Napoli, Carabinieri Ogaden: Generale Castello prende il comando, Masciulli nominato alla Direzione DIA, la cerimonia con il Generale Luongo
Napoli Carabinieri Ogaden Castello Masciulli avvicendamento è la notizia che segna una giornata importante per l’Arma dei Carabinieri nel Centro-Sud. Nella caserma della Vittoria a Napoli, alla presenza del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo, di autorità civili, militari e religiose e di una rappresentanza dei Carabinieri dipendenti, il Generale di Corpo d’Armata Massimo Masciulli, destinato all’incarico di Direttore della Direzione Investigativa Antimafia a Roma, ha ceduto il comando del Comando Interregionale Ogaden al Generale di Corpo d’Armata Rosario Castello.
Un passaggio di consegne dal forte valore simbolico e operativo, perché il Comando Interregionale Ogaden non è un comando qualsiasi. Abbraccia cinque regioni del Centro-Sud, territori caratterizzati da realtà sociali, economiche e criminali differenti, nei quali la capillare presenza delle Stazioni rappresenta il primo presidio dell’Arma e un punto di riferimento quotidiano per le comunità. Dalla Campania alla Puglia, dalla Basilicata alla Calabria, fino al Molise e all’Abruzzo, l’Ogaden è il cuore operativo dell’Arma nel Mezzogiorno.
Dal Comandante Generale il ringraziamento dell’Arma al Generale Masciulli per il servizio prestato e gli auguri per il nuovo, delicato incarico alla Direzione Investigativa Antimafia. Al Generale Castello gli auspici di buon lavoro, con la volontà di proseguire nel solco del lavoro svolto, indicando nella costante presenza tra i cittadini, nel controllo del territorio, nel contrasto alla criminalità comune e organizzata e nella capacità di interpretare rapidamente l’evoluzione dei fenomeni criminali le direttrici lungo le quali orientare l’azione dei reparti.
Chi è il Generale Rosario Castello, nuovo comandante dell’Ogaden
Per il Generale Castello si tratta di un incarico che raccoglie e valorizza un’esperienza professionale maturata in realtà profondamente differenti del Paese e in funzioni operative, territoriali e di staff. Non è un ufficiale arrivato per caso a Napoli, ma un carabiniere che conosce il Sud come le sue tasche.
Nel corso della carriera ha prestato servizio dal Piemonte alla Calabria, dal Molise alla Puglia, dalla Basilicata alla Sicilia, oltre ad aver ricoperto diversi incarichi a Roma. Ha guidato la Legione Carabinieri Basilicata e la Legione Carabinieri Sicilia, confrontandosi con contesti territoriali e fenomeni criminali molto diversi tra loro. Dalla lotta alla mafia siciliana al controllo di territori interni segnati da spopolamento e criminalità predatoria, dal contrasto ai clan in Calabria alla gestione di realtà complesse come quelle pugliesi.
Un patrimonio di esperienze che ora confluisce nella guida dell’Ogaden. Un Comando che richiede non solo capacità investigative, ma anche sensibilità territoriale, capacità di leggere le differenze tra le cinque regioni, di valorizzare le peculiarità di ogni provincia, di coniugare la conoscenza capillare dei territori con le più moderne capacità investigative e tecnologiche.
Chi è il Generale Massimo Masciulli, dal Comando Ogaden alla DIA di Roma
Il Generale di Corpo d’Armata Massimo Masciulli lascia Napoli dopo un periodo intenso alla guida dell’Ogaden per assumere uno degli incarichi più delicati nel panorama della sicurezza nazionale, Direttore della Direzione Investigativa Antimafia a Roma.
La DIA è l’organismo interforze che ha il compito di condurre indagini di respiro nazionale e internazionale contro la criminalità organizzata di stampo mafioso, camorristico, ndranghetistico e pugliese. Dirigerla significa coordinare investigatori di altissimo profilo, gestire indagini patrimoniali complesse, colpire i clan nei loro interessi economici.
Nel cedere il comando, il Generale Masciulli ha auspicato che si possa continuare nel percorso tracciato, proiettando l’Arma nella modernità, pur mantenendo inalterata l’identità che vede nelle Stazioni Carabinieri l’espressione irrinunciabile della vocazione alla prossimità con le comunità. Un messaggio chiaro, continuità nella modernità, senza mai perdere il legame con la gente.
