21 Luglio 2026 06:27
Al via richiesta danni alla FISE: giustizia sportiva, la riforma dal basso scuote il mondo equestre
La richiesta danni alla FISE è partita ufficialmente. Una nota giornalista televisiva, fondatrice volontaria dell’Osservatorio Nazionale Antimolestie, ha dato mandato ai suoi legali per un’azione giudiziaria contro i vertici della Federazione Italiana Sport Equestri. Al centro della richiesta danni alla FISE ci sono diffamazione aggravata, lesione dell’immagine e sottrazione della paternità di un progetto di safeguarding. La vicenda riaccende i riflettori sulla giustizia sportiva e sulla riforma dal basso che, dal 2019, prova a cambiare le regole partendo da atleti e tecnici.
Richiesta danni alla FISE: cosa è successo e perché ora si va in tribunale
La richiesta danni alla FISE nasce da una storia lunga e complessa. Tutto parte nel 2019, quando l’Osservatorio Nazionale Antimolestie viene preso a modello dalla Procura dello Sport come “agente attivo di cambiamento” per il piano di safeguarding della riforma avviata dal Dipartimento dello Sport. Quel modello è frutto del lavoro volontario di una giornalista Rai. Secondo quanto denunciato dai legali, la paternità del progetto sarebbe stata indebitamente rivendicata dal Presidente della FISE.
La richiesta danni alla FISE non riguarda solo il riconoscimento morale. La giornalista accusa la Federazione di aver lanciato una campagna diffamatoria reiterata nel tempo. A mezzo stampa, su internet, presso la testata televisiva e perfino all’Ordine dei Giornalisti. L’obiettivo, si legge nella denuncia, era screditare l’immagine e la credibilità professionale della fondatrice dell’Osservatorio. Ora la richiesta danni alla FISE punta a ottenere non solo la tutela della paternità del progetto, ma anche un cospicuo risarcimento per i danni reputazionali e professionali.
Giustizia sportiva e riforma dal basso: il ruolo dell’Osservatorio dal 2019
La giustizia sportiva ha iniziato a cambiare dal basso. Non da una circolare ministeriale, ma ascoltando tecnici, atleti e realtà che ogni giorno vivono il campo. Già nel 2019 l’Osservatorio Nazionale Antimolestie viene indicato dalla Procura dello Sport come esempio per tutte le federazioni. Un riconoscimento concreto: il modello entra nel piano di safeguarding della riforma dello sport voluta dalla Presidenza del Consiglio.
Questa riforma dal basso della giustizia sportiva ha un principio semplice. La tutela viene prima dei risultati. Gli atleti, soprattutto minori, devono avere canali sicuri per denunciare abusi e molestie. Devono esserci figure terze, indipendenti, e procedure trasparenti. L’Osservatorio ha lavorato proprio su questo: formazione, codici etici, sportelli d’ascolto. Un lavoro che oggi torna centrale nella richiesta danni alla FISE, perché la giornalista sostiene che quel progetto sia stato usato dalla Federazione senza riconoscerne la vera autrice.
Il convegno in Senato: Duccio Bartalucci denuncia le criticità FISE
La conferma che la giustizia sportiva va riformata arriva anche dal Senato. Durante l’ultimo convegno sulla riforma della giustizia sportiva, l’ex candidato alla presidenza FISE Duccio Bartalucci ha puntato il dito sulle criticità del sistema. Trasparenza opaca, scarsa indipendenza degli organi giudicanti, tutele deboli per atleti e tesserati.
Le parole di Bartalucci pesano. Perché arrivano da dentro il mondo equestre e confermano un malessere diffuso. La richiesta danni alla FISE si inserisce in questo clima. Non è un caso isolato, ma il sintomo di un sistema che molti tecnici chiedono di cambiare. La riforma dal basso, nata nel 2019, aveva proprio l’obiettivo di dare voce a chi subisce, non solo a chi dirige. Oggi quella spinta torna d’attualità.
Safeguarding e giornata europea: il nodo della legittimazione
Un punto chiave della richiesta danni alla FISE riguarda la “giornata europea del safeguarding” celebrata dalla Federazione. Secondo la denuncia, la FISE promuove questa giornata senza aver seguito l’iter comunitario previsto per l’autorizzazione. Negli archivi europei, infatti, quella ricorrenza non risulterebbe registrata.
Per la giornalista che ha avviato la richiesta danni alla FISE, è la prova che il suo progetto è stato assorbito e rilanciato senza riconoscimenti. Il safeguarding non è uno slogan. È un insieme di regole, protocolli e tutele previste dalla riforma dello sport. Usare il termine senza legittimazione, dicono i legali, svuota il significato e danneggia chi quel sistema lo ha costruito sul campo, gratuitamente, per anni.
La campagna diffamatoria: stampa, web e Ordine dei Giornalisti
La parte più dura della richiesta danni alla FISE riguarda la diffamazione. Le rimostranze della giornalista sul progetto di safeguarding avrebbero scatenato, secondo la ricostruzione, una reazione a catena. I vertici federali avrebbero attivato una campagna denigratoria su più livelli: articoli di stampa, contenuti online, segnalazioni alla testata televisiva della giornalista e perfino esposti all’Ordine dei Giornalisti.
