18 Maggio 2026 11:23
L’importanza dell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia IFFI per la gestione del rischio idrogeologico nazionale.
Frane, fenomeno non inconsueto in Italia, eppure nonostante i dati presenti, non ci si muove nella direzione di prevenire e/o mitigare il rischio, con ingenti risorse ma molto meno di quello che serve nel momento in cui avviene la tragedia.
L’Italia è un territorio fragile e complesso che richiede un monitoraggio costante, motivo per cui l’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia IFFI rappresenta oggi lo strumento di riferimento principale per la comprensione del dissesto idrogeologico. Questo progetto è il risultato di un lavoro sinergico e coordinato che vede impegnati l’ISPRA, le regioni, le province autonome e le diverse ARPA competenti sul territorio. Grazie a questa collaborazione, è possibile censire e mappare con precisione millimetrica i movimenti di massa che interessano la nostra penisola, fornendo una base conoscitiva indispensabile per le autorità e per i cittadini.
L’Ordine regionale dei geologi: “La frana di Niscemi, tuttavia, non può essere letta come un evento improvviso o eccezionale, ma va inquadrata all’interno di un contesto geologico ben noto e storicamente documentato. I precedenti del 1790 e del 1997 dimostrano come l’area sia interessata da una fragilità strutturale e geologica di lungo periodo”. #ANSA
Analizzando i dati raccolti, emerge chiaramente che l’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia IFFI è fondamentale per studiare un Paese che detiene un triste primato: l’Italia è infatti la nazione europea più colpita da questi eventi. Secondo un’indagine condotta da EuroGeoSurveys nel 2015, circa i due terzi delle frane censite nell’intero continente europeo si trovano proprio sul suolo italiano. Questa elevata incidenza è strettamente legata alla natura stessa del nostro territorio, che per il 75% è caratterizzato da aree montane e collinari, morfologicamente predisposte al movimento dei versanti a causa delle proprie caratteristiche geologiche.
L’obiettivo primario che si pone l‘Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia IFFI è quello di identificare e cartografare ogni singolo fenomeno secondo standard tecnici condivisi a livello nazionale. La banca dati non si limita a riportare la posizione geografica dei fenomeni, ma raccoglie una vasta gamma di parametri alfanumerici, documentazione fotografica e filmati che permettono di contestualizzare ogni evento. In questo modo, l’ISPRA può esercitare le sue funzioni di indirizzo e controllo, producendo statistiche nazionali che aiutano a programmare gli interventi di mitigazione del rischio in modo scientifico e mirato.
Il ruolo di ISPRA e delle amministrazioni locali nel progetto
La gestione di una banca dati così vasta richiede una chiara divisione dei compiti tra gli enti centrali e quelli locali. L’ISPRA funge da cabina di regia, occupandosi del coordinamento delle attività, della gestione informatica della banca dati e della diffusione dei dati verso il pubblico e le istituzioni. È l’ente che garantisce che le metodologie di rilevamento siano omogenee da Nord a Sud, permettendo confronti statistici attendibili tra le diverse regioni.
D’altro canto, le regioni e le province autonome svolgono il ruolo operativo più delicato, ovvero la raccolta diretta sul campo, l’archiviazione e la validazione dei dati. Senza la conoscenza capillare del territorio posseduta dagli enti locali e dalle ARPA, l’inventario non potrebbe essere aggiornato con la precisione necessaria. Questo modello di cooperazione tra pubblico e privato, e tra stato e regioni, assicura che ogni frana sia catalogata correttamente attraverso l’assegnazione di un codice identificativo unico su scala nazionale, denominato ID-Frana.
Definizioni tecniche e architettura della banca dati
Per comprendere correttamente l’inventario è necessario distinguere tra due concetti tecnici fondamentali: la frana e l’evento franoso. Una frana è definita come il movimento di una massa di roccia, terra o detrito lungo un versante. Essa rappresenta il fenomeno fisico in sé, localizzato in una specifica porzione di territorio. Un evento franoso, invece, identifica un preciso istante temporale in cui una frana si attiva per la prima volta o si riattiva dopo un periodo di quiescenza. Per tale ragione, a una singola frana registrata nel sistema possono essere associati più eventi cronologici diversi.
Il censimento avviene tramite strumenti specifici. Le frane vengono registrate attraverso la Scheda Frane, mentre i singoli episodi temporali utilizzano la Scheda Evento. La rappresentazione cartografica segue regole precise basate sulla scala di rilevamento: se la frana ha dimensioni sufficienti, viene rappresentata come un poligono; se invece è stretta o non cartografabile (come nel caso dei colamenti rapidi), viene indicata con una linea. In ogni caso, esiste sempre un punto identificativo denominato PIFF (Punto Identificativo del Fenomeno Franoso), solitamente posizionato in corrispondenza del coronamento della frana.
La Scheda Evento e il monitoraggio in situazioni di emergenza
Un elemento di grande utilità operativa è la Scheda Evento, progettata per raccogliere informazioni in modo speditivo, specialmente durante le fasi di emergenza idrogeologica. Questa scheda contiene un numero ridotto di campi obbligatori rispetto alla scheda principale, permettendo ai tecnici di registrare rapidamente sia i fenomeni di neoformazione sia le riattivazioni di frane già presenti nell’archivio IFFI.
In termini di precisione geografica, l’evento può essere rappresentato da un punto che può essere collocato in diverse posizioni: sulla corona, sull’unghia della frana o in punti di danno specifici, come edifici o strade colpite. Il sistema prevede diversi livelli di accuratezza per la posizione, che vanno dalla localizzazione esatta fino a margini di tolleranza più ampi, fondamentali quando le condizioni ambientali o l’urgenza dell’evento non permettono un rilievo immediato di estrema precisione.
Pianificazione territoriale e mitigazione del rischio
L’utilità dell’Inventario IFFI va ben oltre la semplice catalogazione scientifica. Esso costituisce infatti lo strumento conoscitivo di base su cui poggiano le valutazioni della pericolosità da frana in tutta Italia. Senza questi dati, sarebbe impossibile per i comuni e gli enti di bacino redigere piani regolatori sicuri o identificare le aree dove l’edificazione deve essere limitata o vietata per salvaguardare l’incolumità pubblica.
Inoltre, la banca dati permette di programmare in modo efficiente gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico. Sapere dove i fenomeni sono più frequenti e quali sono le loro caratteristiche cinetiche consente allo Stato di allocare le risorse economiche laddove il pericolo è maggiore. In un’epoca segnata dai cambiamenti climatici e da eventi meteorologici sempre più estremi, disporre di un inventario aggiornato e standardizzato è la prima linea di difesa per la protezione del territorio e della popolazione italiana.
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