Longevità. Ennio Tasciotti: Longevità a rischio, azioni urgenti per Vivere Meglio

Il Professor Ennio Tasciotti, una figura di spicco nella ricerca sulla longevità, lancia un messaggio forte sulla longevità

Esprime una seria preoccupazione per il futuro della durata della nostra vita. Tasciotti è Ordinario di Tecnologie Avanzate per Benessere e Invecchiamento all’Università San Raffaele di Roma. È anche Direttore dello Human Longevity Program presso l’IRCCS San Raffaele. Ieri, 12 aprile, è stato ospite a HealthAbility, la fiera dedicata alla salute a Bologna. In questa occasione, ha condiviso un timore significativo. La nostra generazione potrebbe essere la prima a vivere meno dei propri genitori. La visione di Ennio Tasciotti sulla longevità combina rigore scientifico e un appello urgente all’azione.

La sua attività scientifica si fonda su un approccio olistico. Identifica tre pilastri fondamentali per una vita lunga e in salute. Questi sono la nutrizione corretta, l’attività fisica costante, la salute cognitiva e il benessere emotivo. Questi pilastri si reggono su una base solida. Quella fornita dalla medicina moderna e dalla ricerca scientifica avanzata. Il professore vanta un’esperienza internazionale di altissimo livello. Ha fondato e diretto il Centro di Medicina Rigenerativa allo Houston Methodist Hospital, negli Stati Uniti. L’obiettivo di Ennio Tasciotti per la longevità non è solo aggiungere anni alla vita, ma aggiungere vita agli anni.

Il suo intervento a Bologna, intitolato “Nuovi trend e azioni quotidiane per combattere l’invecchiamento”, ha attirato l’attenzione dei cittadini.

Si è svolto nello Spazio Benessere del Padiglione 31. Tasciotti ha ribadito il suo avvertimento.

“Se non corriamo ai ripari”, ha dichiarato, “potrebbe verificarsi un’inversione di tendenza nell’andamento finora di costante crescita della longevità”. Ha sottolineato l’urgenza di “prendere in mano la propria salute”. È necessario acquisire consapevolezza di tutti i fattori che influenzano il nostro benessere. L’approccio di Ennio Tasciotti alla longevità mette l’individuo al centro delle scelte per la propria salute.

Ma cosa significa veramente vivere una vita longeva? Il Professor Tasciotti chiarisce subito un punto fondamentale. La longevità ha un valore positivo intrinseco.

Significa vivere più a lungo della media. Tuttavia, la quantità di anni non è sufficiente. Deve essere accompagnata dalla qualità della vita. Vivere a lungo non basta; bisogna vivere bene. Per farlo, è essenziale proteggere la nostra salute in modo completo, curando sia il corpo che la mente.

Spesso, nel dibattito pubblico e sui social media, il concetto di “invecchiare bene” viene banalizzato. Viene ridotto a una questione estetica. Alla ricerca della “pillolina anti-rughe”. Ma Tasciotti sposta l’attenzione su un organo cruciale: il cervello. Dobbiamo preoccuparci seriamente dello stato di salute del nostro cervello. Dobbiamo impegnarci attivamente per mantenerlo efficiente e funzionante. Per questo motivo, gran parte della sua ricerca si concentra sul cervello. E sulle malattie neurodegenerative che possono comprometterlo. Un corpo sano senza un cervello lucido non rappresenta una vera longevità.

Come possiamo allora migliorare e mantenere la salute del nostro cervello?

Tasciotti suggerisce un approccio pratico. Bisogna trattare il cervello come qualsiasi altro organo o tessuto del corpo. Lo alleniamo in palestra per i muscoli. Allo stesso modo, dobbiamo allenare il cervello. Va stimolato ed esercitato costantemente. Ci sono molti modi per farlo. Si può intraprendere un nuovo hobby. Si può imparare una nuova lingua. O iniziare a suonare uno strumento musicale.

Ma non servono solo attività intellettuali complesse. Anche migliorare i rapporti interpersonali è fondamentale. Coltivare una vita di relazione ricca e soddisfacente è un potente allenamento per il cervello. Tasciotti cita a questo proposito uno studio epidemiologico molto importante. Condotto dall’Università di Harvard per ben 80 anni. I ricercatori hanno studiato la correlazione tra emozioni, relazioni sociali e invecchiamento. Hanno analizzato l’impatto della depressione, della solitudine, della gioia e dell’integrazione sociale.

