Manuela Maffioli

 

Cinema, Maffioli,  Lega: cultura leva di sviluppo non settore assistito, la riforma Borgonzoni per far crescere l’industria

Cinema Maffioli Lega cultura leva sviluppo riforma Borgonzoni è il messaggio chiaro lanciato da Roma dalla deputata della Lega Manuela Maffioli, componente della VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera. La Lega ha sempre sostenuto che la cultura non sia un mero impiego intelligente del tempo libero, ma, al contrario, uno strumento unico e prezioso di crescita degli individui e dei territori e che, pertanto, non debba essere considerata un settore assistito, peggio ancora un vuoto a perdere, ma una leva di sviluppo, occupazione e competitività in cui investire con convinzione.

Un concetto che la deputata ha ribadito con forza parlando di cinema e audiovisivo, definiti un esempio fulgido di questa visione. Espressione della nostra identità culturale, veicolo di valori, stimoli di riflessione, confronto e crescita, ma anche industria, impresa, lavoro qualificato, innovazione e capacità di attrarre investimenti. Non solo arte, quindi, ma economia reale, filiera produttiva, posti di lavoro che restano in Italia e che fanno crescere le comunità locali, dalle grandi città ai piccoli borghi dove una sala cinematografica è ancora un presidio culturale e sociale.

È questa la prospettiva con cui abbiamo lavorato alla riforma, ha spiegato Maffioli, attraverso un confronto costante con le categorie e grazie al prezioso lavoro del sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni, che ha fatto dell’ascolto del settore un impegno quotidiano, puntando su regole più semplici, procedure più veloci, strumenti più trasparenti e una programmazione più stabile. Una riforma attesa da anni da produttori, distributori, esercenti, autori e maestranze che chiedevano certezze e strumenti moderni per competere a livello internazionale.

Nel testo troviamo anche il rafforzamento delle sale cinematografiche, prezioso presidio dei territori, l’attenzione alla produzione indipendente, ai giovani autori e alla formazione. Un passo importante per un comparto che deve poter crescere, innovare e competere, valorizzando il talento italiano e contribuendo allo sviluppo delle nostre comunità. Così la deputata Manuela Maffioli ha chiuso il suo intervento, rivendicando il lavoro della Lega in Commissione Cultura e il metodo di ascolto portato avanti con il sottosegretario Borgonzoni.

Perché la Lega dice che la cultura non è un settore assistito

La frase di Manuela Maffioli contiene un cambio di paradigma che la Lega porta avanti da tempo. Per anni in Italia la cultura è stata raccontata come una spesa, un costo da sostenere, quasi un lusso nei momenti di vacche magre. La visione proposta da Maffioli ribalta questo schema. La cultura, e il cinema in particolare, è un investimento che produce ritorno. Ogni euro investito in un film genera lavoro per decine di figure, tecnici, artigiani, attori, sceneggiatori, montatori, e attiva un indotto che va dagli hotel ai ristoranti, dai trasporti alla promozione del territorio.

Quando un film si gira in un borgo della Calabria, della Lombardia o della Puglia, non porta solo telecamere. Porta troupe che dormono, mangiano, affittano case, valorizzano paesaggi che poi milioni di spettatori vedranno al cinema o sulle piattaforme. È marketing territoriale potentissimo. È occupazione qualificata che non si delocalizza. È competitività del sistema Italia. Per questo Maffioli insiste sul concetto di leva di sviluppo, occupazione e competitività. Non è retorica, è economia.

Cinema come industria: identità e impresa insieme

Il cinema e l’audiovisivo sono l’esempio più evidente di come identità e impresa possano stare insieme. Un film italiano racconta la nostra lingua, le nostre storie, i nostri valori, la nostra memoria. Allo stesso tempo è un prodotto industriale complesso che richiede capitali, organizzazione, tecnologia, innovazione. Pensare al cinema solo come arte pura significa condannarlo alla marginalità. Pensarlo solo come business significa svuotarlo di senso. La sfida della riforma a cui ha lavorato la Lega con Lucia Borgonzoni è tenere insieme le due anime.

