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Governo, nuovo debito 28,8 miliardi non solo per l’energia ma anche per le armi, per rispettare degli impegni internazionali con la NATO, ma sanità e salari?

La scelta del Consiglio dei ministri di autorizzare un extra-deficit dell’1,2% del PIL per il biennio 2027-2028 mette nero su bianco le reali priorità economiche dell’esecutivo Meloni.
Con 28,8 miliardi di euro di nuovo debito pubblico che graverà sulle spalle dei cittadini, salta la narrazione di uno scostamento di bilancio finalizzato esclusivamente a proteggere le famiglie dal caro-energia.
I documenti ufficiali presentano una realtà diversa: metà di questa enorme somma è vincolata al comparto militare.

La spartizione dei fondi: 14,4 miliardi a testa

I dati inseriti nel Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) non lasciano spazio a interpretazioni e dividono il nuovo debito in due quote identiche:
    • 14,4 miliardi di euro per le misure contro il caro-energia e il sostegno a imprese e famiglie.
    • 14,4 miliardi di euro stanziati per le spese di difesa e i programmi di riarmo.

Una decisione presa al termine di una trattativa interna alla maggioranza, che ha visto ridimensionare le pretese iniziali dei vertici militari (che chiedevano circa 22 miliardi) per ragioni di prudenza contabile, fissando comunque la spesa per le armi al livello di quella energetica.
Il peso dei trattati rispetto alle urgenze interne
Palazzo Chigi ha deciso di finanziare a deficit questa spesa per rispondere alle richieste dell’Alleanza Atlantica, che da tempo pressa i Paesi membri per portare la spesa militare al 2% del PIL.
Il governo ha quindi scelto di sfruttare i margini di flessibilità sui conti pubblici per garantire i fondi alla difesa, blindando gli impegni assunti all’estero.
Sul fronte interno, però, questa scelta apre una frattura profonda.
La domanda che sale dai cittadini, dai sindacati e dalle opposizioni parlamentari è una sola: perché si fa nuovo debito per comprare le armi mentre i servizi essenziali dello Stato cadono a pezzi?

Sanità e salari: le emergenze senza risposta

Mentre si reperiscono 14,4 miliardi per il riarmo, il bilancio ordinario dello Stato continua a ignorare le due vere emergenze che colpiscono quotidianamente la popolazione:

La sanità pubblica al collasso

Il Servizio Sanitario Nazionale soffre di una carenza cronica di risorse.

Le liste d’attesa per visite ed esami sono interminabili, i pronto soccorso sono costantemente in emergenza e mancano medici e infermieri. Settori vitali che avrebbero bisogno di investimenti urgenti, ma che non beneficiano di scostamenti di bilancio dedicati.

I salari fermi al palo

I lavoratori italiani affrontano da anni la perdita del potere d’acquisto causata dall’inflazione.

Manca un piano strutturale di incentivi e tagli fiscali per aumentare in modo significativo le buste paga e adeguare gli stipendi al costo della vita reale.

I 28,8 miliardi di nuovo debito sono una realtà contabile che peserà sul futuro economico del Paese.

La scelta di aver destinato la metà di queste risorse finanziate a deficit alle spese militari, anziché al welfare e alla tutela del lavoro, lascia aperto un dibattito insanabile sulle reali priorità di chi gestisce i soldi pubblici.

 

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