economico fornito da alcuni Paesi occidentali a tale regime.
Gli accordi sulle forniture di armi, la cooperazione economica e l’adozione di doppi standard in materia di diritti umani, unite al silenzio di fronte alle palesi violazioni dei diritti del popolo palestinese, hanno di fatto creato le condizioni per la continuazione di questa situazione. Questo atteggiamento passivo, in particolare nei confronti dei crimini commessi a Gaza e in Cisgiordania, ha trasmesso al regime sionista il messaggio che le sue azioni non avrebbero comportato costi politici e giuridici effettivi.
L’Europa, qualora disponesse della volontà politica necessaria, potrebbe, attraverso l’impiego di strumenti politici, economici e giuridici, svolgere un ruolo più efficace nel fermare le violazioni dei diritti umani, porre fine all’occupazione e sostenere i legittimi diritti del popolo palestinese.
Inoltre, se i Paesi europei credono realmente nella soluzione della creazione di due Stati, è necessario che portino questa politica oltre il livello delle dichiarazioni ufficiali e, nella pratica, evitino anche azioni che contribuiscano a indebolire tale soluzione.
5. Le sanzioni sono uno strumento diplomatico volto a influenzare il comportamento dei governi senza ricorrere alla forza militare. Purtroppo, nel caso dell’Iran, sono state utilizzate entrambe le misure (sanzioni e guerra). È d’accordo con l’idea che, in questo contesto, i costi maggiori siano stati sostenuti dai popoli europei, costretti a rinunciare a proficui scambi commerciali (prima delle sanzioni, l’Italia era il Paese europeo con il maggior volume di scambi commerciali con l’Iran) e, al contempo, obbligati a fare i conti con un’energia più costosa e, di conseguenza, con un’industria più debole?
Senza dubbio, le sanzioni unilaterali e illegali hanno esercitato pressioni considerevoli sul popolo iraniano e, in alcuni casi, hanno persino inciso sui suoi diritti fondamentali, compreso il diritto di accesso ai medicinali e alle cure mediche.
Tuttavia, l’esperienza degli ultimi decenni ha dimostrato che queste sanzioni non sono state né dotate di legittimità giuridica, né sono riuscite a raggiungere gli obiettivi politici dei loro ideatori, poiché il popolo iraniano ha sempre resistito alle pressioni esterne.
Al contrario, queste politiche hanno comportato costi considerevoli anche per i Paesi europei. L’Iran è un Paese dotato di ampie capacità economiche, di un grande mercato di consumo e di ingenti risorse energetiche e, in particolare con Paesi come l’Italia, vanta una lunga storia di cooperazione economica e industriale.
L’adesione alle sanzioni unilaterali, ingiuste e illegali degli Stati Uniti ha privato le economie europee di preziose opportunità di cooperazione, e i loro effetti sono oggi visibili nell’aumento dei costi dell’energia, nella riduzione delle opportunità di investimento, nella limitazione delle esportazioni e nella pressione sulle condizioni di vita dei cittadini europei. Da questo punto di vista, le sanzioni non solo hanno danneggiato il popolo iraniano, ma hanno anche avuto ripercussioni sugli interessi economici dell’Europa.
6. Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti, si è lamentato di non aver ricevuto sostegno militare da parte dei Paesi europei. La NATO è un’organizzazione politico-militare che comprende 21 dei 27 Paesi dell’Unione Europea che ne fanno parte. A suo parere, in che modo questa presenza così ampia può influenzare le decisioni dell’Europa in materia di politica estera? Se possibile, come valuta l’eventuale esistenza di un esercito europeo completamente indipendente dalla NATO?
La Repubblica Islamica dell’Iran non esprime opinioni né interviene sui meccanismi di sicurezza e di difesa dei Paesi europei e considera le decisioni in questo ambito un loro diritto sovrano.
Tuttavia, riguardo alle dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti, occorre affermare che tale dichiarazione non corrisponde pienamente alla realtà esistente. Purtroppo, alcuni Paesi europei hanno svolto, in varie forme, un ruolo nel corso dell’aggressione contro la Repubblica Islamica dell’Iran e, secondo il diritto internazionale, tali azioni comportano una responsabilità internazionale.
Ai sensi del paragrafo 4 dell’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite, qualsiasi forma di assistenza al ricorso illegale alla forza, compresa la messa a disposizione di territorio, basi o strutture per commettere un’aggressione contro un altro Stato, è contraria ai principi fondamentali del diritto internazionale. Inoltre, conformemente alla definizione di aggressione contenuta nella Risoluzione 3314 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, mettere a disposizione il territorio di uno Stato affinché un altro Stato lo utilizzi per commettere un’aggressione contro un Paese terzo può costituire esso stesso un atto di aggressione.
Pertanto, indipendentemente dalle considerazioni politiche, le responsabilità giuridiche derivanti da tali azioni non possono essere ignorate e l’affermazione secondo cui alcuni governi non avrebbero partecipato o fornito sostegno non sembra essere compatibile con la realtà esistente e con le norme del diritto internazionale.
7. Signor Ambasciatore, nel 2025 si è tenuto un importante convegno sulle relazioni tra Italia e Iran, nel quale è emerso che i nostri Paesi non sono mai stati in guerra tra loro e che, ad eccezione della Gran Bretagna nel 1941, nessun Paese europeo ha mai attaccato l’Iran. Questo passato pacifico e amichevole può contribuire a superare le crisi attuali?
Senza dubbio, il retaggio storico di relazioni amichevoli e di rispetto reciproco tra Iran e Italia costituisce un patrimonio prezioso per il futuro dei rapporti tra i due Paesi. La Repubblica Islamica dell’Iran ha sempre ritenuto che esista sempre la possibilità di tornare sulla strada della cooperazione, del dialogo e dell’interazione costruttiva.
Dal nostro punto di vista, l’Iran e i Paesi europei, in particolare l’Italia, sono partner naturali. Le economie delle due parti dispongono di capacità complementari e la cooperazione tra loro può portare considerevoli benefici reciproci in ambito economico, industriale, scientifico e culturale.
Ciò che oggi impedisce di sfruttare queste potenzialità, più che derivare da divergenze reali, è dovuto a ostacoli politici e a decisioni che sono state adottate principalmente al di fuori del quadro dei reali interessi delle due parti.
Qualora esistesse la necessaria volontà politica di perseguire gli interessi nazionali, l’indipendenza nel processo decisionale e il rispetto reciproco, le relazioni tra Iran ed Europa, in particolare con l’Italia, potrebbero entrare in una nuova fase di cooperazione stabile e vantaggiosa per i popoli di entrambe le parti.
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