14 Aprile 2026 14:23
Slealtà nella Chiesa Massonica? Il caso G.O.I. e la tempesta internazionale di Stefano Bisi
Massoneria a un bivio? Il mondo della libera muratoria italiana sta attraversando uno dei momenti più turbolenti della sua storia recente. Al centro della bufera troviamo il Grande Oriente d’Italia (G.O.I.) e il suo esponente di spicco, Stefano Bisi, accusato di una gestione diplomatica definita da molti come una vera e propria “vita spericolata”. Ma cosa c’entra la struttura piramidale della Chiesa massonica con i rapporti internazionali? Il fulcro della questione risiede nella coerenza tra i documenti ufficiali e le dichiarazioni pubbliche, un equilibrio che sembra essersi spezzato tra Roma, Londra e gli Stati Uniti.
Massoneria. La controversia nasce da un presunto doppio registro comunicativo. Da un lato, la necessità di mantenere il riconoscimento della Gran Loggia Unita d’Inghilterra (U.G.L.E.), dall’altro la difesa di un’esclusività territoriale che la Costituzione del G.O.I. difende con vigore. In questo scenario, la Chiesa intesa come istituzione di valori e regole condivise sembra vacillare sotto il peso di accordi sottobanco e smentite clamorose che hanno attirato l’attenzione dei Gran Maestri americani.
Massoneria, e le radici del conflitto: Il documento Pietrangeli e il riconoscimento inglese
Tutto ha inizio con la pubblicazione di un documento del dicembre 2015, firmato dal Gran Segretario Michele Pietrangeli. Questo scritto, indirizzato a Derek Dinsmore (allora Gran Cancelliere della U.G.L.E.), svela una verità diversa da quella raccontata ai fratelli nelle logge italiane. Mentre pubblicamente si definivano i fuoriusciti del ’93 come “traditori”, nei corridoi della diplomazia londinese il G.O.I. sembrava disposto a tutto pur di riottenere il riconoscimento perduto nel 1993.
La contraddizione è palese: l’articolo 2 della Costituzione del G.O.I. stabilisce che l’Obbedienza sia la “sola fonte legittima di autorità massonica nel territorio italiano”. Tuttavia, per compiacere gli inglesi, i vertici avrebbero accettato la coabitazione con la Gran Loggia Regolare d’Italia (G.L.R.I.) di Fabio Venzi. Questo “condominio” territoriale, mai votato ufficialmente dai Maestri Venerabili, rappresenta il punto di rottura legale e morale dell’intera vicenda.
Stefano Bisi e la “vita spericolata” tra diplomazia e smentite nella Massoneria.
Il Gran Maestro Stefano Bisi viene descritto come un equilibrista che ondeggia tra posizioni incompatibili. Se a Londra veniva garantito che “nulla osta alla condivisione del territorio”, altrove il tono cambiava radicalmente. A Malta, ad esempio, Bisi non ha risparmiato attacchi durissimi a Giuliano Di Bernardo, fondatore della G.L.R.I., utilizzando termini decisamente poco fraterni.
Questa strategia del “doppio binario” ha funzionato finché le diverse potenze massoniche non hanno iniziato a confrontare i documenti. La U.G.L.E., abituata a gestire i rapporti con le sue “colonie” spirituali con fermezza imperiale, ha imposto condizioni pesanti che il G.O.I. ha accettato in silenzio, salvo poi cercare di negarne la portata davanti ai propri iscritti e ai partner internazionali.
Massoneria in crisi? L’incidente diplomatico con la C.O.G.M.N.A. negli Stati Uniti
Il punto di non ritorno è stato raggiunto il 25 febbraio 2025. La Conference of Grand Masters of Masons in North America (C.O.G.M.N.A.), basandosi sulle rassicurazioni inglesi, era pronta a consigliare il riconoscimento di entrambe le obbedienze italiane (G.O.I. e G.L.R.I.). A quel punto, Bisi ha inviato una lettera ai colleghi nordamericani affermando che il G.O.I. non aveva “mai espresso il consenso” a tale doppia forma di riconoscimento.
Questa dichiarazione ha lasciato sbigottito Glenn Cook, Gran Segretario della C.O.G.M.N.A., che era in possesso della corrispondenza di Paul Engeham (U.G.L.E.) in cui si affermava esattamente il contrario. La domanda sorge spontanea: Bisi ha mentito agli americani o ha mentito agli inglesi? O forse considera la U.G.L.E. una realtà non regolare? Il cortocircuito informativo ha minato la credibilità dell’istituzione italiana oltreoceano.
La reazione di Fabio Venzi e lo stile della G.L.R.I.
A differenza dei vertici del G.O.I., Fabio Venzi, Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d’Italia, ha mantenuto una linea più lineare, seppur ferma. Di fronte alle pressioni inglesi per una sottomissione ai patti con Bisi, Venzi ha resistito, chiedendo che ogni decisione sulla sovranità territoriale venisse presa in modo trasparente e contemporaneo da entrambe le parti.
Mentre il G.O.I. cercava di “perculare” (per usare un termine gergale caro alle cronache) le istituzioni estere, la G.L.R.I. ha risposto con cortesia diplomatica alle richieste di Turchia, Malta e Israele, dimostrando una disponibilità al dialogo che oggi, agli occhi dei Gran Maestri americani, appare come un segno di maggiore affidabilità rispetto alla “slealtà” imputata a Bisi.
Conseguenze e isolamento internazionale: Cosa rischia il G.O.I. e la principale Loggia della massoneria italiana.
L’accusa di “slealtà massonica” non è un’infrazione da poco. Nel mondo della libera muratoria, dove la parola data e l’onore sono i pilastri dell’edificio simbolico, essere segnati in “blu” sul taccuino dei rapporti internazionali equivale a un isolamento di fatto. Gli americani non lanceranno sanzioni formali immediate, ma il giudizio morale peserà come un macigno su Villa del Vascello.
Il rischio concreto è che il Grande Oriente d’Italia perda quella centralità faticosamente riconquistata, scivolando in una “remota provincia dell’Impero” dove le lotte intestine e le furbizie comunicative sostituiscono la vera missione iniziatica. La base dei fratelli, ignara di questi giochi di potere, si ritrova oggi a dover fare i conti con una dirigenza che sembra aver preferito la strategia politica alla verità massonica.
Le sfide per il futuro della massoneria italiana
Per uscire da questa tempesta, molti invocano un tavolo negoziale. Leo Taroni, una delle voci critiche all’interno dell’Obbedienza, ha proposto a Stefano Bisi di fermarsi e riflettere per salvare l’interesse superiore della comunità. È necessario un ritorno alla trasparenza e al rispetto delle regole costituzionali, evitando che le ambizioni personali di pochi distruggano il prestigio di molti.
La questione dei “talloncini antifrode” e le recenti sentenze della magistratura civile non fanno che aggiungere benzina sul fuoco. La massoneria italiana è a un bivio: continuare sulla strada della “vita spericolata” o ritrovare quella serietà che la storia e la tradizione richiedono.
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