Cedu caso Goi: Strasburgo boccia il ricorso dell’Italia e dà ragione al Grande Oriente

Il Cedu caso Goi si chiude a Strasburgo con una bocciatura netta per l’Italia. Questo pomeriggio, 7 luglio 2026, la Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha rigettato l’appello del governo italiano contro la condanna già inflitta in primo grado. Al centro della vicenda, la perquisizione del marzo 2017 nella sede del Grande Oriente d’Italia disposta dalla Commissione parlamentare antimafia allora guidata da Rosy Bindi.

Quattordici ore di perquisizione e il sequestro di 39 faldoni con migliaia di schede di iscritti al GOI in Calabria e Sicilia. Per la Cedu, quell’operazione ha violato l’art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, quello che tutela la vita privata. Le Commissioni parlamentari d’inchiesta hanno ampia autonomia, scrive la Corte in una sentenza di oltre 60 pagine, ma quando le loro decisioni incidono sui diritti di terzi le prerogative vanno interpretate in modo restrittivo. Soprattutto, ai terzi devono essere garantiti rimedi procedurali sia durante il procedimento che dopo.

cosa dice la sentenza sul Cedu caso Goi

La Grande Camera non mette in discussione il ruolo delle Commissioni d’inchiesta. Riconosce che servono a fare luce su fenomeni complessi come la mafia. Il punto è il metodo. Quando si sequestrano dati personali di migliaia di cittadini, non basta invocare la lotta alla criminalità organizzata. Servono garanzie, contraddittorio, possibilità di ricorso effettivo. Nel caso del Grande Oriente d’Italia, secondo i giudici di Strasburgo, queste garanzie sono mancate. Da qui la violazione dell’art. 8 e la conferma della condanna per lo Stato italiano.

la reazione del Gran Maestro Seminario dopo la decisione di Strasburgo

Da Roma, dal Vascello, il Gran Maestro del GOI Stefano Seminario parla di “un contributo alla democrazia e alla giustizia”. Per il Grande Oriente d’Italia la sentenza sul Cedu caso Goi chiude una pagina durata nove anni. Era il marzo 2017 quando gli uomini della Commissione Antimafia entrarono nella sede nazionale. Oggi la Corte Europea dice che quell’azione ha superato i limiti. Il governo italiano aveva fatto ricorso in Grande Camera dopo la prima condanna, ma Strasburgo ha confermato: l’Italia dovrà tener conto dei principi fissati nella sentenza ogni volta che le prerogative parlamentari toccano diritti fondamentali di associazioni e cittadini.

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