Lo scopo era chiaro per la parte lesa: minare la credibilità di una professionista Rai e di un personaggio pubblico. La richiesta danni alla FISE vuole quindi ristabilire la verità e quantificare il danno. Un danno che non è solo economico. Riguarda anni di lavoro, la reputazione costruita in tv e la fiducia di atleti e famiglie che si erano rivolti all’Osservatorio.
CONI, Ministro Abodi e Procura Generale dello Sport: i prossimi passi
La richiesta danni alla FISE non si ferma al tribunale civile. I legali annunciano che la vicenda sarà segnalata al CONI, al Ministro dello Sport Andrea Abodi e alla Procura Generale dello Sport. L’obiettivo è duplice. Da un lato ottenere giustizia per la giornalista. Dall’altro accendere un faro sulla gestione del safeguarding in FISE e sulla trasparenza degli organi federali.
Il Ministro Abodi ha più volte ribadito che la riforma dello sport mette al centro la tutela dei minori e la credibilità delle federazioni. La richiesta danni alla FISE diventa così un banco di prova. Se le accuse saranno confermate, serviranno interventi chiari su governance, conflitti di interesse e tutela degli ideatori di progetti.
Il caso Report: abusi, pedofilia e presunti brogli elettorali
Sulla FISE pende già un’altra tegola mediatica. La trasmissione Report si è occupata di due casi pesanti. Il primo riguarda gli abusi commessi da un istruttore FISE pedofilo, non allontanato tempestivamente dal suo ruolo. Il secondo tocca i presunti brogli elettorali nell’Assemblea del 9 settembre 2024 per il rinnovo delle cariche 2025/2028.
Ora, con la richiesta danni alla FISE, potrebbero emergere nuovi elementi. Report, che ha già scosso il mondo equestre, potrebbe tornare sul caso. La combinazione tra abusi non gestiti, elezioni contestate e una causa per diffamazione su un progetto di safeguarding crea un quadro esplosivo per la giustizia sportiva.
Cosa rischia la FISE: immagine, credibilità e governance
La richiesta danni alla FISE mette a rischio tre asset fondamentali della Federazione. Primo: l’immagine. Uno sport che parla a famiglie e ragazzi non può permettersi ombre su abusi e diffamazione. Secondo: la credibilità internazionale. Se la “giornata europea del safeguarding” non ha basi europee, il danno è anche diplomatico. Terzo: la governance. Un’azione legale contro Presidente e Segretario Generale, Simone Perillo, apre un fronte interno pesante a pochi mesi dall’inizio del nuovo quadriennio olimpico.
La giustizia sportiva, nata per essere veloce e autorevole, rischia di incepparsi se manca fiducia. La riforma dal basso chiedeva proprio questo: organi terzi, indipendenza reale, tutele effettive. La richiesta danni alla FISE è il test per capire se quel percorso è stato davvero avviato.
Riforma dal basso: perché ascoltare atleti e tecnici cambia la giustizia sportiva
La lezione del 2019 è ancora valida. La giustizia sportiva funziona se parte dal basso. Se chi subisce un abuso sa a chi rivolgersi. Se chi propone un progetto di tutela viene riconosciuto, non scavalcato. Se le cariche federali rispondono a regole chiare, non a logiche di potere.
La richiesta danni alla FISE racconta proprio questo scontro. Da una parte il volontariato, le idee, la tutela dei più deboli. Dall’altra la gestione accentrata, le rivendicazioni di paternità, la reazione dura verso chi solleva dubbi. La riforma della giustizia sportiva voleva ribaltare questo schema. Oggi tocca al CONI, al Ministero e ai giudici dire se ci siamo riusciti.
Cosa succede ora: tempi, scenari e impatto sul mondo equestre
Con la richiesta danni alla FISE depositata, i tempi diventano giudiziari. Si attende la notifica degli atti a Federazione, Presidente e Segretario Generale. In parallelo, le segnalazioni al CONI e alla Procura Generale dello Sport potrebbero aprire un fascicolo sportivo. Se emergessero violazioni del Codice di Giustizia Sportiva, le sanzioni possono andare dalla multa all’inibizione.
Per il mondo equestre lo scenario è delicato. Sponsor, famiglie e centri ippici chiedono chiarezza. La richiesta danni alla FISE impone alla Federazione una risposta rapida e trasparente. Ignorare il caso significherebbe alimentare il sospetto. Affrontarlo con una commissione indipendente, invece, potrebbe trasformare una crisi in un’occasione per applicare davvero la riforma dal basso.
La giustizia sportiva è nata per proteggere lo sport. La richiesta danni alla FISE ci ricorda che, prima delle medaglie, vengono le persone. E che la credibilità non si compra: si costruisce con trasparenza, rispetto e coraggio di cambiare.
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