Il Pentito Scarface, chi è William Alfonso Cerbo: il collaboratore che ha fatto crollare il sistema mafioso lombardo
Pentito Scarface chi è William Alfonso Cerbo è la domanda che tutti si fanno dopo la svolta nell’inchiesta Hydra. William Alfonso Cerbo, 43 anni, detto Scarface, è il nuovo collaboratore di giustizia che ha deciso di parlare con i pm di Milano Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane e ha svelato dall’interno l’alleanza tra Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra in Lombardia. Un uomo del clan catanese dei Mazzei che ha vissuto tra Catania e Milano.
Detenuto nel carcere di Marassi, indagato nell’inchiesta milanese Hydra, l’udienza preliminare è in corso davanti al gup Emanuele Mancini, Cerbo ha consegnato ai magistrati una memoria dattiloscritta di 27 pagine che contiene i vari passaggi del suo percorso criminale e i rapporti con i boss del Nord. Una confessione totale, dolorosa, che inizia così.
Ammetto la partecipazione al reato associativo quale affiliato e collettore economico a Milano del clan Mazzei di Catania, ammetto i fatti per cui sono stato condannato nel procedimento Scarface e devo ammettere, per la prima volta lo faccio in questa sede, che tutti i reati di truffa e bancarotta sono stati da me commessi per agevolare il clan Mazzei. Parole che pesano come macigni.
William Alfonso Cerbo non è un pentito qualsiasi. È una figura apicale del clan Mazzei, famiglia mafiosa catanese tra le più potenti di Cosa nostra. Ha gestito discoteche, società, appalti, è stato condannato per truffa e bancarotta. E ora racconta come quel sistema si è spostato a Milano, come si è alleato con calabresi e campani, come ha inquinato l’economia lombarda.
Chi è William Alfonso Cerbo, dal Bho di Catania a Milano
William Alfonso Cerbo nasce a Catania, cresce nel quartiere dove il clan Mazzei è di casa. I Mazzei, detti Carcagnusi, sono una delle famiglie più antiche di Cosa nostra etnea, alleati dei Santapaola, nemici dei Cappello. Cerbo entra giovanissimo nel giro, prima come buttafuori, poi come gestore di locali.
La sua discoteca, il Bho di Catania, diventa un punto di riferimento della movida catanese. È lì che incontra personaggi del mondo dello spettacolo, imprenditori, politici locali. È lì che nell’inverno 2011 conosce Gaetano Cantarella detto Tano, appartenente a Cosa nostra e storico affiliato al clan Mazzei incaricato di gestire gli affari a Milano. Un incontro che gli cambia la vita.
Cantarella è l’uomo dei Mazzei al Nord. Gestisce locali, recupero crediti, appalti, fa da ponte tra Catania e Milano. Cerbo lo affianca, impara, diventa il suo erede naturale. Quando Tano viene meno, Cerbo prende il suo posto come collettore economico del clan a Milano. Un ruolo di prestigio e di rischio.
Perché lo chiamano Scarface, il procedimento che lo ha condannato
Il soprannome Scarface non viene dal film, ma dal procedimento Scarface che lo ha portato in carcere. Un’inchiesta della Dda di Catania su una serie di truffe, bancarotte fraudolente, intestazioni fittizie di società, tutte finalizzate a ripulire soldi del clan Mazzei e a creare fondi neri.
Cerbo, secondo l’accusa, aveva creato un sistema di scatole cinesi, società aperte e chiuse in pochi mesi, con prestanomi, fatture false, fallimenti pilotati. Soldi che poi tornavano al clan sotto forma di investimenti in discoteche, ristoranti, lidi. Un meccanismo classico di riciclaggio, ma fatto su larga scala, per milioni di euro.
Condannato, Cerbo continua a gestire gli affari dal carcere, finché non decide di collaborare. La scelta matura a Marassi, dopo mesi di isolamento. Dice ai pm, solo così credo di liberarmi definitivamente da questo cancro. Chiedo umilmente scusa. Una frase che i magistrati hanno sottolineato come sincera, non di convenienza.
La memoria di 27 pagine consegnata ai Pm Cerreti e Ferracane
Ai magistrati consegna una memoria dattiloscritta composta da 27 pagine che contiene i vari passaggi del suo percorso e i rapporti con Gaetano Cantarella detto Tano, appartenente a Cosa Nostra e storico affiliato al clan Mazzei incaricato di gestire gli affari a Milano, legati dapprima al mondo delle discoteche in virtù dei rapporti di Cantarella con Fabrizio Corona, che in più occasioni si rivolgeva a Cantarella quando aveva problemi su Milano.
Un dettaglio che ha fatto scalpore. In un caso, racconta Cerbo, Fabrizio Corona gli chiese un recupero credito di 70 mila euro da fare a Palermo per una truffa patita da un amico di Fabrizio Corona. La conoscenza con Cantarella risale all’inverno 2011 ed è legata al mondo delle discoteche. Ricordo fece venire Fabrizio Corona alla mia discoteca Bho a Catania. Una persona tirata in ballo come Lele Mora, con cui avrebbe parlato di Ortomercato, entrambi estranei all’indagine, ma indicativi dei circuiti.
