14 Marzo 2026 02:24
Mafia a Catania: 38 arresti, smantellato il gruppo Nizza dei Santapaola-Ercolano
Maxi operazione antimafia a Catania. Circa 150 Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare. Sono 38 gli indagati colpiti dal provvedimento. Sono accusati di “associazione di tipo mafioso” e “traffico illecito di sostanze stupefacenti”.
Le indagini, durate dal 2020 al 2023, hanno documentato l’operatività del gruppo Nizza. Questa è una delle articolazioni della famiglia mafiosa “Santapaola-Ercolano”. Attiva nei quartieri San Giovanni Galermo, Librino e San Cristoforo.
Tra i principali indagati c’è Giovanni Nizza, nonostante sia detenuto. Avrebbe mantenuto contatti e impartito direttive. L’operazione mira a contrastare la resilienza del gruppo mafioso. E la sua capacità di riorganizzarsi dopo precedenti interventi.
L’operazione antimafia e le accuse agli indagati
Su disposizione della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, circa 150 Carabinieri del Comando Provinciale di Catania sono entrati in azione. Con il supporto dello Squadrone Eliportato “Cacciatori di Sicilia”, del Nucleo Cinofili di Nicolosi e del 12° Nucleo Elicotteri, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare. L’operazione ha interessato le province di Catania, Siracusa, Enna, Asti, Agrigento, Caltanissetta, Napoli, Pavia e Palermo.
Il provvedimento ha colpito 38 indagati. Per 37 di loro è stata disposta la custodia in carcere. Per un altro, gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. L’ordinanza è stata emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale etneo. Su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di diversi reati. Tra questi:
“associazione di tipo mafioso”
“associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti”
“acquisto, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti”
“detenzione, porto e cessione di armi comuni e da guerra”
“ricettazione”
“estorsione”
Tutte le accuse sono aggravate dal metodo mafioso. E dalla finalità di agevolare il sodalizio mafioso oggetto dell’indagine. L’operazione mira a disarticolare una delle più pericolose articolazioni mafiose.
Il ruolo del gruppo Nizza e le sue dinamiche interne
Le indagini sono state sviluppate con metodi tradizionali e moderne tecniche investigative. Sono state condotte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Catania. Sotto il costante coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia. Le attività investigative sono iniziate nell’ottobre 2020. E si sono protratte fino al gennaio 2023. Hanno permesso di documentare in modo dettagliato l’operatività di più articolazioni dell’associazione mafiosa “Santapaola-Ercolano”. In particolare, è emerso il ruolo del gruppo Nizza. Attivo nei quartieri di San Giovanni Galermo, Librino e San Cristoforo. Ma anche dei gruppi operanti nei quartieri di Castello Ursino e San Cosimo.
Tra i principali indagati figura Giovanni Nizza. Sebbene detenuto, sarebbe stato capace di mantenere contatti costanti con i componenti liberi del gruppo. Da loro avrebbe ricevuto aggiornamenti puntuali sulle dinamiche criminali in atto sul territorio. E avrebbe impartito direttive di azione. Demandandone l’esecuzione. Questo dimostra una capacità di comando anche dall’interno del carcere.
L’attività investigativa ha permesso di fotografare nel tempo l’avvicendamento nel ruolo di responsabile della gestione operativa del gruppo Nizza. Dapprima Silvio Corra, poi divenuto collaboratore di giustizia. Successivamente Salvatore Scavone, anch’esso divenuto collaboratore di giustizia. E anche Natalino Nizza, figlio di Giovanni. Essi sarebbero stati affiancati da Rosario Lombardo, uomo d’onore e storico consigliere dei fratelli Nizza. La sua importanza era già emersa in precedenti indagini. Come “Carthago II” e “Sangue Blu”. Nonostante problemi di salute, Lombardo avrebbe ripreso un ruolo attivo nel gruppo dopo essere tornato a casa nel luglio 2021.
L’expertise nel traffico di stupefacenti e la resilienza del gruppo
Tra gli episodi più rilevanti emersi durante l’attività investigativa, si evidenziano sequestri di armi da guerra ed esplosivi. E diverse estorsioni in danno di imprenditori locali. Tuttavia, l’elemento che ha caratterizzato l’ascesa del gruppo Nizza all’interno della famiglia catanese di Cosa Nostra, Clan “Santapaola-Ercolano”, è la sua eccellente capacità nella gestione del traffico di sostanze stupefacenti.