La cerimonia a Napoli nella caserma della Vittoria con il Generale Luongo
La cerimonia di avvicendamento si è svolta nella caserma della Vittoria a Napoli, sede storica dell’Arma. Presente il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo, che ha voluto essere personalmente a Napoli per sottolineare l’importanza del Comando Interregionale Ogaden.
Accanto a lui autorità civili, militari e religiose, i Comandanti di Legione, di Gruppo, di Compagnia, una rappresentanza dei Carabinieri dipendenti, dai Marescialli comandanti di Stazione ai più giovani Carabinieri arrivati da pochi mesi nei reparti.
Nel suo intervento, il Generale Luongo ha richiamato una concezione del comando fondata anzitutto sul rispetto della persona, fermezza senza distanza, autorevolezza senza autoritarismo, capacità di decidere ma anche di ascoltare. Parole che hanno colpito tutti i presenti, perché descrivono il modello di Carabiniere che l’Arma vuole portare avanti.
Il discorso del Comandante Generale Luongo: rispetto della persona
Guidare donne e uomini, ha sottolineato il Generale Luongo, significa essere consapevoli che dietro ogni uniforme c’è una persona e che la responsabilità del Comandante non si esaurisce nelle decisioni assunte, ma si esprime nella capacità di sostenere, orientare e valorizzare chi è chiamato quotidianamente a tradurle in servizio.
Un concetto di comando moderno, umano, che mette al centro non solo l’operazione, ma chi la compie. Fermezza senza distanza, autorevolezza senza autoritarismo. Non basta dare ordini, bisogna essere esempio, bisogna saper ascoltare le difficoltà di un comandante di Stazione in un piccolo paese dell’entroterra molisano o di un Carabiniere che ogni giorno fronteggia le piazze di spaccio a Napoli, a Foggia, a Reggio Calabria.
È questa la filosofia che il Generale Luongo ha voluto consegnare al nuovo Comandante Interregionale e a tutti i Carabinieri dell’Ogaden. Un’Arma che cambia, che si proietta nella modernità, ma che non dimentica la sua identità più profonda.
Cos’è il Comando Interregionale Ogaden e perché è strategico
Il Comando Interregionale Ogaden è uno dei più grandi e complessi dell’Arma dei Carabinieri. Il nome Ogaden ricorda una delle più gloriose pagine della storia dei Carabinieri, ma oggi indica una struttura che coordina le Legioni Carabinieri di Campania, Puglia, Basilicata, Abruzzo, Molise e Calabria.
Cinque, sei regioni che da sole rappresentano una fetta enorme del territorio nazionale, con oltre mille Stazioni Carabinieri, Compagnie, Gruppi, Reparti Investigativi, Nuclei Operativi, che ogni giorno garantiscono controllo del territorio, contrasto alla criminalità comune e organizzata, tutela dell’ambiente, sicurezza agroalimentare, tutela del patrimonio culturale.
È un Comando che deve gestire realtà diversissime. La camorra a Napoli e Caserta, la Sacra Corona Unita e la criminalità foggiana in Puglia, la ndrangheta in Calabria, fenomeni di criminalità predatoria e spopolamento nelle aree interne di Basilicata, Molise e Abruzzo. Un mosaico criminale e sociale che richiede risposte diverse, ma coordinate. Ecco perché la scelta del Generale Castello, con la sua esperienza trasversale, appare strategica.
Il momento di vicinanza alla famiglia dell’Appuntato Centoze
Nel corso della cerimonia, il Comandante Generale ha incontrato anche la signora Olimpia Florio, vedova dell’Appuntato Scelto Qualifica Speciale Antonino Roberto Centoze, deceduto il 27 luglio 2026, insieme ai tre figli.
Un momento di vicinanza alla famiglia del militare e, attraverso di essa, a quanti continuano a custodire il legame con l’Arma oltre il servizio. Un gesto che dice molto più di tante parole. L’Arma non dimentica i suoi caduti e non lascia sole le famiglie. La presenza della signora Florio e dei suoi figli alla cerimonia di avvicendamento al Comando Ogaden è stata il momento più toccante della giornata, il ricordo che dietro ogni uniforme, dietro ogni grado, ci sono persone, famiglie, sacrifici.