Cosa ha rivelato sull’alleanza tra mafie in Lombardia
Nel lungo memoriale Cerbo sostiene l’esistenza della coalizione nel territorio milanese tra le tre compagini, il cosiddetto patto tra le mafie, Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra, in Lombardia che è alla base dell’inchiesta Hydra della procura di Milano.
Le sue parole sono chiare, ribadisco di non aver mai spartito introiti illeciti con il sistema lombardo, i miei illeciti erano miei e della famiglia Mazzei e nessuno poteva entrarci, ma trovandomi a Milano, non essendoci più Tano non potevo esimermi dal mettermi a disposizione tra il sistema su ed i Mazzei giù, come appunto più volte è capitato.
Non mi reputo assolutamente un promotore di questo sistema, ma so di aver alimentato il sistema grazie al mio status già riconosciuto a Milano, di uomo della famiglia Mazzei e di questo sono consapevole di pagarne per l’ultima volta le conseguenze. Una confessione che conferma quello che i Carabinieri del Nucleo investigativo di Milano sospettavano da anni, esiste un sistema mafioso lombardo, una holding criminale.
Il legame con Matteo Messina Denaro e il mandamento di Castelvetrano
Le rivelazioni di Cerbo hanno un altro punto cruciale, il legame con il mandamento di Castelvetrano, storicamente legato a Matteo Messina Denaro. Secondo i verbali acquisiti su richiesta dei pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, l’alleanza criminale attiva tra Milano e Varese avrebbe avuto legami anche con la famiglia trapanese.
Tra gli imputati del processo Hydra figura Paolo Aurelio Errante Parrino, parente del boss, il che sottolinea ulteriormente il legame con il mandamento di Castelvetrano. Il clan catanese dei Mazzei, di cui Cerbo era esponente, avrebbe avuto un ruolo di raccordo, e le dichiarazioni del pentito rafforzano l’idea che l’influenza criminale siciliana si estendesse fino a Milano e Varese, infiltrandosi nel tessuto economico, riciclando denaro e gestendo affari per decine di milioni di euro.
Matteo Messina Denaro, arrestato nel gennaio 2023 dopo oltre trent’anni di latitanza e deceduto nel settembre dello stesso anno, avrebbe avuto interessi economici in Lombardia proprio attraverso questo sistema. Un’ipotesi che ora trova riscontro nelle parole di Scarface.
Perché ha deciso di collaborare, il cancro da cui liberarsi
La frase più umana del memoriale è l’ultima, solo così credo di liberarmi definitivamente da questo cancro. Chiedo umilmente scusa. Cerbo parla del cancro mafioso, non di quello fisico, anche se ha avuto problemi di salute in carcere.
Secondo chi lo ha interrogato, la scelta di collaborare va anche nel senso di, c’è gente libera, che è molto infiltrata in politica. Lo ha messo a verbale anche l’altro nuovo pentito del procedimento Hydra, Gioacchino Amico, spiegando che la sua scelta di collaborare va nel senso anche di denunciare l’infiltrazione nel tessuto sociale e in politica.
Cerbo non cerca sconti di pena facili, sa che la sua collaborazione lo espone a vendette. Il clan Mazzei non perdona i traditori. Ma ha chiesto protezione per la famiglia, ha accettato di essere trasferito in località segreta, ha iniziato un percorso che lo porterà a testimoniare nell’aula bunker di San Vittore, dove il 19 marzo 2026 si è aperto il dibattimento per i 45 rinviati a giudizio del secondo filone.
Hydra e il futuro, cosa cambia dopo le parole di Scarface
La collaborazione di William Alfonso Cerbo rappresenta una svolta significativa nel maxi-processo Hydra e nella lotta alla criminalità organizzata in Lombardia. Le sue rivelazioni potrebbero portare a nuove indagini, arresti e sequestri di beni, contribuendo a disarticolare l’alleanza tra Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra.
Il 13 gennaio 2026 il gup Emanuele Mancini ha già condannato con rito abbreviato 62 imputati a pene fino a 16 anni e ne ha mandati a processo 45. Ora con Cerbo, e con Amico, l’accusa ha due testimoni interni che possono spiegare ai giudici come funzionava il sistema, come si spartivano gli appalti, come si riciclava il denaro, come si tenevano buoni i politici.
La gravità delle indagini è testimoniata anche dalle minacce ricevute dal procuratore Marcello Viola e dai pm Alessandra Cerreti, che hanno portato a un rafforzamento della scorta. Oggi di Hydra parlano tutti ma all’inizio è stata osteggiata, se è andata avanti è solo grazie alla determinazione di un magistrato, Alessandra Cerreti, che ha continuato a raccogliere prove anche quando un gip aveva provato a fermare la richiesta di arresto per 100 di quelli che oggi sono imputati.
William Alfonso Cerbo, Scarface, da gestore di discoteche a pentito di mafia. Da collettore del clan Mazzei a collaboratore che svela il ponte politico tra i boss. Una storia che parte da Catania, passa per il Bho, arriva a Milano, all’Ortomercato, alle aule bunker. E che forse non è ancora finita.
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