Il gruppo Nizza è riuscito a creare e mantenere una posizione di potere nel mercato catanese degli stupefacenti. Questo anche grazie alla sua “forza militare”. La sua posizione deriva anche dalla fruizione di ottimi e inesauriti canali di approvvigionamento di stupefacenti. E dal controllo delle maggiori “piazze di spaccio” nei quartieri di Librino, San Cristoforo e San Giovanni Galermo di Catania. Inoltre, il gruppo aveva la disponibilità di rilevanti somme di denaro da investire nel traffico di stupefacenti. Al fine di garantirsi sempre maggiori guadagni. Utilizzati anche per il mantenimento dei sodali detenuti e la dotazione di armi.
Negli ultimi dieci anni, numerosi interventi delle forze di polizia e dell’Autorità Giudiziaria hanno inciso profondamente sulla compagine mafiosa del gruppo Nizza. Con l’esecuzione di plurime ordinanze di custodia cautelare in carcere. Tutti i fratelli Nizza (Daniele, Giovanni, Andrea, Salvatore, Fabrizio) sono stati colpiti da ordinanze e condanne. Per due di essi (Daniele e Andrea) è stato applicato il regime di cui all’art. 41 bis O.P. Uno di essi (Fabrizio) ha intrapreso il percorso della collaborazione con la giustizia. Questi ripetuti interventi hanno imposto costanti e immediate rimodulazioni dell’organizzazione del gruppo. Per consentirgli di continuare a operare senza perdere il “possesso” delle proprie fonti di reddito. E fronteggiando i tentativi di altri gruppi di appropriarsi delle piazze di spaccio. Soprattutto nei momenti di crisi dovuti agli interventi restrittivi.
In tale contesto, a partire dal 2020, l’attività di indagine ha permesso di documentare diverse dinamiche. Queste dimostrano la resilienza del gruppo mafioso. E la sua capacità di resistere e riorganizzarsi dopo i provvedimenti restrittivi. È stato ribadito il ruolo di Giovanni Nizza, il quale, seppur detenuto e non gravato dal regime speciale applicato ai fratelli, sarebbe stato in grado di partecipare attivamente alla vita del gruppo. Sono stati evidenziati anche i ruoli rivestiti dalle donne e l’ascesa dei giovani figli dei sodali con ruoli di rilievo.
Il ruolo delle donne e l’ascesa dei giovani “figli d’arte”
Le indagini hanno fatto luce sul ruolo cruciale delle donne all’interno della struttura mafiosa. La prassi mafiosa prevede di norma che alle famiglie degli affiliati detenuti sia assicurato un “mantenimento”. Con somme mensili. Questo per rafforzare il legame associativo. Gli affiliati devono sapere che in caso di “infortunio sul lavoro” l’organizzazione assicura il mantenimento della famiglia del detenuto. E per evitare che il soggetto affiliato, sentendosi abbandonato, possa rivolgersi allo Stato e collaborare con la giustizia.
Tra le figure delle mogli dei fratelli Nizza, particolare rilievo avrebbe rivestito Maria Rosaria Nicolosi. Moglie di Giovanni Nizza e madre di Natalino Nizza. La Nicolosi avrebbe avuto un ruolo di collegamento tra il marito e i sodali liberi. Organizzando la partecipazione degli affiliati alle videochiamate autorizzate tra lei e il marito. E ricevendo le richieste degli affiliati sulla gestione del clan da parte dei soggetti incaricati da Giovanni Nizza. Avrebbe svolto anche un ruolo operativo attivo all’interno del gruppo. Favorendo e procurando preziosi alleati nel traffico di stupefacenti. Suggerendo strategie e alleanze mafiose.
L’attività di indagine ha anche documentato l’ascesa criminale dei giovani “figli d’arte”. Tra questi, Natalino Nizza (figlio di Giovanni Nizza) e Salvatore Sam Privitera. Quest’ultimo è oggi collaboratore di giustizia ed è figlio di Giovanni Privitera, detto “u nacchiu”. I due sono stati oggetto di attenzione investigativa fin da minorenni. Quando sarebbero stati investiti dal latitante Andrea Nizza del ruolo di suoi messaggeri con i sodali. Avrebbero percorso un “cursus honorum criminale” formidabile. Giungendo anche a rivestire ruoli organizzativi all’interno del gruppo Nizza. In un momento in cui tutti i soggetti di maggiore anzianità si trovavano in carcere.