I risultati sono stati estremamente chiari. Nessuna delle persone che raggiungeva età molto avanzate viveva in solitudine o era cronicamente triste.

Questo suggerisce fortemente che la gioia e le attività sociali hanno un’azione protettiva sull’invecchiamento. Al contrario, la solitudine e la depressione hanno un impatto negativo paragonabile a quello di fumare un pacchetto di sigarette al giorno. Il cervello, quindi, gioca un ruolo assolutamente determinante nel processo di invecchiamento.

Il benessere emotivo e sociale è cruciale.

Qual è la frontiera attuale della ricerca scientifica in questo campo? Secondo il Professor Tasciotti, l’obiettivo principale è tenere sotto controllo i processi infiammatori e ossidativi. Questi processi sono intrinsecamente legati all’invecchiamento di ogni tessuto e organismo vivente. La sua filosofia è chiara: prevenire è meglio che curare. È inutile riparare un danno biologico se possiamo evitare che si verifichi.

La ricerca mira quindi a prevenire i danni alla fonte. Anziché intervenire solo dopo la manifestazione di una malattia o di un declino funzionale.

Per raggiungere questo scopo, è essenziale monitorare e controllare due fattori chiave. L’infiammazione cronica di basso grado e lo stress ossidativo. Cattive abitudini alimentari, come il consumo eccessivo di cibi processati, aumentano questi fattori. Anche uno stile di vita sedentario contribuisce negativamente. Nel tempo, infiammazione e stress ossidativo portano a malattie e disabilità.

Fortunatamente, i nuovi approcci della medicina della longevità offrono strumenti più efficaci. Permettono di monitorare queste risposte biologiche. E di modularle in modo mirato. Nei laboratori del San Raffaele, ad esempio, il team di Tasciotti sta sviluppando tecnologie innovative. Stanno creando nanoparticelle intelligenti. Queste minuscole particelle sono progettate per rilasciare molecole specifiche. Molecole con azione antinfiammatoria mirata. Sono capaci di modulare la risposta immunitaria in modo preciso ed efficace. Questa ricerca apre nuove, promettenti prospettive. Per la prevenzione e il trattamento delle patologie legate all’invecchiamento.

Un’altra domanda interessante riguarda le differenze di longevità tra uomini e donne.

In media, le donne vivono più a lungo degli uomini. Perché? Tasciotti cita diverse teorie. Le teorie evoluzionistiche suggeriscono un ruolo legato alla sopravvivenza della specie. Le donne sarebbero biologicamente “programmate” per restare in buona salute più a lungo. Per garantire la cura e la sopravvivenza della prole.

La medicina offre spiegazioni più fisiologiche. La maggiore durata media della vita femminile (85,2 anni contro 81,1 maschili in Italia) è attribuita in parte agli estrogeni.

Questi ormoni femminili offrono una protezione contro molte malattie, specialmente quelle cardiovascolari. Inoltre, il sistema immunitario femminile sembra funzionare in modo più efficace. Protegge meglio il corpo dalle aggressioni esterne e interne.

Negli ultimi anni, sta emergendo anche un’ipotesi psicosociale. Alcuni valori e tratti caratteriali considerati più tipicamente femminili potrebbero avere un ruolo protettivo. Gentilezza, empatia, capacità di prendersi cura degli altri. Queste attitudini sono legate a ormoni come l’ossitocina, l’ormone del benessere. Le emozioni si traducono in messaggeri chimici nel corpo. Hanno un impatto fisiologico reale. Sentimenti positivi e legati alla cura potrebbero quindi avere un’attività protettiva più spiccata nelle donne.

Nonostante i progressi medici, arriveremo davvero a vivere sempre più a lungo? La longevità è stata un trend in costante aumento per secoli.

Ma ci sono segnali che fanno temere un’inversione di tendenza? Su questo punto, il Professor Tasciotti esprime il suo timore più grande. Molti credono che arriveremo a vivere fino a 100 anni e oltre. Grazie alle nuove conoscenze mediche e tecnologiche. Lui, invece, teme uno scenario diverso. “Ho il timore che la nostra generazione possa essere la prima che vivrà meno dei propri genitori.” Potremmo assistere a un’inversione di questo trend storico di allungamento della vita.

Cosa supporta questa preoccupazione?

