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Mafia a Bari: cinque arresti per tentato omicidio aggravato dalle modalità mafiose

 

La Direzione Distrettuale Antimafia di Bari ha ottenuto un importante risultato. I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito cinque arresti. Le persone sono accusate di “tentato omicidio premeditato in concorso”. E di “detenzione e porto illegale di arma da guerra”.

L’aggravante è chiara. I reati sono stati commessi con modalità mafiose. Questo è un elemento cruciale. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal Gip del Tribunale di Bari. È arrivata su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia locale.

Gli indagati appartengono al clan Strisciuglio. Sono della compagine del quartiere San Pio. Questo clan è attivo sul territorio di Bari e provincia. L’indagine ha permesso di individuare il movente del grave fatto delittuoso.


l’accusa e l’uso di un fucile d’assalto ak 47

Le accuse a carico dei cinque arrestati sono molto gravi. La prima è “tentato omicidio premeditato in concorso”. La seconda riguarda le armi. Si tratta di “detenzione e porto illegale in luogo pubblico di un’arma da guerra”.

L’arma in questione è un fucile d’assalto Ak 47 kalashnikov. Questo dettaglio è inquietante. Sottolinea la brutalità e la pericolosità dell’azione. L’uso di un’arma da guerra in un contesto urbano è un fatto eccezionale. Dimostra l’escalation della violenza. E l’organizzazione del commando.

L’aggravante fondamentale è quella delle modalità mafiose. Questo non è un semplice atto di violenza. È un’azione finalizzata a consolidare il potere del clan. E a lanciare un messaggio di egemonia sul territorio.

L’impostazione accusatoria è stata accolta dal Gip. Questo significa che sono stati riconosciuti gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati. Il procedimento è ora nella fase delle indagini preliminari.


le indagini e il ruolo del nucleo investigativo dei carabinieri

Le indagini sono state lunghe e complesse. Sono state coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Il Nucleo Investigativo dei Carabinieri ha svolto un lavoro in più fasi.

Sono stati utilizzati diversi strumenti investigativi. Servizi di osservazione e pedinamenti. Attività tecniche sofisticate. Queste hanno permesso di raccogliere le prove.

Il lavoro è stato supportato da elementi interni. Le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Questi hanno fornito informazioni cruciali. Hanno aiutato a decifrare la logica criminale. E a individuare gli esecutori del tentato omicidio.

L’analisi incrociata di dati e testimonianze ha permesso di definire il quadro. Ha portato all’individuazione dei cinque presunti responsabili. Tutti affiliati al clan Strisciuglio.


il movente mafioso e il consolidamento del clan strisciuglio

Il grave fatto criminoso è avvenuto il 18 giugno 2016. La vittima era già nota alle Forze di Polizia. L’evento si è consumato nella zona Cecilia del Comune di Modugno. Questa zona è inclusa nell’area geografica del quartiere San Paolo di Bari.

L’aggressione è avvenuta in pieno giorno. L’orario era di piena affluenza urbana. L’azione si è svolta in Via Caposcardicchio. È una strada con un notevole flusso veicolare. È anche vicino all’Ospedale San Paolo. Uno dei maggiori nosocomi regionali. I passanti ignari sono stati testimoni dell’azione di fuoco.

La vittima, a bordo della sua auto, è stata fatta oggetto di numerosi colpi. Sparati da un commando di indagati. Uno di loro ha usato il fucile d’assalto Ak 47 kalashnikov.

L’indagine ha identificato il movente. L’evento delittuoso rientra in un quadro più ampio. Il clan Strisciuglio voleva consolidare la sua egemonia. Sul quartiere San Pio/Enziteto. L’eliminazione fisica della vittima era l’obiettivo. Era ritenuto responsabile di un’aggressione fisica. Un’azione compiuta per futili motivi. Ma a danno di un fiancheggiatore del clan. Questo atto di ritorsione violenta è tipico delle dinamiche mafiose.


la fase delle indagini preliminari e la presunzione di innocenza

È fondamentale sottolineare un aspetto. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Le cinque persone sono state arrestate. Ma la loro colpevolezza non è ancora accertata.

All’esecuzione della misura cautelare seguirà l’interrogatorio di garanzia. Poi ci sarà il confronto con la difesa degli indagati. La loro eventuale colpevolezza dovrà essere accertata in sede di processo. Questo avverrà nel contraddittorio tra le parti.

Questo principio è cruciale in uno stato di diritto. Nessuno è colpevole fino alla sentenza definitiva. La giustizia segue il suo corso. E assicura il diritto alla difesa.

Gli arresti rappresentano un passo importante. Segnalano il successo del lavoro di contrasto alla criminalità organizzata. Un impegno costante della Direzione Distrettuale Antimafia e dei Carabinieri. La lotta alla mafia è una priorità assoluta per la sicurezza del territorio.

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