Il Generale Luongo ha voluto abbracciare personalmente la famiglia Centoze, rinnovando l’impegno dell’Arma a stare vicino a chi ha dato tutto per lo Stato. Un segnale forte anche per i giovani Carabinieri presenti, la consapevolezza di appartenere a una famiglia che non si scioglie mai.
Le sfide del Generale Castello: territorio, criminalità, tecnologia
Il nuovo Comandante Interregionale ha espresso la volontà di proseguire nel solco del lavoro svolto, indicando nella costante presenza tra i cittadini, nel controllo del territorio, nel contrasto alla criminalità comune e organizzata e nella capacità di interpretare rapidamente l’evoluzione dei fenomeni criminali le direttrici lungo le quali orientare l’azione dei reparti.
Quattro direttrici che sono già un programma. Presenza tra i cittadini significa Stazioni aperte, Carabinieri che conoscono nome e cognome delle persone, che intervengono non solo quando c’è un reato, ma anche per prevenire, per ascoltare, per rassicurare. Controllo del territorio significa pattuglie, perquisizioni, posti di controllo, ma anche attenzione ai nuovi fenomeni, dalle truffe agli anziani al cybercrime che colpisce le imprese.
Contrasto alla criminalità comune e organizzata significa non abbassare mai la guardia su camorra, ndrangheta, mafia foggiana, ma anche non trascurare furti, rapine, spaccio di droga che avvelenano la vita quotidiana dei quartieri. Capacità di interpretare rapidamente l’evoluzione dei fenomeni criminali significa investire in tecnologia, in analisi dei dati, in intelligenza artificiale applicata alle indagini, in collaborazioni con università e centri di ricerca.
Raccordo tra reparti e valorizzazione delle cinque regioni
Un impegno che passerà anche attraverso il costante raccordo tra le diverse componenti dell’Arma e la valorizzazione delle peculiarità delle cinque regioni, con l’obiettivo di coniugare la conoscenza capillare dei territori con le più moderne capacità investigative e tecnologiche.
Il Generale Castello sa bene che non si può comandare l’Ogaden da Napoli senza conoscere Foggia, senza aver parlato con i sindaci dell’interno della Basilicata, senza aver capito le dinamiche dei porti di Gioia Tauro, di Taranto, di Napoli. Ogni regione ha la sua storia criminale, la sua economia, le sue fragilità. Valorizzarle significa dare a ogni Legione gli strumenti giusti, non un modello unico.
Allo stesso tempo serve raccordo. Le organizzazioni criminali non si fermano ai confini regionali, la droga arriva a Napoli e poi va in Molise, i capitali illeciti calabresi vengono investiti in Puglia o in Campania. Serve una visione interregionale, che è proprio la ragione d’essere del Comando Ogaden.
Il saluto del Generale Masciulli e il futuro della DIA
Il Generale Masciulli lascia Napoli con il riconoscimento unanime per il lavoro svolto. In questi anni alla guida dell’Ogaden ha rafforzato il coordinamento tra le Legioni, ha spinto sull’uso della tecnologia, ha tenuto alta l’attenzione sui grandi temi della criminalità organizzata ma anche sulla sicurezza percepita nei piccoli comuni.
Ora lo attende la Direzione Investigativa Antimafia a Roma, un incarico che lo porterà al centro delle indagini più sensibili del Paese. Dalle confische dei patrimoni mafiosi alle indagini sulle infiltrazioni della criminalità nell’economia legale, dalla lotta al riciclaggio al contrasto ai nuovi business dei clan, dal traffico di droga alle ecomafie.
Un incarico delicato che richiede esperienza, equilibrio, conoscenza del territorio, tutte doti che Masciulli ha dimostrato alla guida dell’Ogaden. A Roma troverà una struttura interforze composta da Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, con magistrati specializzati e investigatori di altissimo livello.
Per il Comando Ogaden si apre una nuova fase, nel segno della continuità e dell’innovazione, con il Generale Rosario Castello che raccoglie il testimone con l’obiettivo di rendere l’Arma sempre più vicina ai cittadini e sempre più efficace contro ogni forma di criminalità, dalla più piccola alla più organizzata, nel solco della tradizione e con lo sguardo alla modernità.