L’Italia ha un talento riconosciuto in tutto il mondo, ma ha sofferto per anni di regole complicate, bandi lenti, incertezza sui tempi di erogazione dei fondi, procedure opache che scoraggiavano soprattutto i piccoli produttori indipendenti e i giovani autori. Chi ha un’idea brillante non può aspettare due anni per sapere se avrà un sostegno. Il mercato internazionale corre veloce, le piattaforme chiedono contenuti, i festival cercano opere nuove. Servono regole più semplici, procedure più veloci, strumenti più trasparenti e una programmazione più stabile, come ha detto Maffioli.

Il metodo Borgonzoni: ascolto quotidiano delle categorie

Un punto su cui la deputata leghista ha insistito è il metodo. Il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni, con delega al cinema e all’audiovisivo, ha fatto dell’ascolto del settore un impegno quotidiano. Non una riforma calata dall’alto, ma costruita con un confronto costante con le categorie. ANICA, APA, esercenti, associazioni degli autori, produttori indipendenti, sindacati, scuole di cinema. Un tavolo aperto che ha raccolto critiche, proposte, correttivi.

Questo approccio è fondamentale in un settore frammentato e molto diverso al suo interno. Le esigenze di un grande produttore che lavora con le piattaforme internazionali non sono le stesse di una piccola sala di provincia o di un giovane regista al suo primo lungometraggio. La riforma prova a tenere insieme tutti, senza creare corsie preferenziali solo per i grandi, ma senza nemmeno penalizzare chi investe e rischia di più.

Rafforzamento delle sale cinematografiche: presidio dei territori

Uno dei capitoli più attesi della riforma riguarda le sale cinematografiche. Maffioli le definisce prezioso presidio dei territori e non è una frase di circostanza. In molti comuni italiani, soprattutto medi e piccoli, la sala è l’unico luogo di aggregazione culturale serale. Chiuderla significa spegnere una luce. Dopo la pandemia, l’aumento dei costi energetici e la concorrenza delle piattaforme, molte sale hanno rischiato la chiusura.

La riforma punta a rafforzarle con strumenti di sostegno più stabili, con una programmazione che permetta di pianificare investimenti su proiettori, audio, poltrone, efficientamento energetico. Una sala moderna, accogliente, tecnologicamente al passo, è competitiva. Ma ha bisogno di certezze pluriennali, non di contributi a singhiozzo. Il sostegno alle sale è anche sostegno alla socialità, alla sicurezza urbana, alla vita dei centri storici. Un cinema aperto la sera significa una piazza vissuta, un bar che lavora, un territorio più attrattivo.

Produzione indipendente e giovani autori: il cuore del cinema italiano

Altro pilastro sottolineato da Maffioli è l’attenzione alla produzione indipendente, ai giovani autori e alla formazione. Il cinema italiano ha una storia di indipendenti che hanno fatto grande il nostro nome nel mondo, da De Sica a Moretti, da Garrone a Rohrwacher. Senza indipendenti non c’è diversità, non c’è rischio creativo, non c’è scoperta di nuovi talenti. Le grandi produzioni internazionali portano lavoro, ma sono gli indipendenti a tenere viva la ricerca linguistica e culturale.

La riforma prevede strumenti dedicati per chi è al primo o secondo film, corsie più veloci, valutazioni che tengano conto non solo del potenziale commerciale ma anche del valore culturale e dell’innovazione. E poi la formazione. Mancano tecnici specializzati, sceneggiatori, figure professionali capaci di lavorare con le nuove tecnologie, dal virtual set all’intelligenza artificiale applicata alla post produzione. Investire in formazione significa creare occupazione qualificata che resta in Italia e che rende il nostro sistema più competitivo per attrarre produzioni estere.

Formazione e lavoro qualificato: il futuro del settore

Il cinema oggi non è solo regista e attori. È una filiera di centinaia di mestieri altamente specializzati. Elettricisti, macchinisti, costumisti, truccatori, carpentieri, esperti di effetti visivi, colorist, sound designer. Mestieri che si imparano sul campo ma che hanno bisogno di scuole, di accademie, di percorsi professionalizzanti. La Lega, con Maffioli e Borgonzoni, spinge per legare il sostegno pubblico anche alla capacità di creare lavoro stabile e formazione.