Questa ascesa è stata duramente ostacolata dal fermo di indiziato di delitto eseguito nei loro confronti il 12 giugno 2021. In relazione all’omicidio di Vincenzo Timonieri. Un fatto di sangue di estrema gravità. In quanto compiuto ai danni di un appartenente alla medesima consorteria. E vicino a coloro che si sono resi responsabili dell’omicidio, Natalino Nizza e Salvatore Sam Privitera. Per questo fatto è intervenuta una sentenza della Corte d’Appello di Catania.
Scontri interni, arsenale di armi e simbolismo mafioso
Nel corso dell’attività di indagine, tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, sono emerse risultanze investigative. Riguardavano una contrapposizione violenta. Tra il gruppo mafioso facente capo al detenuto Lorenzo Saitta, detto “lo scheletro”, e i Nizza. Lo scopo era sottrarre ai Nizza la principale fonte di reddito e di potere. Approfittando della debolezza del gruppo in quel momento storico. Silvio Giorgio Corra, precedente responsabile del sodalizio, aveva iniziato nell’agosto 2020 il percorso della collaborazione con la giustizia. Il gruppo appariva particolarmente vulnerabile. In ragione delle rivelazioni che Corra stava offrendo all’Autorità Giudiziaria.
Questa contrapposizione, che ha visto come protagonista il genero di Saitta, Antonino Trentuno, è sfociata anche in scontri a fuoco tra i due gruppi. Natalino Nizza avrebbe abilmente strumentalizzato questa situazione. In occasione dell’omicidio di Vincenzo Timonieri. Al fine di sviare i sospetti dei familiari del Timonieri. E fornire una spiegazione “convincente”. Ipotizzava, tra le altre cose, che Timonieri potesse essere stato vittima dei contrasti in corso con il gruppo “lo scheletro”.
Nel corso dell’attività di indagine sono stati effettuati ripetutamente sequestri di armi. Questi arsenali costituirebbero parte del gruppo mafioso. E dimostrerebbero la sua capacità militare. In particolare, il 17 gennaio 2022, i militari del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Catania hanno sequestrato numerose armi e munizioni:
458 cartucce di vario calibro (alcune per armi da guerra)
4 Flash Bang modificate in ordigni esplosivi
5 Pipe Bomb artigianali
6 proietti per lanciagranate modificati
un silenziatore artigianale
un passamontagna nero
un giubbotto antiproiettile
una pistola cromata Benelli Army priva di matricola
un fucile mitragliatore MP BRASILIEN 9mm PARA
una pistola mitragliatrice Kalashnikov cal. 7,62×39 con caricatore a banana
un fucile lanciagranate in polimero
una pistola a salve “mini gap” modificata in arma clandestina cal. 7,65 con silenziatore e caricatore
11 guanti in lattice
Pochi giorni dopo, il 28 gennaio 2022, i Carabinieri hanno rinvenuto:
un fucile mitragliatore AK/47 S
un fucile a pompa HATSAN Escort Defender calibro 16
una pistola a tamburo Smith & Wesson calibro 38 con matricola abrasa
due Flash Bang modificate in ordigni esplosivi
un ordigno esplosivo tipo Pipe Bomb artigianale
68 cartucce di vario calibro
un puntatore laser con supporto
Questi ritrovamenti evidenziano la pericolosità e la dotazione bellica del gruppo mafioso.
In costanza di attività di indagine, è stata anche apprezzata la particolare affezione della famiglia Nizza per le celebrazioni della festa di Sant’Agata, Patrona di Catania. In particolare nel 2022, è stata documentata l’affissione ad una delle candelore votive di uno stendardo. Questo recava, tra le altre, la parola “BANANA”, storico soprannome di Giovanni Nizza. Verosimilmente, questa era un’ulteriore modalità dimostrativa del potere del gruppo e della sua capacità d’influenza. Successivamente, in occasione della Festa di Sant’Agata del 2023, sono stati rinvenuti dei video. Pubblicati su una nota piattaforma social. Mostravano un bambino, legato da stretti vincoli di parentela a Giovanni Nizza. Fatto sedere durante la processione sulla medesima candelora che aveva ospitato lo stendardo. Questi gesti rivelano il simbolismo e la volontà di ostentare il potere mafioso anche in contesti pubblici e religiosi.
Questa operazione evidenzia la complessità e la pervasività delle organizzazioni mafiose. Cosa ne pensi del ruolo della tradizione e del simbolismo nelle mafie?
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