Stiamo osservando un’anticipazione dell’insorgenza delle malattie croniche. Obesità, diabete di tipo 2, tumori, malattie cardiovascolari e neurodegenerative. Malattie che un tempo comparivano tipicamente intorno ai 60-70 anni. Ora insorgono sempre più precocemente. Anche in età giovanile.

Le cause di questo peggioramento sono molteplici e interconnesse. L’esposizione crescente a sostanze inquinanti nell’ambiente. La diffusione di uno stile di vita sedentario. Lo stress cronico legato ai ritmi di vita moderni. Un’alimentazione sempre più basata su cibi ultra-processati, poveri di nutrienti e ricchi di additivi. Questi fattori hanno modificato il nostro metabolismo. Hanno alterato l’equilibrio del microbiota intestinale. Hanno influenzato negativamente il nostro stato di salute generale.

Inoltre, alcuni studi scientifici suggeriscono qualcosa di ancora più profondo. Fattori ambientali e stili di vita errati potrebbero accelerare i processi di invecchiamento a livello epigenetico.

L’epigenetica studia come l’ambiente e i comportamenti possono modificare l’espressione dei nostri geni. Senza cambiare il DNA stesso. Staremmo quindi trasmettendo un’eredità biologica più fragile alle nuove generazioni.

Quali sono le cause principali di questo peggioramento generale? Secondo Tasciotti, viviamo in un contesto ambientale molto peggiore rispetto a quello dei nostri genitori e nonni. Questo comporta inevitabilmente una perdita di qualità della vita. È quindi fondamentale agire ora, “correre ai ripari”, per la nostra stessa generazione. Ricorda che l’Organizzazione Mondiale della Sanità indica l’inquinamento atmosferico come la prima causa di morte al mondo.

Ma non abbiamo inquinato solo l’aria. Abbiamo contaminato anche un’altra risorsa essenziale: l’acqua.

L’acqua che beviamo oggi non è più pura come un tempo. È quasi inevitabile la presenza di contaminanti. Metalli pesanti, arsenico, nano e microplastiche, residui di pesticidi e altri inquinanti chimici.

Gli effetti a lungo termine dell’esposizione cronica a queste sostanze sono ancora in gran parte sconosciuti.

Tuttavia, alcuni studi indicano possibili legami con disturbi endocrini. Con alterazioni del sistema immunitario. Con l’aumento dell’infiammazione cronica. E persino con un’accelerazione dell’invecchiamento cellulare.

Di fronte a questo quadro preoccupante, cosa possiamo fare concretamente? Il Professor Tasciotti offre alcuni consigli pratici.

Suggerimenti che partono dall’ambiente in cui passiamo più tempo: la nostra casa. Spesso, è proprio l’ambito domestico quello in cui ci “avveleniamo” di più senza rendercene conto. La qualità dell’aria all’interno delle abitazioni è mediamente peggiore di quella esterna. E abbiamo già parlato della scarsa qualità dell’acqua di rubinetto in molte aree.

Il primo suggerimento è quindi di iniziare a preoccuparci dell’aria che respiriamo e dell’acqua che beviamo a casa. Esistono oggi tecnologie efficaci per filtrare entrambe.

Purificatori d’aria e sistemi di filtrazione dell’acqua possono abbattere significativamente i rischi di contaminazione. È un investimento importante per la nostra salute.

Un altro consiglio fondamentale riguarda l’alimentazione. Bisogna ridurre drasticamente il consumo di cibi processati e ultra-processati. È necessario ritornare a un’alimentazione basata su cibi cucinati in casa. Partendo da materie prime fresche e di alta qualità. È importante puntare sulla varietà. Consumare cereali integrali, legumi, frutta e verdura di stagione. Mangiare sempre le stesse cose è dannoso per la salute gastrointestinale. E per l’equilibrio del nostro microbiota. La varietà nutre i batteri buoni nel nostro intestino, fondamentali per la salute generale.

In conclusione, il messaggio del Professor Ennio Tasciotti è un misto di allarme e speranza.

L’allarme riguarda i rischi reali che minacciano la nostra longevità futura. Rischi legati all’ambiente inquinato e a stili di vita non salutari. La speranza risiede nella nostra capacità di agire. Di prendere consapevolezza. Di adottare comportamenti più sani. E nella promessa della ricerca scientifica, che offre nuovi strumenti per la prevenzione e la cura. La sfida della longevità sana si gioca ora. E richiede l’impegno di tutti.

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