Messina, vigili abusivi di Polizia Giudiziaria?

Cateno De Luca al centro di un nuovo caso

Messina, vigili abusivi di Polizia Giudiziaria?
foto di repertorio
chesini garden
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VIGILI “ABUSIVI” DI POLIZIA GIUDIZIARIA

AL SERVIZIO DEL SINDACO DI MESSINA?

 Il sindaco di Messina, Cateno De Luca, nelle “attenzioni” della Procura della Repubblica. Secondo il procuratore De Lucia avrebbe istituito, nei locali del comando dei vigili urbani, una sezione di polizia giudiziaria alle sue dipendenze, oltre alla sezione di polizia giudiziaria che opera al tribunale, alle dipendenze della Procura. Non sembra esserci ancora un’inchiesta aperta, ma non si esclude che possa essere avviata. Questo secondo alcuni, che traggono notizie dalle “indiscrezioni” degli oppositori politici. In pochi giorni, questa è la secondo volta che De Luca sale agli “onori” delle cronache, con “attenzioni” più o meno sospette: la prima, una settimana addietro, quando, in virtù della dichiarazione dei redditi depositata in ossequio alle legge sulla trasparenza, si scoprì che è il “Paperone” dei sindaci italiani per avere guadagnato, al lordo, la bella somma di un milione e seimila euro in un anno; la seconda adesso, con questa “indiscrezione” proveniente dalla Procura della Repubblica.

De Luca si difende affermando che la lettera del procuratore De Lucia non è per una “missiva” riservata, ma una comunicazione ufficiale, debitamente registrata al protocollo del Comune, quindi visibile a tutti gli impiegati comunali: Ed essendo una lettera “ufficiale” secondo De Luca significa che si tratterebbe solo di un “avvertimento”, probabilmente a sciogliere la sezione “fuorilegge” della polizia giudiziaria comunale. Polizia urbana che fino al mese scorsa era alle dirette dipendenze dello stesso De Luca, che ora ha passato la delega all’assessore Dafne Musolino e che è lei adesso a doversene occupare.

Ma, com’è venuta fuori questa querelle? Il due febbraio dello scorso anno, in piena pandemia da Covid-19 un’allegra comitiva di professionisti messinesi di prio piano, rientro a Messina da Madonna di Campiglio: chi dall’aeroporto di Orio al Serio, a Bergamo, chi dal Veneto: nessuno di loro, un centinaio (due comitive) ottemperò alle disposizioni di quarantena che nel frattempo erano state diramate con Dpcm e che riguardavano gli spostamenti da regione a regione, specie per chi proveniva da una regione dichiarata “chiusa”.  I componenti delle due comitive, ognuno per la propria professione, si misero al lavoro e, stando agli accertamenti dei vigili “abusivi” di polizia giudiziaria, provocarono la chiusura per sanificazione di una clinica a S. Teresa Riva e un focolaio,, che portò a far contare 37 morti, in una casa di riposo, la “Come d’incanto”, in via I° Settembre. Il Covid entrò nella casa di riposo perché uno della comitiva, lo stesso che aveva fatto chiudere la clinica a S. Teresa Riva, andò a far visita alla madre ivi ospitata. La madre contrasse l’infezione e successivamente morì. Prima di morire, però, anche per la sufficienza dei responsabili della struttura, compreso il medico che avrebbe dovuto salvaguardarli, un responsabile della Azienda sanitaria provinciale e tre inservienti (tutti e cinque sotto inchiesta) contagiò tutta la casa di riposo e, ad uno per volta ne morirono altri 36.

Indagarono i vigili urbani “abusivi”, seppero persino i nomi dei componenti l e comitive, rivolgendosi agli alberghi dove i componenti erano stati ospiti e in parte anche dai carabinieri delle locali stazioni. Qualche nome di “allegro professionista” noncurante di leggi e regolamenti, venne fuori, poi tutto si bloccò: la Procura avocò a sé l’inchiesta che, a distanza di un anno sembra sia sfociata nell’avere individuato solo i nomi di chi aveva fatto circolare su Facebook alcune identità i presunti “untori”. Dalla Procura, però, nessuna notizia su chi aveva provocato le 37 morti e su chi aveva rischiato di contagiare la città continuando a svolgere la propria attività professionale per non essersi messo in quarantena.

Si è saputo, invece, che l’inchiesta sulle morti provocate  alla “Come d’incanto” è stata trasferita a Reggio Calabria, Procura competente al controllo dell’attività dei giudici in servizio al Tribunale di Messina. E su questo il sindaco De Luca, sempre su Facebook, dalla sua pagina, disserta che “se l’inchiesta è stata trasferita a Reggio Calabria, ciò potrebbe significare che fra i componenti le allegre comitive potrebbero esserci personaggi che lavorano o hanno parenti presso il tribunale di Messina”.

La sezione “abusiva” di vigili urbani idi polizia giudiziaria, comunque, sembra sia stata istituita diversi mesi prima rispetto all’inizio della pandemia e probabilmente potrebbero essersene serviti anche dirigenti di antica nomina, con competenze varie, ma principalmente per il rilascio di pass per i disabili.

Messina, comunque, attende di conoscere prima di ogni cosa i nomi dei resi o del responsabile delle 37 morti alla “Come d’incanto”. “Ma – fa notare De Luca – dopo quello che sto leggendo sul libro-intervista di Palamara c’è d aspettarsi di tutto”.

gam