Una misura attesa riguarda proprio l’alternanza tra scuola e set, con incentivi per le produzioni che assumono giovani dalle scuole di cinema e dai corsi regionali. Un modo per evitare che i talenti formati in Italia debbano emigrare a Londra, Parigi o Berlino per trovare la prima occasione. Valorizzare il talento italiano significa prima di tutto dargli una possibilità qui.

Regole semplici e trasparenti per attrarre investimenti

Uno dei problemi storici del sistema cinema italiano è stata la complessità burocratica. Bando che si accavallano, criteri di valutazione poco chiari, tempi lunghi tra domanda ed erogazione. Questo ha scoraggiato molti investitori privati, italiani e stranieri. La riforma punta su tre parole chiave citate da Maffioli: regole più semplici, procedure più veloci, strumenti più trasparenti.

Semplicità significa un unico portale, modulistica chiara, tempi certi. Velocità significa sapere in pochi mesi se il progetto è sostenuto, così da poter pianificare riprese e distribuzione. Trasparenza significa criteri pubblici, graduatorie comprensibili, controlli sull’effettivo utilizzo dei fondi. Non è solo una questione amministrativa, è una questione di credibilità internazionale. Se l’Italia vuole competere con Francia, Spagna e Regno Unito nell’attrarre grandi produzioni, deve offrire un sistema affidabile.

Cultura come competitività: la visione della Lega per i territori

Quando Maffioli dice che la cultura deve contribuire allo sviluppo delle nostre comunità, pensa a un modello in cui ogni investimento culturale ha una ricaduta locale misurabile. Un festival cinematografico in un borgo porta turismo. Una film commission efficiente porta produzioni che affittano case e assumono comparse locali. Una sala ristrutturata porta giovani la sera. Un giovane autore sostenuto porta la sua storia, magari ambientata proprio nel suo territorio, sugli schermi di tutto il mondo.

È una visione che supera l’idea del contributo a pioggia e punta sulla programmazione stabile. Sapere con tre anni di anticipo quali fondi ci saranno permette a Regioni, Comuni, imprese e scuole di fare squadra e costruire progetti. È questo che intende Maffioli quando parla di investimento con convinzione. Non un bonus una tantum, ma una politica industriale per la cultura.

La riforma del cinema: cosa cambia davvero per il settore

La riforma a cui ha lavorato la VII Commissione Cultura con il sottosegretario Borgonzoni non stravolge il sistema di sostegno, ma lo corregge. Mantiene il tax credit, strumento fondamentale che ha permesso la crescita del settore negli ultimi anni, ma lo rende più selettivo e più equo. Rafforza il sostegno automatico legato ai risultati di pubblico e critica, per premiare chi funziona. Introduce più attenzione alla distribuzione, perché un film prodotto ma non visto è un’occasione persa.

Per le sale, come detto, più stabilità. Per gli indipendenti, più spazio. Per i giovani, più porte aperte. Per tutti, più trasparenza. È un equilibrio difficile, ma è quello che chiedevano le categorie. La Lega rivendica di aver ascoltato senza pregiudizi, cercando di non trasformare la riforma in una battaglia ideologica ma in un intervento tecnico per far crescere il comparto.

Il cinema italiano tra identità e mercato globale

Il cinema italiano oggi si trova in una fase cruciale. Da un lato ha ritrovato una grande vitalità creativa, con film premiati a Cannes, Venezia e Berlino. Dall’altro deve fare i conti con un mercato globale dominato da colossi americani e da piattaforme che cambiano le abitudini di consumo. La sfida è non perdere la propria identità mentre si compete su scala internazionale.

La posizione espressa da Maffioli va in questa direzione. Valorizzare il talento italiano non significa chiudersi, ma offrire storie universali con radici forti. Un cinema che parla italiano ma che parla a tutti. Un cinema che è impresa, che crea lavoro, che attira investimenti, ma che non dimentica di essere espressione della nostra identità culturale. È questo doppio binario che la riforma prova a sostenere, con regole più semplici e più veloci, con sale più forti, con giovani e indipendenti al centro.

Un passo importante per un comparto che deve poter crescere, innovare e competere, ha concluso la deputata. Un passo che la Lega considera parte di una strategia più ampia per la cultura italiana, non più settore assistito o vuoto a perdere, ma leva di sviluppo, occupazione e competitività.


Condividi sui social