14 Agosto 2026 14:21
Malocchio in Calabria: le parole tradizionali per toglierlo e i rituali più usati
Il *malocchio* in Calabria non è solo una superstizione. È una parola che si sente ancora nelle case, al mercato, tra le donne anziane che “leggono” e “slegano”. Si dice che il malocchio arrivi con uno sguardo invidioso, con una lode detta senza fare le corna, con un complimento dato troppo forte. E quando arriva, porta stanchezza, mal di testa, nervosismo, bambini che piangono senza motivo.
Per questo da generazioni in Calabria si tramandano delle parole precise. Non sono magie. Sono preghiere, formule, gesti che mescolano fede cattolica e usanze popolari. Le persone che le sanno dire vengono chiamate “chianarici”, “signati” o semplicemente “quelli che levano”.
Quali sono le parole più diffuse in Calabria per togliere il malocchio, come si usano, e perché ancora oggi tanta gente ci crede.
Cos’è il malocchio nella tradizione calabrese
In Calabria il malocchio si chiama anche “u iuocchiu”, “u fattu” o “la jettatura”. La credenza è semplice: un’energia negativa parte dagli occhi di una persona e colpisce chi è più debole, soprattutto bambini, donne incinte e animali.
I segni più comuni?
– *Stanchezza improvvisa* senza causa
– *Mal di testa* che non passa con le medicine
– *Bambini irrequieti* che piangono tutta la notte
– *Cose che si rompono* in casa una dietro l’altra
– *Senso di peso* sul petto
Quando succede, la prima cosa che si fa è chiamare qualcuno che “sa le parole”. Non è un medico e non sostituisce il medico. È una figura di conforto, che usa la preghiera per “slegare” e riportare pace.
La Chiesa non riconosce ufficialmente questi riti, ma in molti paesi calabresi convivono da sempre: la messa la domenica e la preghiera contro il malocchio il lunedì.
Le parole per togliere il malocchio: le formule più usate in Calabria
Ogni zona ha la sua variante. A Reggio, a Cosenza, a Catanzaro cambiano piccole parole, ma il senso resta. Tutte iniziano nel nome di Dio e finiscono chiedendo protezione.
Ecco le 3 formule che si sentono più spesso.
1. La formula antica “delle tre persone”
È la più diffusa. Si dice a voce bassa, mentre si fanno dei segni di croce sulla persona.
*Le parole:*
“In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Se ti hanno fatto malocchio con gli occhi, con la bocca, con le mani,
io te lo levo con queste parole sante.
Gesù Cristo è nato, Gesù Cristo è morto, Gesù Cristo risuscitò.
Così come l’acqua scende e non risale,
così il malocchio vada via e non torni più.
Amen.”
Si ripete 3 volte. Alla fine si sputa 3 volte per terra, “per scacciare”. Molte donne anziane aggiungono: “Occhio di Dio, occhio di Santa Lucia, leva questo malocchio dalla creatura mia”.
2. La preghiera a San Rocco e alla Madonna
In molti paesi dell’interno, soprattutto in provincia di Cosenza, si usa invocare i santi protettori.
*Le parole:*
“Santissima Madonna, Madre di Dio,
tu che hai partorito senza dolore,
leva questo malocchio da questa creatura.
San Rocco benedetto, San Francesco,
liberatelo da ogni occhio cattivo,
da ogni lingua maligna, da ogni pensiero invidioso.
Che torni sano come Dio l’ha fatto. Amen.”
Questa formula si usa molto per i bambini. Spesso mentre si dice, la persona tiene in mano un rametto d’ulivo benedetto.
3. La formula “del sale e dell’acqua”
È breve e diretta. Si usa quando il malessere è forte e improvviso.
*Le parole:*
“Non sei tu che mi hai fatto, non sei tu che mi puoi disfare.
Ti ha fatto Dio, ti disfa Dio.
Vada via il malocchio, vada via il male,
rimanga solo il bene. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.”
Dopo averla detta 3 volte, si butta un pizzico di sale alle spalle.
Importante: queste parole da sole non “funzionano” senza l’intenzione. Chi le dice deve crederci e deve dirle con calma, senza fretta.
Il rituale dell’olio e dell’acqua: le parole vanno insieme al gesto
In Calabria le parole per il malocchio quasi mai si dicono da sole. Vanno accompagnate dal rituale dell’olio nell’acqua. È il più famoso.
