Lourdes 2026, il viaggio di Samuele: quando il pellegrinaggio diventa servizio agli altri
Da Sesto Calende a Lourdes con l’UNITALSI: Samuele Forlani torna per il secondo anno nel santuario francese. Tra assistenza agli ammalati, preghiera, fatica e piccoli gesti quotidiani, il racconto di un’esperienza capace di andare oltre il semplice pellegrinaggio

Ci sono luoghi nei quali si arriva dopo aver percorso centinaia di chilometri e dai quali, quando si riparte, si ha la sensazione di portare con sé qualcosa di difficile da raccontare.
Lourdes è certamente uno di questi.
Ogni anno migliaia di pellegrini provenienti dall’Italia raggiungono la cittadina francese ai piedi dei Pirenei, luogo che dal 1858 è legato alle apparizioni della Vergine Maria alla giovane Bernadette Soubirous.
Tra loro ci sono persone che arrivano per pregare, ammalati accompagnati dalle proprie famiglie e tanti volontari che scelgono di mettere a disposizione alcuni giorni del proprio tempo per assistere chi ha bisogno di aiuto.
È in questo grande universo fatto di fede, solidarietà e servizio che si inserisce la storia di Samuele Forlani, giovane di Sesto Calende, in provincia di Varese, tornato anche nel 2026 a Lourdes insieme all’UNITALSI.
Per lui non si tratta della prima esperienza.
Un anno fa aveva infatti partecipato per la prima volta al pellegrinaggio, scoprendo una realtà che evidentemente gli era rimasta dentro.
Al termine di quell’esperienza aveva affidato alla Madonna una promessa semplice: aveva dato tutto ciò che poteva e, se ci fosse stata la possibilità, sarebbe tornato l’anno successivo.
Dodici mesi dopo quella possibilità è arrivata.
Il ritorno a Lourdes
Nel mese di giugno Samuele si è nuovamente iscritto al pellegrinaggio e la sera del 2 agosto è partito da Como alla volta della Francia.
Dopo il lungo viaggio, l’arrivo a Lourdes è avvenuto intorno alle nove del mattino, accompagnato dalla recita del Rosario e dal canto dell’Ave di Lourdes.
Ma per chi parte come volontario il pellegrinaggio non significa soltanto partecipare alle celebrazioni religiose.
Il servizio comincia praticamente subito.
Una volta arrivato, Samuele ha infatti aiutato a scaricare dai pullman le valigie dei pellegrini per poi raggiungere il Salus, la struttura nella quale vengono accolti gli ammalati durante il soggiorno.
Quest’anno gli è stato affidato il servizio in sala.
Un incarico fatto di turni e di numerose attività quotidiane: aiutare gli ospiti nella cura personale, accompagnarli nella preparazione alle celebrazioni, sistemare le camere e occuparsi della pulizia degli spazi.
Azioni apparentemente semplici che, sommate l’una all’altra, raccontano probabilmente meglio di tante parole cosa significhi essere volontario a Lourdes.
Perché accanto ai compiti organizzati ci sono anche quei gesti che nessun programma può imporre.
Una tazza di tè o di camomilla la sera, un caffè, qualche biscotto o una caramella offerta a chi magari ha semplicemente bisogno di compagnia.
Piccole attenzioni capaci di diventare una forma concreta di vicinanza.

La fatica che diventa parte del viaggio
Samuele non nasconde che siano state giornate intense e stancanti.
Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più significativi del pellegrinaggio vissuto da chi sceglie il servizio.
Lourdes non è soltanto raccoglimento, processioni e preghiera. Per i volontari significa anche svegliarsi presto, rispettare i turni, accompagnare le persone, rispondere alle necessità degli ammalati e rendersi disponibili quando serve.
Eppure, nel racconto di Samuele, la fatica sembra assumere un significato differente.
L’atmosfera che si respira nel santuario, gli incontri e il rapporto che nasce con gli altri volontari e con le persone assistite riescono a trasformare anche le giornate più impegnative in qualcosa che lascia un ricordo positivo.
È forse proprio questa una delle caratteristiche di Lourdes: migliaia di persone diverse per provenienza, età, professione e condizione sociale si ritrovano nello stesso luogo e, almeno per qualche giorno, molte delle distanze che normalmente scandiscono la vita quotidiana sembrano diventare meno importanti.
Non soltanto servizio
Rispetto alla sua prima esperienza, quest’anno Samuele ha avuto anche la possibilità di approfondire la conoscenza di Lourdes.
Ha visitato gli spazi museali dedicati alla storia delle guarigioni riconosciute e alla figura di Santa Bernadette, ripercorrendo così la storia che ha trasformato una piccola cittadina dei Pirenei in uno dei più conosciuti luoghi di pellegrinaggio al mondo.
Ha inoltre vissuto momenti di raccoglimento e preghiera nel cimitero locale, ricordando anche gli appartenenti all’UNITALSI morti a Lourdes e lì sepolti.
Ma tra tutti i momenti vissuti durante il pellegrinaggio ce n’è uno che Samuele indica come particolarmente emozionante: l’esperienza dell’immersione nella piscina di Lourdes.
Un momento profondamente personale che lui stesso definisce unico e difficilmente dimenticabile.

Il valore di una comunità
Nel racconto del giovane sestese ritorna frequentemente anche un’altra parola: gratitudine.
Samuele ringrazia infatti i giovani e i responsabili dell’UNITALSI provenienti dalle realtà di Como, Mantova, Crema, Cremona e Pavia che lo hanno accompagnato durante questa esperienza e che, come sottolinea lui stesso, hanno creduto in lui.
Ed è probabilmente proprio qui che il suo racconto assume un significato capace di andare oltre la dimensione religiosa.
Perché un pellegrinaggio come quello di Lourdes racconta certamente la fede, ma racconta anche il valore della fiducia, dell’accoglienza e della capacità di costruire relazioni tra persone che magari, fino a pochi giorni prima, non si conoscevano.
Persone che si ritrovano a condividere ore di viaggio, turni di servizio, momenti di stanchezza, preghiere, sorrisi e inevitabilmente anche qualche difficoltà.
Il vero pellegrinaggio comincia al ritorno
Ogni viaggio ha un momento della partenza e uno del ritorno.
Ma Lourdes sembra avere una caratteristica particolare: per molti di coloro che vi partecipano, il ritorno a casa non coincide necessariamente con la fine del pellegrinaggio.
Anzi.
La vera sfida diventa portare nella quotidianità ciò che si è sperimentato durante quei giorni: la disponibilità verso gli altri, l’attenzione verso chi è più fragile, la capacità di fermarsi davanti a una persona e riconoscerne prima di tutto il valore umano.
Samuele era partito per Lourdes per la prima volta con il desiderio di mettersi al servizio.
Era tornato promettendo che, se ne avesse avuto l’opportunità, sarebbe ripartito.
Nel 2026 quella promessa è stata mantenuta.
Ora è nuovamente a casa, a Sesto Calende, con un altro pellegrinaggio alle spalle e un bagaglio che non si misura soltanto nelle fotografie o nei ricordi.
Perché forse il significato più autentico di esperienze come questa è proprio quello che rimane quando il pullman ha già percorso la strada del ritorno e Lourdes è ormai lontana.
Rimane ciò che si è dato agli altri.
Ma soprattutto rimane ciò che, spesso senza nemmeno accorgersene, dagli altri si è ricevuto.



