Zaia

Lega al Bivio: i Consensi di Salvini calano,  Zaia Cresce e il Nord si Frammenta con Patto per il NordLa Lega al Bivio è lo scenario che emerge dai sondaggi di giugno 2026.

Il partito di Matteo Salvini registra un calo costante di consensi a livello nazionale, mentre nel cuore storico del Nord la leadership di Luca Zaia guadagna terreno. A complicare il quadro per il Carroccio c’è la nascita di movimenti autonomisti come Patto per il Nord, che erodono il voto leghista proprio nelle roccaforti venete e lombarde.

Il futuro della Lega passa da qui: ricompattarsi o rischiare l’irrilevanza nelle regioni che l’hanno fondata.La Lega al Bivio non è più solo un titolo. È un dato politico. Gli ultimi sondaggi elettorali di giugno 2026 fotografano un partito che oscilla tra il 5,6% e il 6,8% a livello nazionale.

Numeri lontani dal 17,4% delle Politiche 2018 e dal 34,3% delle Europee 2019. Il trend è chiaro: Salvini perde appeal, Forza Italia cresce e Fratelli d’Italia consolida il primato nel centrodestra. politpro.euI numeri della crisi: quanto pesa oggi la LegaI dati raccontano una flessione strutturale. Secondo PolitPro, l’11 giugno 2026 la Lega è al 6,7%. SWG l’8 giugno la dà al 5,6%, Tecnè il 5 giugno al 6,8%.

Ipsos a fine maggio la colloca al 5,7%. politpro.eupolitpro.euIl confronto con gli alleati è impietoso. Fratelli d’Italia viaggia stabilmente sopra il 28%, Forza Italia tra il 7% e il 9%.

In molti rilevamenti FI supera la Lega, diventando secondo partito della coalizione. Per un movimento nato per rappresentare il Nord, essere terza forza del centrodestra è un campanello d’allarme. politpro.euIl paradosso è che il calo nazionale non corrisponde a un crollo nelle regioni guida. In Veneto e Lombardia la Lega resta radicata, ma non basta. Il voto d’opinione nazionale premia Meloni. Il voto territoriale non compensa più.Salvini perde appeal: le ragioni del calo. Matteo Salvini paga tre fattori. Primo: la sovraesposizione. Da ministro delle Infrastrutture è su dossier tecnici, lontani dalla narrazione identitaria che lo aveva portato al 34%. Secondo: la concorrenza interna.

Fratelli d’Italia ha assorbito l’elettorato sovranista e conservatore. Terzo: la questione settentrionale.

La Lega nazionale ha diluito il messaggio autonomista. Molti elettori del Nord non si riconoscono più nella linea Roma-centrica.I flussi Ipsos lo confermano. Senza candidati divisivi come Vannacci, che pescano voti soprattutto dalla Lega, il centrodestra perde colpi. Segno che una parte dell’elettorato leghista è mobile e cerca alternative più radicali o più territoriali. ipsos.comZaia sale: il governatore più popolare d’Italia è l’anti-SalviniSe Salvini scende, Luca Zaia sale. Il governatore del Veneto è da anni il politico più apprezzato nei sondaggi sulla fiducia. Il suo modello è pragmatico, amministrativo, poco ideologico. Parla di sanità, imprese, autonomia differenziata. Non di sbarchi o polemiche quotidiane.Zaia incarna l’anima produttiva del Nord. È leghista ma non salviniano

Ha preso le distanze dalla linea nazionale su più dossier, dalla gestione Covid ai rapporti con l’Europa. Per molti elettori moderati del Nordest, Zaia è la Lega che funziona. Salvini è la Lega che urla.Il problema è che Zaia non può correre per un terzo mandato in Veneto. E a livello nazionale non si è mai esposto. Il suo consenso resta territoriale. Ma se decidesse di pesare di più nel partito, lo scenario cambierebbe. Oggi Zaia è l’alternativa silenziosa. Domani potrebbe essere il traghettatore.

Il Nord che si frammenta: da Patto per il Nord alle liste civicheLa vera minaccia per la Lega al Bivio arriva da casa sua.

Nel Nord produttivo nascono sigle che parlano direttamente a imprenditori, artigiani e sindaci delusi. Patto per il Nord è l’esempio più citato: movimento che punta a riportare l’autonomia al centro, senza sovranismi.A questo si aggiungono liste civiche e movimenti locali che alle Comunali drenano voti leghisti. Il meccanismo è semplice: quando la Lega nazionale delude, il Nord vota l’amministratore che conosce. Non il partito. Il risultato è una frammentazione del voto moderato e autonomista.La Lega non ha più il monopolio della questione settentrionale. E senza monopolio, il 6% nazionale diventa un soffitto di cristallo.

Pronostici: tre scenari per il futuro della LegaScenario continuità: Salvini resta leader, la Lega si stabilizza tra il 5% e il 7%. Diventa junior partner di FdI e FI. Rischio: irrilevanza programmatica.

Governa ma non detta l’agenda.Scenario rifondazione Nord: il partito torna alle radici. Zaia o un suo delfino prendono più spazio. Rilancio dell’autonomia differenziata come bandiera. Obiettivo: recuperare il voto veneto-lombardo perso verso FdI e movimenti locali. Difficoltà: rompere con la narrazione nazionale di Salvini.Scenario scissione: l’ala nordista esce e dialoga con Patto per il Nord e civiche. Nasce un nuovo soggetto confederale del Nord. La Lega salviniana resta al Sud e nelle periferie. Rischio: suicidio elettorale per entrambe le anime.Il dato politico è che senza Nord la Lega muore. E il Nord oggi ha alternative.Autonomia, Europa e ceti produttivi: i nodi che deciderannoIl futuro della Lega passa da tre partite.Primo: l’autonomia differenziata. È l’unica grande riforma identitaria rimasta

Se Zaia e Fontana la portano a casa, la Lega rivendica un risultato. Se si impantana, il Nord guarderà altrove. Secondo: il rapporto con l’Europa.

Il mondo produttivo veneto e lombardo vuole fondi, PNRR, stabilità. Non barricate. La Lega deve scegliere se fare la Meloni o fare la voce critica ma responsabile.Terzo: il ceto medio produttivo. Artigiani, partite IVA, PMI. Storico serbatoio leghista, oggi corteggiato da FI e FdI. Senza risposte su fisco, burocrazia e credito, quel voto si sposta.Conclusioni: la Lega può ancora evitare l’angoloLa Lega al Bivio ha una via d’uscita, ma è stretta. Deve decidere cosa vuole essere. Partito nazionale del 6% schiacciato tra Meloni e Tajani, o forza territoriale che detta l’agenda del Nord.Salvini ha ancora il controllo del partito. Ma non ha più il controllo del messaggio.

Zaia ha il consenso ma non ha il partito.

Patto per il Nord e le civiche non hanno i numeri, ma hanno l’idea che fu della Lega Bossi: prima il Nord.I prossimi mesi saranno decisivi. Regionali in Veneto, tenuta delle giunte lombarde, legge sull’autonomia. Se la Lega sbaglia queste tappe, il bivio diventa un vicolo cieco. Se invece ritrova la connessione col suo popolo storico, il 6% di oggi può essere il punto di ripartenza. Ma serve coraggio. E serve scegliere da che parte stare: Roma o il Nord.


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