Come si fa
1. Prendi un piatto con acqua, meglio se benedetta.
2. Metti 3 gocce d’olio d’oliva.
3. Mentre versi l’olio, dici le parole della formula scelta.
Cosa si guarda:
Se le gocce d’olio restano tonde e a galla, non c’è malocchio. Se si aprono, si allargano, vanno a fondo, allora “c’è”. A quel punto si continua a ripetere la preghiera finché l’olio non torna tondo.
Mentre si fa, si dicono frasi come: “Come quest’olio si raccoglie, così si raccolga tutto il male. Come quest’acqua è pura, così torni pura questa persona”.
È un gesto semplice, ma per chi lo riceve è un momento di scarico. Ti senti ascoltato.
Chi può “levare” il malocchio in Calabria
Non tutti possono. La tradizione dice che il dono si riceve, non si impara.
Di solito è una donna anziana, che ha ricevuto “le parole” da un’altra donna, spesso la madre o la nonna. Il passaggio avviene il giovedì santo o il venerdì santo, in segreto.
Ci sono 3 regole che quasi tutte rispettano:
1. *Non si chiede compenso.* Al massimo un caffè o una candela in chiesa.
2. *Non si dice a chiunque di saperlo.* Il dono “si perde” se se ne parla troppo.
3. *Si fa solo per aiutare.* Chi usa le parole per fare del male, secondo la credenza, il male gli torna indietro triplicato.
Oggi ci sono meno persone che lo fanno rispetto a 30 anni fa. Ma nei piccoli paesi trovi ancora chi, dopo la messa, si ferma a “segnare” un nipote o un vicino.
Altri gesti e parole di protezione quotidiana
Togliere il malocchio è una cosa. Evitarlo è un’altra. In Calabria si usano anche frasi e gesti per prevenire.
*Parole da dire quando si fa un complimento a un bambino:*
“Dio te lo benedica” oppure “Che Dio te lo cresca”.
E subito dopo si fanno le corna con la mano.
*Frasi scaramantiche:*
“Non è invidia, è solo ammirazione”
“Che Dio ce la mandi buona”
“Toh, toh, toh” battendo 3 volte sul legno
*Oggetti di protezione:*
– *Corno rosso* appeso al collo o in macchina
– *Occhio di Santa Lucia* in argento
– *Rametto d’ulivo benedetto* dietro la porta
– *Ferro di cavallo* all’ingresso
Tutti accompagnati da un “Padre Nostro” detto velocemente.
Il malocchio e la fede: come convivono
Molti si chiedono: si può essere cattolici e credere al malocchio? In Calabria la risposta di tanta gente è sì.
Le parole per togliere il malocchio iniziano sempre con Dio, con Gesù, con i Santi. Non ci sono formule magiche in latino strano. Sono preghiere semplici, dette con il cuore.
Un parroco di un paese in provincia di Reggio Calabria mi disse una volta: “Io non benedico il rituale dell’olio. Ma se una mamma viene da me agitata perché il figlio non dorme, prima le do la benedizione, poi le dico di andare da sua zia che sa le parole. La pace è quello che conta”.
Questo spiega perché la tradizione resiste. Dà un nome a un malessere e dà un gesto per affrontarlo.
Quando rivolgersi al medico invece che alle parole
È giusto dirlo con chiarezza. Le preghiere contro il malocchio fanno parte della cultura popolare. Non sostituiscono il medico.
Se hai febbre alta, dolori forti, un bambino che non mangia da giorni, vai dal dottore. Le parole servono per l’ansia, per la paura, per quel senso di “peso” che a volte non ha una spiegazione medica.
Usa il buon senso: prima la salute, poi la tradizione.
Conclusione: il potere delle parole in Calabria
Il *malocchio* in Calabria è una storia che si racconta da secoli. Le parole per toglierlo sono semplici, ripetitive, piene di nomi di Dio e dei Santi. Non sono incantesimi. Sono un modo per dire: “non sei solo, ti proteggo, ti penso”.
Che tu ci creda o no, entrare in una cucina calabrese e sentire una nonna recitare piano “In nome del Padre…” mentre fa il segno della croce su un bambino, è qualcosa che ti tocca. È cura. È memoria. È un pezzo d’identità.
Se un giorno ti senti “appesantito” e vuoi provare, chiedi a una persona anziana del tuo paese. Spiegale cosa senti. Lascia che dica le sue parole. E alla fine di’ un grazie, come si è sempre fatto.
Perché in fondo, togliere il malocchio significa solo una cosa: togliere la paura e rimettere al centro le persone.
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