10 Febbraio 2026 12:11
Milano, cedimento insegna al grattacielo Hadid “Il caldo estremo” è il commento tecnico, Penati in Paesi come India, Medio Oriente “Si usano materiali termo-resistenti e sistemi di monitoraggio in tempo reale”
Si è aperto un grande dibattito su quanto successo a Milano, in merito al cedimento dell’insegna posta in cima al grattacielo Hadid, la presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Milano Carlotta Penati, intervistata dal Tgcom24 fa notare che il problema sarebbe dovuto al “caldo estremo, rappresenta oggi un fattore di vulnerabilità strutturale crescente, è urgente prenderne atto in modo sistematico e consapevole, come in India, Medio Oriente o Arizona, dove si usano materiali termo-resistenti e sistemi di monitoraggio in tempo reale”.
Cedimento fortunatamente che non ha provocato feriti.
“Premesso che, al momento, nessuno può avere la presunzione di conoscere con certezza le cause che hanno determinato il distacco parziale di una delle due insegne alte circa 15 metri e collocate sulla sommità della Torre Hadid a Milano, è opportuno ricordare che in ogni evento complesso le cause possono essere molteplici, interconnesse e non immediatamente evidenti. In questo caso, l’insegna si è inclinata e parzialmente staccata, rovinando sul tetto a 192 metri d’altezza, fortunatamente senza provocare feriti”.
“Tra le ipotesi al vaglio, non può essere escluso che le alte temperature abbiano contribuito al cedimento” – ha aggiunto la presidente Carlotta Penati
“Ogni materiale impiegato in edilizia – acciaio, calcestruzzo, vetro, materiali plastici – subisce dilatazioni termiche all’aumentare della temperatura”.
Le strutture più a rischio
“Le strutture maggiormente esposte agli effetti del calore sono ponti e viadotti, soprattutto quelli in acciaio o in acciaio-calcestruzzo; binari ferroviari, soggetti a instabilità e deformazioni lineari; grattacieli e facciate continue, in particolare con rivestimenti in vetro e metallo, molto sensibili alla dilatazione; aeroporti e stazioni, con coperture leggere o superfici riflettenti; Impianti industriali, oleodotti, centrali elettriche, dove le tubazioni esposte al sole possono deformarsi o guastarsi” – anche le ruote panoramiche e le giostre potrebbero incorrere negli stessi problemi”.
“In paesi come l’India, il Medio Oriente o l’Arizona – questi problemi sono già affrontati con l’utilizzo di materiali termo-resistenti e con l’impiego di sistemi di monitoraggio in tempo reale. Anche in Italia molti viadotti e ponti sono costantemente monitorati, è per esempio il caso delle nostre tangenziali milanesi”.
“Il rischio termico è reale, ma gestibile, va cambiato anche il modo in cui progettiamo, costruiamo e manteniamo le nostre opere”.
“Non basta più reagire agli eventi, occorre anticiparli, prevenirli e affrontarli con competenza tecnica, responsabilità e visione di lungo periodi”.


